Da grande voglio fare lo scassaminchia. Esclusiva intervista a Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.

Lunedì, 04 Marzo 2013 10:23
  

In occasione dell'inizio della nuova stagione della serie televisiva Il Testimone, in onda su Mtv, l'intervista a Pierfrancesco Diliberto in esclusiva per MYGENERATION.

Storia di Pif che voleva cambiare il mondo.

  • Prima domanda d’obbligo: hai lavorato con Zeffirelli alla produzione di Un tè con Mussolini  e, due anni dopo, hai collaborato con Marco Tullio Giordana alla realizzazione del celebre film I cento passi. Com’è ripensarci oggi?

Nei Cento passi avevo un ruolo più operativo. Essendo una medio/piccola produzione non ci si poteva permettere di avere persone che si limitavano a guardare. Nel film di Zeffirelli ero decisamente marginale, ma avevo la fortuna di stare accanto a un regista che fa parte di una generazione che ha vissuto un periodo meraviglioso del cinema italiano. In realtà, rispetto a quel periodo, sono cambiato ma di poco.

  • Credi che I cento passi abbia raggiunto l’intento di far conoscere la storia di Giuseppe Impastato?

Decisamente sì. Prima non lo consceva quasi nessuno.

  • Sei nato in Sicilia, terra di mafia. Lavorando alle Iene, prima, e con Il Testimone, poi, si può dire che il tuo obiettivo sia sempre quello di mostrare la verità alla gente. Credi che la memoria di Peppino abbia ispirato le tue scelte di vita?

Ne sono abbastanza certo. Inconsciamente tutte le persone uccise dalla mafia ti spingono a fare delle scelte. Ed è grazie a loro che le conseguenze di queste scelte oggi non sono più violente. Ad esempio: io ho girato il mio film a Palermo senza pagare il pizzo a nessuno. Se l'ho fatto è grazie a chi è venuto prima di me, vedi appunto Peppino Impastato. E oggi si può fare senza rischiare di essere ammazzati.

  • In una puntata della scorsa stagione de Il Testimone, sei tornato a Cinisi, a casa di Peppino. Com’è stato?

Emozionante perché l'ultima volta che sono stato da quelle parti è stato per i Cento passi. Guardavo tutto con più coscienza e maturità. Anche se ripeto, sono cambiato molto meno di quanto si possa pensare.

  • Da bambino, quando pensavi a cosa fare da grande, immaginavi che avresti lavorato in televisione?

All'inizio pensavo che avrei fatto il cameraman. Poi il regista cinematografico. In un certo senso sto facendo tutto quello che ho pensato di voler fare.

  • Credi che quello che fai sia un modo di tentare di cambiare il mondo?

Sì. C'è una frase che mi piace molto: "Io non so se riuscirò a cambiare il mondo, ma di sicuro questo mondo non cambierà me!".

  • Secondo Brecht è «sventurata la terra che ha bisogno di eroi». Che ne pensi?

Un concetto vero detto in maniera molto bella e originale.

  • La nostra redazione risiede per la maggior parte a Napoli, meravigliosa città strangolata dalla morsa della camorra. Cosa pensi possano fare i ragazzi che, come noi, vorrebbero cambiare le cose?

"Io non so se riuscirò a cambiare il mondo, ma di sicuro questo mondo non cambierà me!". Questo innanzitutto deve essere il proprio motto di vita. Poi io faccio sempre l'esempio dei ragazzi di Addiopizzo. Non erano nessuno e adesso sono diventati un punto fermo per quanto riguarda l'antiracket a Palermo.

  • Credi che i ragazzi che si spostano per fare esperienza all’estero, siano incentivati a tornare?

Stare un po' fuori aiuta a capire come va realmente il resto del mondo. Che quello che per noi è l'eccezionalità, fuori spesso è normalità. Credo che per prima cosa uno debba decidere cosa fare nella vita, una volta fatto questo deve capire dove si fa al meglio. E muoversi di conseguenza.

  • Hai realizzato un video tutorial per la campagna Io voto, in occasione delle primarie del 25 novembre. Perché è importante votare, secondo te?

Anche se tu non ti occupi di politica, comunque la politica si occuperà di te.

  • Abbiamo accennato alle tue origini meridionali, com’è stato vivere a Milano?

Meno grave di quello che si possa pensare. Poi io ero andato a fare Le Iene, qualunque posto per me sarebbe andato bene. Ma i più antipatici non sono i milanesi, ma i meridionali che si milanizzano.

  • Se domani mattina ti svegliassi e scoprissi che Bossi è riuscito a dividere l’Italia in due con una sega gigante e tu avessi un’unica possibilità di scegliere dove vivere, cosa sceglieresti e perché?

Vivrei a nord, perché attualmente le cose che voglio fare le posso fare al nord (se consideriamo anche Roma al nord). In vecchiaia magari ti dirò al sud.

  • Che consiglio daresti ai giovani che vogliono fare quello che fai tu?

Nell'attesa che arrivi l'occasione giusta, non fare altri mestieri che non hanno a che fare con la propria passione, perché poi sarà più difficile tornare indietro.

  • Per molti ragazzi sei un mito, come ci si sente?

Capisco che per chi vuole fare il mio mestiere, io possa essere un esempio, anche perché uso dei mezzi così poveri che chiunque, in potenza, potrebbe farlo. Essere un mito forse è un'altra cosa. Fra le poche cose che ho capito nella vita c'è che si deve fare questo lavoro per il piacere di raccontare le cose. Tutto il resto, soldi o la gente che ti riconosce per strada, è il contorno. Se lo fai per quello generalmente o non ce la fai o duri poco.

  • Ultima domanda: non sei un po’ cresciutello per il diminutivo Pif?

Mi chiedo spesso: quando arriverà il momento in cui, quando mi chiameranno, non mi girerò più per la vergogna?

 

N.B. Un immenso grazie a Pif, che ha così gentilmente accettato di rispondere alle mie domande per MYGENERATION.

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