La sentenza del Processo Ruby for dummies

Martedì, 25 Giugno 2013 15:19
  

All’esito del processo Ruby, Berlusconi è stato condannato a sette anni di reclusione. Ecco una breve guida alla lettura del provvedimento.

Prima di tutto, ciò che i giudici hanno letto in udienza è il dispositivo della sentenza, cioè che cosa è stato deciso, mentre la motivazione (perché è stato deciso così) verrà depositata entro 90 giorni. Solo allora sapremo quali sono le ragioni di fatto e di diritto che fondano la decisione.

Ciò posto, secondo il Tribunale, Silvio, con le pressioni esercitate sulla Questura di Milano la notte dell’arresto di Karima El Maurogh, vero nome di Ruby, ha commesso il reato di concussione per costrizione (art. 317 c.p.). Da qui la pena di sette anni. Molti esponenti politici hanno già detto che questo, in pratica, sarebbe un abominio giuridico perché il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna a sei anni, 5 per il diverso reato di concussione per induzione (art. 319quater c.p.) e 1 per prostituzione minorile. Ecco, questa, per esempio, è una boiata.

Il giudice infatti non è tenuto a sottostare alla qualificazione giuridica del fatto resa dalle parti, ma deve autonomamente formare il proprio convincimento circa le norme applicabili e ciò costituisce una garanzia di giustizia ed imparzialità. Del resto, se fosse possibile il contrario, chiunque, formulando una domanda ad un giudice, potrebbe scegliersi la legge che gli piace di più.  

Tra l’altro, per il reato di concussione per costrizione è prevista una pena compresa tra sei e dodici anni, quindi, i giudici hanno condannato l’imputato solo ad un anno in più del minimo legale.

È il caso poi, di menzionare la condanna all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Calma, calma. Lo so, state pensando: evviva, ce lo siamo tolto dai… Però, c’è da dire questo: le sentenze  penali e i decreti penali di condanna sono eseguibili soltanto dopo il passaggio in giudicato, ossia quando sono divenuti irrevocabili (art. 650, primo comma, c.p.p.), vale a dire in caso di mancata impugnazione o di definizione del giudizio in Cassazione. Il fondamentale principio del favor rei e della correlativa presunzione di innocenza impongono che nessuna forma di esecuzione sia prevista per le decisioni penali non definitive. Quindi, cari, la sentenza per ora resta lì, pronta per essere dimenticata da tutti gli Italiani di scarsa memoria.

Un’altra cosa che ogni tanto si sente dire è che Berlusconi è troppo vecchio per andare in carcere. Non è proprio così. Esiste un tetto di 70 anni per la carcerazione, ma questo limite vale solo per la custodia cautelare, non per le sentenze definitive (a suo tempo, anche il Divo Giulio rischiò di andare in galera, benché avesse 84 anni suonati). L'età e le condizioni di salute potrebbero, comunque, quando e se sarà il caso, far optare i giudici per gli arresti domiciliari o per i servizi sociali = Silvio sconta la pena in villa, gustando lo spettacolo del suo bel vulcano finto che erutta lava finta, oppure svolgendo lavori socialmente utili presso strutture a ciò preposte.

I giudici hanno poi disposto la confisca dei beni sequestrati a Karima El Maurogh ed al compagno Luca Risso, nonché l’interdizione legale di Silvio per la durata della condanna. Quest’ultima è una pena accessoria irrogabile in caso di pene superiori ai cinque anni e comporta per il condannato la perdita della propria capacità di agire, cioè il fatto che non può validamente disporre di beni né amministrarli. Un bel casotto se hai tanti beni e tanta voglia di disporne come il Presidente…

Un'ultima chicca, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per i testimoni della difesa. Circa una ventina di persone, tra cui due deputati, che ad opinione del Tribunale hanno testimoniato il falso per Silvio, commettendo un reato! Anche in questo caso, nulla di strano ha fatto il Tribunale, che ha semplicemente rispettato il dettato dell’art. 207 c.p.p.

Il testimone ha infatti l'obbligo di rispondere secondo verità e lo giura espressamente prima dell'inizio dell'esame. Il giudice, in sede di decisione, se ritiene sussistere indizi del reato di falsa testimonianza, dovrà informarne il Pubblico Ministero trasmettendogli i relativi atti; sarà, poi, quest’ultimo a determinarsi in modo autonomo circa le modalità da seguire per la verifica della sussistenza dell'illecito: eventualmente svolgendo indagini e successivamente esercitando azione penale per falsa testimonianza. Il Tribunale, in altri termini, sarebbe incorso in una grave omissione ove non avesse disposto, rilevato il sospetto di falsità, l’acquisizione degli atti alla Procura della Repubblica.

Ad opinione di chi scrive, in ogni caso, se il Parlamento non avesse negato l’autorizzazione a procedere dicendo che Silvio era convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak, questa circostanza probabilmente non si sarebbe verificata. Una delle esigenze cautelari più importanti è proprio quella di evitare che l’imputato inquini il giudizio con prove manipolate. Poi dicono che in Italia ci sono troppi processi…

Comunque, per chi ci crede, a scardinare la fede in Silvio non sarà certo un’altra condanna, peraltro non esecutiva - la prima condanna definitiva potrà intervenire solo a dicembre, mese in cui è prevista la pronuncia della Cassazione sul processo Mediaset (salvo anticipazioni volte ad evitare la prescrizione) – mentre la politica parlamentare ci incatena ancora a lui.

È interessante, a tal proposito, notare il sistema di corruttele secondo cui il parlamento, nominato clientelarmente dall’imputato, poi condannato, lo copre; lo stesso reo, che per sfuggire alla condanna pare abbia anche “comprato” i testimoni, ancora adesso detiene un potere enorme nelle stanze del Palazzo, colme di gente che, comunque, anche se solo grazie a una crocetta su un simbolo, rimane eletta dal popolo. Perciò, vien da chiedersi chi sia stato, in definitiva, il vero imputato di questo processo, chi sia il vero condannato e, soprattutto, il vero colpevole venuto fuori ieri dal Palazzo di Giustizia di Milano.

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