Ospedale Santa Maria di Loreto Mare: un’emergenza infinita.

Lunedì, 23 Aprile 2012 14:09
  

Napoli. Non è la prima volta che mi occupo del nosocomio di via Marina. Più volte, per altre testate giornalistiche, mi sono trovato a dover redigere un rendiconto delle condizioni pessime in cui vessano pazienti e medici. Un buon giornalista dovrebbe essere sempre distaccato e imparziale ma, questa volta farò un piccolo strappo alla regola. Parlerò in prima persona e racconterò la mia esperienza.

Il 17 Aprile 2012 alle ore 22.30 sono costretto a trasportare d’urgenza mio padre all’ospedale. Ci rechiamo presso il pronto soccorso del Vecchio Pellegrini e a seguito di una TAC, il responso è chiaro: Ictus Cerebrale. Siamo quindi trasferiti presso il reparto di Neurochirurgia del Loreto Mare. Il primo disservizio avviene poco prima del pronto soccorso. L’ambulanza arranca sull’asfalto bagnato della rampa che conduce presso l’ingresso. Superata questa fase, abbiamo aspettato dieci minuti, un tempo lunghissimo considerata l’urgenza del caso, che un’altra ambulanza (lasciata incustodita) liberasse il varco di accesso. Ma non è finita qui. Altri quindici minuti sono trascorsi per permettere ai medici di capire quale fosse l’iter da seguire per il ricovero di mio padre. Sono le ore 02.30 e finalmente mio padre, spinto come un carrello della spesa, viene trasportato al terzo piano e ricoverato in Barella.

Dovete sapere che il terzo piano del Loreto Mare (reparti di: Medicina Generale e Neurologia), è una sorta d’Inferno Dantesco. Anime dannate, in questo caso i pazienti, stipati in ogni dove tra lamenti e richieste d’aiuto che si spengono nel silenzio dell’inefficienza del personale infermieristico. Già perché gli infermieri “fanno buttare il sangue”, queste sono state le parole della sorella di un malato di tumore. In prima persona ho costatato la noncuranza del personale. Ovviamente non bisogna generalizzare, ma quando vedi tuo padre abbandonato in un corridoio di notte, privato della privacy, privato delle più elementari norme d’igiene, tanti schemi vanno a farsi benedire. Nel solo reparto di Medicina generale, ci sono sedici ricoverati in barella. Uomini e donne costretti a convivere in spazzi comuni. Come se non bastassero le malattie e le sofferenze a provare la loro degenza, sono costretti ad espletare i propri bisogni in bagni sporchi e maleodoranti. L’igiene quotidiana viene garantita dai parenti armati di sapone e bacinelle, quando invece spetterebbe al personale addetto. In oltre trovo ridicolo che un medico, un professionista che si è fatto in quattro una vita sana per aiutare il prossimo, debba essere costretto a visitare pazienti in corsia, compilando cartelle mediche poggiate sui davanzali. Trovo assurdo che le diagnosi siano fatte in corridoio, sotto gli occhi di parenti ed estranei.

L’affollamento negli ospedali dotati di pronto soccorso è una vera piaga sociale. Il Loreto Mare come il Cardarelli, non è altro che lo specchio di una sanità malata. Non si può rifiutare un malato, e quando i posti letto scarseggiano, non resta altro da fare che provvedere con le barelle. Qualcosa dovrebbe cambiare nei piani alti, evitando i continui tagli alla sanità, evitando la chiusura degli ospedali, ampliando strutture obsolete, migliorando la formazione del personale e via discorrendo. Con tanto spreco di denaro pubblico, non voglio minimamente pensare che certi provvedimenti siano indispensabili. L’unica priorità dovrebbe essere la tutela della dignità del paziente, che in questi casi è sistematicamente calpestata.

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Mirko Galante

Da sempre appassionato di comunicazione in ogni sua forma. Amo la fotografia e le riprese video. Adoro raccontare ciò che mi circonda attraverso uno sguardo critico ma propositivo. Non mi piace la vita in ufficio, ore ed ore dietro una scrivania non fanno per me. Preferisco mettermi in gioco, stare in strada alla ricerca di notizie, condividere esperienze, avventure e pericoli tra la gente. Non posso fare a meno della scarica di adrenalina che si ha quando armato di una telecamera nascosta, raccolgo prove per un'inchesta.

Questo è giornalismo investigativo.

 

Il mio motto è : Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente. (Albert Einstein)

 

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