Decadenze, finanziamenti e marce su Roma

Mercoledì, 18 Dicembre 2013 09:42
  

Quousque tandem abutere, Berluscone, parlamento nostro?”

Così avrebbe potuto rivolgersi a zio Silvio qualsiasi cittadino che avesse la giusta padronanza della lingua latina (e magari la stessa statura di Marco Tullio Cicerone), e fino a poco tempo fa sembrava che a questa domanda non ci fosse risposta.

Eppure, tra gli strepiti della rinata Forza Italia dei giornali di sua proprietà, per la prima volta da diciannove anni Berlusconi è fuori dal Parlamento; il 27 novembre, infatti, il Senato ha respinto tutti e nove gli ordini del giorno proposti dal centrodestra che avrebbero impedito la non-convalida dell'elezione di zio Silvio.

È un nostro preciso dovere morale, però, rendere omaggio alla coerenza dei parlamentari del fu Popolo delle Libertà: dopo aver, infatti, approvato la cosiddetta legge Severino (quella in base alla quale il nano malefico è stato cortesemente accompagnato all'uscita di Palazzo Madama) all'epoca del governo Monti, e nonostante essa sia già stata applicata in ben trentasette casi, quando si è trattato della sua applicazione nei confronti del nostro pregiudicato preferito hanno iniziato a paventare incredibili rischi per la democrazia... Mais non!

Adesso non possiamo far altro che aspettare e confidare che ci sia almeno un pubblico ministero pronto a richiedere l'arresto del nanetto perché, come ben sapete, ora egli non ha più immunità parlamentare. Allora si che ci divertiremmo!

Dall'altro lato dell'emiciclo, invece, ha vinto (e con grande vantaggio) il toscanello Renzi; ha un programma che ci dà i brividi, e uno dei primi provvedimenti che fanno seguito alla sua vittoria sembra darci ragione: parliamo proprio del tanto celebrato taglio dei finanziamenti pubblici ai partiti (in realtà approvato dal governo per “battere sul tempo” la proposta presentata dai parlamentari renziani). Per spiegarvi i motivi della nostra contrarietà, basterà questo elenco: Afghanistan, Bangladesh, Bielorussia, Birmania, Bolivia, Cambogia, Repubblica Centroafricana, Gambia, Ghana, Iran, Iraq, Kirghizistan, Libano, Libia, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Filippine, Senegal, Sierra Leone, Sudan, Svizzera, Turkmenistan, Ucraina e vari altri Paesi. Sono quelli che non prevedono finanziamenti pubblici per i partiti politici; sarà un caso che, a parte la Svizzera, in questo elenco non è presente nessuna delle grandi democrazie mondiali? Secondo noi, non lo è affatto. E se questo è il modello di democrazia che Letta, Renzi, Grillo e coloro che sostengono questo provvedimento hanno in mente per l'Italia... Ne apprezziamo comunque la coerenza: l'Italia è già una repubblica delle banane di fatto, a questo punto vale la pena di renderla tale anche nella legislazione!

A proposito, sapete chi è l'unico scontento di questo provvedimento? Provate a indovinare.

Proprio lui, esatto! Il Kaiser Beppe da Marassi!

Forse noi possiamo spiegarvene il perché: in questa legge, infatti, è previsto anche una clausola per cui potranno candidarsi alle elezioni soltanto partiti che abbiano una struttura statutaria che garantisca la democrazia interna ed un bilancio certificato dalla Corte dei Conti, entrambe cose che al MoVimento 5 Stelle mancano. Il bilancio, in particolare, è forse il più opaco tra tutti i partiti politici...

Detto questo, vi salutiamo aspettando la marcia su Roma dei forconi e ricordandovi ancora una volta che il potere logora chi non ce l'ha...

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Lorenzo Fattori

Dottore in Sociologia, laureato alla Facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi di Napoli - Federico II.

Presidente del Consiglio degli Studenti e membro studentesco del Consiglio di facoltà della Facoltà di Sociologia.

Membro dell'Esecutivo provinciale dell'UdU - Unione degli Universitari.

In precedenza, ho collaborato con la pubblicazione studentesca SpazioTempo, con il giornale online AgoraVox Italia e con la rivista scientifica Quaderni d'Altri Tempi.

 

- "Homo sum: nihil humanum est a me alienum puto" -

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