Primo dicembre 2011: venticiquesima giornata mondiale contro l'AIDS

Mercoledì, 30 Novembre 2011 21:41
  

Venticiquesima giornata mondiale contro l'AIDS, un problema oggi dimenticato

Primo dicembre 2011: è la venticinquesima giornata mondiale contro l’AIDS, all’insegna del motto “Getting to zero”: zero nuove infezioni, zero discriminazioni, zero morti AIDS-correlate.

Sembra un’era geologica da quando HIV e AIDS erano parole che scatenavano il panico. Eppure erano solo gli anni ‘80 e i primi ‘90. Oggi il problema pare finito nel dimenticatoio, almeno in Occidente, a causa di falsi miti, tabù e del prevalere dell’infezione nell’Africa sub-sahariana, lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica mondiale.

In primis, un po’ di chiarezza: HIV sta per “virus dell’immunodeficienza umana”, AIDS per “sindrome dell’immunodeficienza acquisita”. L’AIDS è solo uno stadio dell’infezione virale, quello però avanzato, quando il virus ha distrutto una quota tale delle cosiddette cellule T CD4 – linfociti che svolgono una funzione di “regista” della risposta immunitaria – da portare all’insorgenza di gravi infezioni “opportunistiche” – cioè che colpiscono solo soggetti con sistema immunitario indebolito – e di tumori altrimenti rari nella popolazione generale.

L’infezione da HIV ha un decorso subdolo: poche settimane dopo il contagio può comparire un quadro di sintomi – la sindrome retrovirale acuta – che spesso somiglia ad una banale influenza e viene sottovalutato; a questo segue una fase, lunga anche anni, di latenza, al cui termine si entra nell’AIDS.

La rivoluzione terapeutica iniziata nel 1996, con l’introduzione della HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy), schema di trattamento basato su tre farmaci in contemporanea, ha modificato la storia naturale della malattia, abbattendo la mortalità. Il rovescio della medaglia è che si è diffuso il falso mito della guaribilità dell’infezione da HIV, senza considerare peraltro il costo, in termini di salute – per gli effetti collaterali – ed economici – della terapia.

Pertanto l’arma migliore è sempre la prevenzione: in Italia ci sono poco meno di 200000 portatori, con 4000 nuovi casi all’anno circa. A differenza che nel passato, la principale modalità di trasmissione del virus è data da rapporti eterosessuali: l’uso corretto del preservativo è un arma quindi fondamentale, assieme ad altre piccoli-grandi precauzioni che possono essere facilmente conosciute tramite siti specializzati, come quello della Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS (http://www.lila.it/http://www.lila.it/) o dell’UNICEF (http://www.unicef.it/doc/332/dieci-cose-da-sapere-su-hiv-e-aids.htmhttp://www.unicef.it/doc/332/dieci-cose-da-sapere-su-hiv-e-aids.htm), secondo cui, giustamente, la forza dell’HIV/AIDS risiede nell’ignoranza delle vittime, specialmente per quanto riguarda la prevenzione, vero fronte caldo della battaglia contro la malattia.

 

Ultima modifica il Giovedì, 01 Dicembre 2011 07:32
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Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

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