Nuntereggae più

Mercoledì, 07 Dicembre 2011 22:09
  

Le parole del cantautore calabrese non potrebbero essere più azzeccate.

Ieri sera a Ballarò, su Raitre, il Sottosegretario Catricalà ha pronunciato più o meno queste parole: “Il governo tecnico è stato scelto per effettuare quelle manovre che la politica non si può permettere”.

Nessuno, dico, nessuno ha accennato una minima reazione.

Personalmente, sono sconcertato. La prospettiva che possa passare così tranquillamente un concetto tanto inopinato è a dir poco deprimente. Senza nulla togliere a Catricalà, che si fa solo interprete della realtà, mi sarei aspettato la reazione indignata e ferita di qualcuno, magari anche dei politici presenti, che hanno invece continuato a sonnechiare imperturbabili. Ciò che voglio dire è che di solito proprio nel momento del bisogno, della crisi, la Politica vera, autentica dovrebbe essere in grado di rispondere alle negatività del presente con spirito di sacrificio ed esprimendo il potenziale sopito attraverso le migliori idee e personalità. 

Cosa accade invece? Che la nostra politica ha paura. Non della crisi economica, ci mancherebbe. Ma della possibilità di inimicarsi l’elettore scontento delle scelte fatte. 

Per questo, ad asciugare il moccio alla nostra politica vengono chiamati i tecnici.  

Peccato che praticamente nessuno dei nostri rappresentanti ricordi minimamente una regola costituzionale che dovrebbero invece tenere impressa a caratteri di fuoco nelle loro crape: 

art. 67, Costituzione : “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione […]”.Tale formula è ripetuta sostanzialmente, tra l’altro, nel giuramento dei ministri e del presidente del Consiglio: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione".

La Nazione (non l’elettore!), i cittadini (non gli elettori!) sono i referenti di chi viene eletto e di chi governa. Gli interessi di tutti i cittadini devono essere l’obiettivo  verso cui l’azione del governo e di ogni singolo parlamentare dovrebbe muoversi senza sosta.

Finché avremo questa politichetta vergognosamente legata alle logiche di partito ed elettorali, anche sull’orlo del baratro economico, non potremo dirci un paese civile. Un posto d’onore nel pattume della politica italiana, però, bisogna riconoscerlo, è occupato da un partito in particolare: la Lega Nord. Sempre ieri a Ballarò, vedevo e ascoltavo Maroni sbolognare critiche all’operato del presente governo, ma quando il conduttore chiedeva come mai tutto ciò che l’ex ministro contestava non corrispondesse a niente che il governo Berlusconi abbia mai fatto o (quanto meno) proposto, il Maroni inverecondamente taceva. Ed alle richieste di proposte concrete candidamente rispondeva: “sono all’ opposizione”.

Evidentemente non sa cosa vuol dire fare opposizione, cioè proporre l’alternativa politica alla maggioranza, ma è chiaro che non è per questo che la Lega sta recita la parte della scontenta. La pensata geniale è di rifarsi il trucco durante il periodo del governo tecnico attraverso le più vuote e populistiche messinscene, senza porsi il carico o la responsabilità della crisi e delle scelte necessarie (dopo essere stati al governo negli ultimi tre anni!), strafregandosene altamente degli italiani (e pure dei padani!). Sinceramente, penso che meritiamo di meglio, meritiamo di più della politica delle urne, meritiamo la Politica del Bene Comune. L’Italia ha le risorse e le persone che possono cambiare le cose, ed al punto in cui siamo non possiamo permetterci nulla di diverso da questo. Adesso basta con le buffonate. Basta davvero.

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