Togliamo i libri alle donne? No, torniamo all'età della pietra

Domenica, 04 Dicembre 2011 13:05
  

L’altra sera ero incuriosito dai numerosi “amici di facebook” che linkavano un articolo apparso sul quotidiano Libero del giornalista Camillo Langone, e il titolo era: “togliete i libri alle donne: torneranno a far figli”. Questo titolo mi sembrava talmente provocatorio che ho inizialmente pensato ad uno scherzo. Poi però mi sono dovuto ricredere, andando sul portale di Libero effettivamente ho trovato l’articolo in carne ed ossa. E con un finale da urlo: viene infatti citato dal giornalista uno studio dell’Harvard Kennedy School of Government che ha evidenziato come gli alti tassi di scolarizzazione femminile incidano negativamente sulla natalità, questo perché le donne istruite sarebbero più tendenti ad essere nubili di quelle con una istruzione medio bassa. Quindi che fare????? … Secondo il giornalista bisogna diminuire la scolarizzazione femminile. Alla lettura la mia prima reazione è stata quella di controllare la tazza accanto al mio pc per assicurarmi che contenesse solo caffè latte, una volta fugato questo dubbio ho incominciato a riflettere. In sé il dato dello studio citato potrebbe essere vero, ed anzi ad opinione di chi scrive è plausibile che lo sia, tuttavia l’emancipazione femminile è una conquista oramai acquisita e indietro non si può tornare (per fortuna). Senza contare che ci sono molti altri i fattori che potrebbero incidere negativamente sulla natalità: per esempio prima si facevano molti figli perché bisognava avere braccia per il lavoro nei campi, e allora perché non tornare  indietro anche su questo ed abbandonare un' economia fondata sui servizi e sull’industria, per una fondata su un’agricoltura poco o niente meccanizzata, magari di sussistenza per invogliare maggiormente le famiglie a generare più figli per fare anche il lavoro delle macchine? Si facevano molti figli anche perché la mortalità infantile era molto alta e per sperare di avere un buon numero di “braccianti” nei campi era meglio farne parecchi, quindi ecco una nuova idea demoliamo gli ospedali, smettiamo di usare gli antibiotici la penicillina, e già che ci siamo abbassiamo gli standard igienici. Questa lettura, di Camillo Langone, della ricerca della Harvard Kennedy School of Government rappresenta un modo capzioso di leggere dei dati scientifici. Certamente può essere vero che la scolarizzazione e l’emancipazione femminile sono elementi che hanno contribuito ad abbassare la natalità ma anche il miglioramento delle condizioni economiche, il passaggio da un’economia agricola arretrata ad una basata sull’industria e sul terziario, nonché la diminuzione della mortalità infantile sono elementi sociologici che possono, ragionevolmente, avere contribuito ad abbassare la natalità, eppure nessuno può pensare di demolire gli ospedali o di abbandonare l’industria. Il progresso ci ha regalato una società più complessa ma compito della classe dirigente (inclusi gli intellettuali e i giornalisti) è quello di governare il progresso non di respingerlo per tornare indietro. La nuova condizione lavorativa della donna ha reso più difficile fare figli, ma una politica avveduta si dovrebbe preoccupare di creare asili nido, rafforzare il part-time femminile, garantire la non discriminazione delle donne madri nel mercato del lavoro. Propugnare un ritorno al passato sognando una donna chiusa in casa a fare figli è un esercizio inutile, a questo punto perché non tornare all’età della pietra dove si sa i figli si facevano a dodici anni?

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