Area 51? Preferivo E.T.

Mercoledì, 07 Maggio 2014 15:40
  

 

Ormai, quando si parla di Area 51, la prima cosa che viene in mente ai più, è l’espressione contrita di Roberto Giacobbo, che in una “sensazionale, incredibile e MAI VISTA PRIMA” puntata di Voyager, intervista persone rapite dagli alieni, donne che hanno partorito figli di alieni e cavie umane utilizzate dagli alieni per esperimenti con sonde e microchip, infilati un po’ ovunque alla rinfusa, preferibilmente nel cervello del malcapitato...per nostra fortuna.  Luci di tutti i colori e tutte le forme, oggetti volanti non identificati e il Dottor Spock che fa ciao con la manina dalla sua astronave, sono ormai da decenni, il chiodo fisso di innumerevoli fanatici cacciatori di Ufo, che appostati nei pressi della misteriosa base militare americana, si ingozzano di hamburger circondati da poster e pupazzi di omini verdi, in scomode roulotte-spia. Ma a mettere un freno agli omini verdi, alle roulotte e agli hamburger, ci pensa la giornalista del Los Angeles Times, Annie Jacobsen, con il suo libro, Area51. La verità senza censure. O almeno ci prova. Si tratta di un saggio con una consistenza volumetrica biblica (530 pagine) ma, grazieaddio! piuttosto razionale, quasi scientifica. Forse anche troppo. Un’inchiesta minuziosa sull’area 51 che, per la prima volta in chiave non fantascientifica, tenta di fare luce sui misteri di X files. Ma era davvero necessario? “È un’area fantasma, che non compare neppure sulle cartine e la cui esistenza è sempre stata negata dal governo degli Stati Uniti!”, direte voi. A pensarci su, d’altronde, non possiamo che chiederci se tutti quei negozi nei dintorni, venderebbero lo stesso i loro adorabili peluche verdi e le tazze a forma di testa di marziano, se si scoprisse che in realtà, l’area 51, non ha proprio niente di speciale. La nostra intrepida giornalista, tuttavia, decide di investire il suo tempo in questa avvincente indagine senza precedenti. Senza precedenti? Ma non divaghiamo. Secondo la Jacobsen, gli esperimenti sugli alieni, nasconderebbero nient’altro che esperimenti sugli esseri umani e su particolari tecnologie, tutti provenienti dai campi di concentramento nazisti e dalla politica dell’orrore attuata dall’Unione Sovietica di Stalin. Lo stesso incidente di Roswell, ad esempio, sembra sia stato solo una montatura, per coprire l’arrivo di bambini chirurgicamente modificati e spediti dall’Urss in Nuovo Messico, per spaventare gli americani. Ma gli americani, ben lontani dall’essere spaventati, misero i bambini-alieni in valigia e li portarono nella segretissima/famosissima base, per proseguire gli esperimenti iniziati dai compari russi: visto che c'erano, tanto valeva! Il disco volante? Invenzione di due scienziati tedeschi, finita poi nelle mani dell'Unione Sovietica e dalla quale sarebbero derivati i droni senza pilota, utilizzati per uccidere i terroristi di Al Qaeda e grazie ai quali, Barack Obama, è riuscito anche a mettere il premio Nobel per la pace in saccoccia.

“L’Area 51 è un enigma. Pochissimi sanno che cosa succede lì e in milioni vogliono saperlo. Per molti l’Area 51 rappresenta lo Shangri-la dello spionaggio e dei sistemi di combattimento più sofisticati. Per altri è il mondo segreto degli alieni e degli Ufo fatti prigionieri. La verità è che l’installazione federale segreta più famosa d’America fu creata per sviluppare la scienza e la tecnologia militari per battere sul tempo le altre potenze straniere. Il cuore dell’enigma dell’area 51 consiste nel rispondere alla domanda sul perché è nascosta agli occhi del mondo (…)”.

Parate dell’ovvietà. La Jacobsen, ha intervistato (ben) settantaquattro persone in possesso di conoscenze sull’Area 51, tra cui un ingegnere ultraottantenne che lavorò lì e che nel libro è presentato come testimone (quasi) oculare, la cui identità è però tenuta nascosta per motivi di sicurezza nazionale. La testimonianza (a proposito dei complotti russi) sembra davvero fantasiosa e la stessa reporter è costretta a dubitarne, riportando nelle note (nelle note?) il fatto che, probabilmente, le informazioni del suo testimone, non sono poi così di prima mano. Una domanda sorge spontanea: non era meglio credere a E.T.?

http://s1.stliq.com/c/l/3/39/18060776_area-51-0.jpg

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