Lascia o raddoppia: una soluzione la propongo

Lunedì, 03 Dicembre 2012 13:03
  

Come detto nel precedente articolo, “un giovane in Italia si trova davanti a un bivio: o lascia il Paese oppure resta in un Paese dove il lavoro a tempo indeterminato non c’è più, ma le banche sono sempre più rigide nel concedere credito.
Non resta che raddoppiare il valore dei giovani per poter bilanciare il tutto.”

In effetti però i rischi legati a una scelta di questo genere sono non pochi in quanto si potrebbe creare una sorta di catena in stile italiano: succede spesso che una norma, seppur nata per una scelta giusta, si logora e diviene poi base per fare discriminazioni di carattere elettorale (i pensionati valgono mezzo, etc.) in base alle esigenze strategiche o ai sondaggi (cosa che in effetti si fa già).

Restando quindi nel mondo delle cose possibili, o almeno fattibili, a questo Paese è evidente che resti una sola strada per “salvare il salvabile”: quella delle scelte impopolari ma coraggiose, con un Paese meno strangolato dai debiti, gradualmente più liberale e imprenditoriale e, soprattutto, staccato dalle corporazioni.

L’esperienza del Governo Monti viene venduta dai più fanatici e ipocriti come un’interruzione di democrazia; a mio modesto parere ne è un’evoluzione: un parlamento rappresentativo e un governo nominato con oculatezza in base alle competenze e non all’immagine garantiscono a un Paese di crescere e di fare quelle scelte di lungo periodo importanti.
Quando vedo i giovani protestare contro Monti mi chiedo: possibile che non si rendano conto che siamo una minoranza strutturale e abbiamo bisogno delle sue leggi impopolari che non temono l’elettorato ma guardano verso le generazioni future?
Poi però te la mettono sul discorso del governo delle Banche e ti cascano le braccia (tiravano anche fuori il discorso che “fosse succube delle lobby sioniste". Poi però ha detto sì alla Palestina... Vorrei proprio sentirli i loro commenti adesso!)
Senza se e senza ma confermo ciò che dissi ormai più di un anno fa: non c’è alternativa ad un sistema democratico che elegge i propri rappresentanti, che decideranno poi un governo adeguato, se poi il Governo non deve tenere conti degli interessi dei partiti tanto meglio.
Con Monti non muore la politica, ma ha nuova vita, e lo dicono i fatti non le opinioni. E basta con questa storia dei “più politici e meno tecnici”, abbiamo bisogno di buoni esempi non di bei discorsi.
Che poi sia il fallimento dei partiti chissenefrega, quel che importa è che ci sia qualcuno che abbia il coraggio di andare controcorrente.
Tra lascia e raddoppia esiste sempre la via di mezzo: quella del “costruire”, a costo di sbagliare.

Si può essere d’accordo o meno con questa riflessione: l’esperienza mi dimostra che chi non concorda con questa valutazione, di solito, è perché ha un genitore farmacista o notaio o cose simili. A loro i vecchi Governi mancano. Eccome.

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