Matterino Musso: l’oste visionario

Venerdì, 10 Agosto 2012 21:15
  

Matterino (Teo) Musso è un imprenditore geniale, un produttore audace ma, soprattutto, è un oste straordinario. Nato a Carrù (CN) il 5 marzo 1964, gestisce la propria attività a Piozzo, sempre in provincia di Cuneo. Dice di sé: «La mia natura è quella dell’oste. Sono uno che accoglie. Ho viaggiato parecchio, adesso sto fermo e cerco di creare un mondo qui. Se ti muovi, non riesci, crei solo uno stile di vita, non un mondo»; il suo amico Kuaska lo definisce “the boy that never sleeps”, riferendosi alla sua straordinaria vitalità produttivo/imprenditoriale.

 


Se si parla seriamente di birra di qualità in Italia, non si può non parlare di lui, la cui ‘birresca’ storia comincia nel 1984 a Mons: lì, in un bar, assaggia per la prima volta una Chimay tappo blu, e da quel momento capisce che la birra sarebbe diventata la propria vita.  Inizia nel 1986 a Piozzo, dove, in un cortile e sotto un tendone da circo apre il suo brewpub (insieme alla compagna, Nora, ballerina monegasca di danza classica) a cui dà il nome di “Baladin” (cantastorie, in francese). Comincia così come venditore di birre altrui, poi, nel 1996 inizia a produrre in proprio, dopo che a Strasburgo entra per la prima volta in contatto con un produttore di impianti per microbirrifici, che gli fa intravedere l’idea di poter produrre in proprio. Idea che sviluppa attraverso la collaborazione con piccoli birrifici in Belgio, da lui frequentati in quegli anni: uno su tutti la Brasserie a Vapeur di Pipaix, con il suo patron Jean Louis Dits, che diventa il vero e proprio mentore di Teo. Con lui studia tecniche di brassaggio e mette a punto macchinari di produzione efficaci e flessibili. Nel 1997 è la volta della Super, la sua prima birra in bottiglia. Nel 2005, quando a Copenaghen la Carlsberg gli conferisce il prestigioso “semper Ardens awards for beer culture”, riconoscimento che ogni anno la multinazionale destina ad un personaggio che abbia saputo contribuire allo sviluppo della cultura birraria nel mondo.
Adesso il pub di Piozzo non è più sotto un tendone e spilla 53 fusti la settimana: le birre da lui prodotte in un edificio a 300 mt. dal pub arrivano al locale attraverso un vero e proprio “birrodotto” sotterraneo (lo so, le fantasie su questa ultima chicca invaderanno senza pietà i sogni estivi di tutti i lettori), insomma, qualcosa di simile al ritrovato idraulico di Homer Simpson alle prese col proibizionismo dell’alcol a Springfield, ma ovviamente legale e… reale! Oltre che  sulle birre “classiche”, Teo punta anche su altre produzioni (come le gelatine di birra, alla cui produzione sovrintende Nora, la sua compagna) e sperimentazioni brassicole (come la serie di birre Lurisia e la Xyauyù). La produzione ormai si attesta sulle 250.000 bottiglie l’anno, tante per un oste che ha scommesso e continua a scommettere sulla qualità e l’innovazione.

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