Ridateci quello che è nostro: la Terra dei fuochi

Lunedì, 07 Ottobre 2013 14:39
  

Una marea di persone, quasi 20.000, ha partecipato alla “Marcia per la vita” svoltasi nella purtroppo nota Terra dei Fuochi, partendo da Orta di Atella fino ad arrivare in piazza della Madonna di Campiglione a Caivano. Un corteo lungo chilometri: famiglie, bambini, giovani hanno protestato per l'ormai indecente indifferenza delle istituzioni di fronte all'invasione della camorra nel territorio campano che provoca, ormai da quasi 50 anni, danni irreversibili alla popolazione e al territorio. In memoria di tutte le persone morte a causa delle sostanze tossiche sversate abusivamente tra Napoli a Caserta,  insieme ai manifestanti ripetiamo basta. Basta per tutto quello che è stato visto e mai risolto. Il 23 gennaio 2013 l'ex ministro della salute Balduzzi vide personalmente la situazione devastante dei roghi nella campagne del Casertano. Da lì niente è cambiato, tutto è rimasto così come era. Ogni giorno decine di rifiuti industriali ( amianto, copertoni, lastre di asfalto, fusti di vernice ,liquidi chimici, pellame) vengono bruciati sotto i cavalcavia, nelle campagne dove si coltivano prodotti alimentari, esportati in tutta Europa. Sergio Costa, comandante della polizia forestale della provincia, ha ritrovato in un terreno ben 60 fusti di vernice e solventi usati per le automobili. I fusti si sono rotti e, di conseguenza, il veleno è finito nel terreno. Questo terreno, situato nelle campagne di Caivano, apparteneva ad un contadino che per ben cinque anni, ha coltivato ortaggi su ortaggi  risultati poi, dannosi per l'elevato contenuto di piombo. Questo è solo l'inizio. Durante gli scavi vengono trovati blocchi di calcestruzzo, mattonelle e scorie di attività industriali. Tutto ciò ha comportato, con il passar del tempo, un aumento esponenziale del numero di persone che si sono ammalati di tumore per poi morire tragicamente. Come Marianna di otto anni, Mesia di tre anni, Alessandro di 22 mesi e tanti altri. Come è possibile aver chiuso gli occhi per così tanto tempo? Come hanno potuto non vedere le istituzioni?

“Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei per gridare alla mia gente ciò che mi fa male”citando la canzoneSe io fossi San Gennaro di Federico Salvatore, gridiamo anche noi cosa ci fa male. Solo così le istituzioni si rimboccheranno le maniche e faranno il proprio dovere, perché non è eroismo, ma un dovere.

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Giulia Compagnone

Nata a Napoli,frequenta la facoltà di giurisprudenza. Da sempre innamorata della sua meravigliosa città, nonostante i suoi difetti e le sue contraddizioni. Ogni giorno cerca di impegnarsi , di lottare per lei, attraverso azioni pratiche e attraverso la sua scrittura. Non finisce mai di stupirsi di quanto possa dare questa città, malgrado sia un vero e proprio paradiso abitato da diavoli.Ama la cultura e tutto ciò che è legato ad essa ,ha uno spiccato senso civico ed è appassionata di musica e di danza.

Le due sue citazioni preferite sono:" raccontare le cose come stanno vuol dire non subirle" di Roberto Saviano e " vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale,un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre" di Oriana Fallaci.

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