Lezione di sopravvivenza a Napoli n°3: appellativi e parentele

Martedì, 15 Ottobre 2013 15:38
  

 

I napoletani, oltre a sentirsi cittadini, hanno spesso l'impressione di far parte di una grande famiglia. Siamo terroni, grezzi, ignoranti, rozzi, mangiamo solo pizza e babà, cantiamo, suoniamo il mandolino e chi più ne ha, più ne metta. Ma, a dover scegliere tra tutti i numerosissimi luoghi comuni e leggende sulla mia città, quello che preferisco è senza dubbio l'essere ospitali, gentili e disponibili. Si, mi piace pensare che qui si respiri un'aria più calda e accogliente rispetto ad altri luoghi, anche se magari non è assolutamente così. È un “non è vero ma ci credo”, un pensiero felice alla Peter Pan, un dito medio a chi ci chiama terroni. Ciò non toglie che sia possibile fare dell'ironia anche su questo, cioè su come l'affabilità, in alcuni casi, sfoci nell'esagerazione e nel ridicolo: ok, siamo tutti una grande e bellissima famiglia, pace, amore e abbracci circolari, ma perché non lasciar stagionare questo delizioso sentimento nei nostri piccoli, teneri cuoricini, piuttosto che condividerlo? E invece eccolo lì, il semaforo verde, scattato da non più di due nanosecondi e già dall'auto subito dietro, parcheggiata nel portabagagli, arriva l'assordante strombazzata di clacson. Il finestrino si abbassa e una mano accompagna con maestria le urla: è proprio in un momento così delicato, che spesso è possibile scoprire un insospettabile legame di sangue, tra la persona accusata di intralciare il traffico, per non aver immediatamente premuto l'acceleratore a tavoletta e il bestemmiatore alle sue spalle. La parentela, sarà scelta dal simpatico bestemmiatore, in base all'età di entrambi:

  1. l'accusato, ha (a occhio e croce) la stessa età del simpatico bestemmiatore > sarà “ 'o frate ” (il fratello);

  2. l'accusato, è più grande (a occhio e croce), anche se non di molto (sempre a occhio e croce), del simpatico bestemmiatore > sarà “ 'o zi' ” (lo zio);

  3. l'accusato è visibilmente una persona anziana > sarà “ 'o no' ” (il nonno);

Per cui, il simpatico bestemmiatore, nell'incitare il conducente dell'auto davanti (che ipotizziamo, in questo caso, possa essere una persona anziana) dirà: <<'O no', ci muvimme o amma fa' notte cca?!>> (carissimo nonnino, potresti essere così gentile da sbrigarti? Avrei una leggera premura di ripartire). Si tratta di un codice non scritto, un patto tacito tra guidatore e codice della strada, laddove è riconosciuta e accettata, la raccolta di appellativi e parentele, essenziale quanto la segnaletica e lo scambio di dati in caso di sinistro. Ci sono poi i fratelli, gli amici come fratelli e gli amici tanto cari, da superare l'affetto fraterno, necessitando di un rafforzativo che renda giustizia al legame: i “frat' cucin'” (fratelli cugini). Occhio all'uso che si fa del termine “fratello”: in napoletano può essere utilizzato anche in senso dispregiativo, per indicare una persona tonta, sciocca. Se poi il fratello è accompagnato da Giorgio, la faccenda diventa senza dubbio delicata: “ 'o frat' do Giorg' ” è persona particolarmente idiota (e non si offendano i Giorgio!). Credo sia il caso di fermarsi qui, poiché ci sono altri svariati termini che possono accompagnare il fratello e non è certo il caso di citarli ora. Comunemente diffuso, l'appellativo di “capo”, sempreverde utilizzato in svariate occasioni: per rivolgersi a un'autorità, a un negoziante, a un cameriere, a un passante e dal conducente al parcheggiatore, nonché dal parcheggiatore al conducente. Non di rado, è possibile anche acquisire lauree honoris causa, sentendosi riconoscere come “Dottore”, pur senza camice, né titolo. Gli appellativi, possono tornare utili anche in particolari situazioni di emergenza, ad esempio quando, incontrando un conoscente di cui non si ricorda assolutamente il nome, dopo i primi attimi di panico (“cazzarola-non-ricordo-come-minchia-si-chiama-questo-tizio!!!”), con fare disinvolto, basterà stringere affettuosamente la mano, o lanciarsi in un caloroso abbraccio, esclamando con gioia: <<Ué, 'o cij>>, espressione, questa, non bene identificata...almeno da me! In alternativa, qualora si necessiti di un tono minaccioso durante una lite, è possibile ricorrere all'espressione “ Tito' ”, ad esempio <<Uè, Tito', che tien' a dicere?!>> (ehi, tu, stai forse sfidandomi?!), utilizzabile indistintamente, non riconducibile al nome proprio del soggetto, vicino all'uso generico dei nomi “Tizio”, “Caio”, “Sempronio” e “Pincopallino”. Come non citare il famigerato “ nenne' ” (da “nennella”, cioè “bambina, piccola”), utilizzato per riferirsi, non solo ai piccoli, ma anche ad adulti, sempre in caso di scontro verbale, allo scopo d'indicare una qualsivoglia inferiorità dell'avversario. Particolarmente ostico, e quindi meno frequente, il termine al maschile “ nenni' ” (da “nennillo”). Insomma, pur senza presentazioni né legami di sorta, è possibile sentirsi vicini e in sintonia col prossimo!

In occasione del 45° anniversario della morte di Totò, mi sembra doveroso, parlando di Napoli, un omaggo al grande artista, perciò concludo con una citazione tratta dal film Chi si ferma è perduto (1960):

<<Lei è la sorella? E da quanto tempo?>>.

 

 

N.B. Questo articolo è dedicato al mio carissimo amico e lettore, Mario. Con affetto e stima. Leggi anche:
Lezione di sopravvivenza a Napoli n°1
Lezione di sopravvivenza a Napoli n°2
Lezione di sopravvivenza a Napoli n°4

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