Natura-terapia

Domenica, 28 Ottobre 2012 13:40
  

In questi giorni ingrigiti dal cattivo tempo, non posso che ripensare con nostalgia alle ultime settimane di settembre e alla mia piacevole fuga dalla nevrosi cittadina:

Napoli, Rione Alto, 07:30 del mattino (dopo una notte insonne). Alle 10:00 ho un colloquio di lavoro presso il Centro Direzionale, in perfetta coincidenza con lo sciopero dei trasporti pubblici. Concluso il colloquio correrò verso l’ufficio postale più vicino, uscito di lì, proverò a riguadagnare la strada di casa. Assolvo ai miei impegni. Stremato e stordito dal frastuono dei clacson, torno nel mio quartiere. Passo in palestra per un saluto veloce; non si parla d’altro che delle ore di traffico patite a causa dello sciopero. Entro nel mio palazzo: ascensore fuori servizio; i quattro piani, cupi già di primo pomeriggio, pesano più delle escursioni sul Pollino che tanto rimpiango. Dopo un’ora di sonno, squilla il telefono: il mio amico Francesco ha preso in affitto una casa sulla spiaggia fino alla fine del mese, e mi chiede di fargli compagnia per qualche giorno. Impeccabile scelta di tempo;  lo sguardo cade sul trolley: “A che ora si parte?”. Destinazione: Piana di S. Agostino, a pochi chilometri da Gaeta e a solo un’ora di macchina da Napoli. Giunti sul posto, ad ora di cena, divoriamo un kebab e a letto. L’indomani ridesta i sensi: giornata radiosa, l’aria è intrisa di salsedine, il paesaggio è incorniciato tra mare e monti, i ciclopici Aurunci (appartenenti all’Antiappennino laziale), che protesi  a ridosso del litorale, fungono da meta per gli appassionati di free climbing. Settembre volge al termine, siamo all’alba di un nuovo autunno, la zona è disabitata, il solo battente fragore proviene dal mare; degno scenario del film Cast Away.

La spiaggia, non più trafitta da schiere di ombrelloni, brilla della sua sabbia dorata, cosparsa qua e là di una minuscola e tenera vegetazione; la battigia è un letto di conchiglie, tra le quali riposa qualche riccio e annaspa un piccolo granchio. Il caldo sole pomeridiano ci obbliga a più di un tuffo. Passa qualche ora. Un gabbiano sosta placido sulla riva, posa per una foto, poi decolla all’orizzonte in direzione del monte Circeo, la cui sagoma emerge sui colori del tramonto che incalza. Il sole è tramontato e così lo stress e i malanimi del giorno prima: “Natura-terapia”.

Esperienza che raccomando a coloro che, come me, soffrono sommersi nel cemento cittadino e non necessitano di lontane mete esotiche, ma di un luogo semplice e poco antropizzato, da apprezzare in compagnia di un buon amico.

Diario fotografico di una fuga in natura:

 

 

Ultima modifica il Martedì, 30 Ottobre 2012 20:08
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