Caporetto

Lunedì, 10 Febbraio 2014 23:04
  

Quanto si è verificato alla Camera dei Deputati in questa settimana è uno dei capitoli più cupi della storia repubblicana, la Caporetto di questa disastrosa legislatura.
Ci riferiamo a quanto accaduto dopo la votazione sul decreto "IMU/Bankitalia". Dopo, e non prima: perché a nostro parere l'applicazione della cosiddetta "tagliola" da parte della Presidente Laura Boldrini è stata una scelta giusta, anche se essa è una pratica non normata (alla Camera, perché in Senato il suo utilizzo è consueto). Proprio come l'ostruzionismo, messo in atto dall'opposizione per far decadere quel decreto; pratica non normata (ma legittima) chiama pratica non normata (legittima anch'essa).
Infatti c'è qualcosa che nessuno dice, e per questo è importante sottolineare: la discussione su questo decreto durava già da più di trenta ore, e tutti i gruppi parlamentari avevano già preso la parola più di una volta (ripetendo ogni volta più o meno le stesse cose), senza peraltro che all'interno dei gruppi stessi ci fossero dichiarazioni in difformità.
Quindi, nessun "silenziatore alle opposizioni" né attentato alla democrazia. È assolutamente legittimo essere in disaccordo (come anche noi siamo sia sull'impianto di questo decreto, sia su gran parte dell'operato di questo governo), ma non impedire che il Parlamento si esprima.
Nel merito del decreto non vogliamo entrare, anche se va detto che chi parla di "privatizzazione della Banca d'Italia" o non sa di cosa parla o mente spudoratamente: la Banca d'Italia resta un soggetto di diritto pubblico e, seppure le quote di maggioranza siano possedute da privati, il timone resta saldamente e giustamente in mano allo Stato, visto che questo è l'unico che ha il potere di nominarne il Governatore.
Sarebbe stato necessario un approfondimento? Assolutamente si. Si dovrebbe evitare l'overdose di decreti con dentro di tutto, mele, pere e carciofi? Senza alcun dubbio. Ciò non toglie che la risposta a tutto ciò non può essere quello che abbiamo visto.
Alla luce di quanto spiegato, ci chiediamo dunque quale sia la vera colpa della Presidente Boldrini.
Aver applicato una prassi parlamentare, seppur non normata, o semplicemente di essere una donna arrivata senza dover "fare i pompini" [cit.] a ricoprire uno dei ruoli di maggior responsabilità d'Italia, un Paese in cui l'esser donna è, di fatto, condizione non necessaria ma sufficiente per subire denigrazioni, intimidazioni e pestaggi?
Gli insulti sessisti alle deputate del Partito Democratico e l'incitamento alla violenza nei confronti della Presidente della Camera ci danno uno spaccato triste ma, ahinoi, assai veritiero del nostro Paese; crediamo che non sia un caso che abbiamo uno dei più bassi tassi d'alfabetizzazione dell'Unione Europea e che le violenze ai danni delle donne sono all'ordine del giorno.
Il rispetto per gli altri (e le altre) è uno dei fondamenti della vita civile e della democrazia; intristisce che siano proprio i deputati del MoVimento 5 Stelle, e non gli esponenti della "vecchia politica", ad averlo dimenticato. O forse, presi dall'ansia di aver perso le prime pagine dei quotidiani a causa dell'accordo Renzi-Berlusconi e della proposta di legge elettorale (questa si, davvero antidemocratica), non hanno saputo escogitare di meglio per richiamare l'attenzione.Dopo la scelta di restare fuori dal governo si sono accorti che il potere logora chi non ce l'ha...

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Lorenzo Fattori

Dottore in Sociologia, laureato alla Facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi di Napoli - Federico II.

Presidente del Consiglio degli Studenti e membro studentesco del Consiglio di facoltà della Facoltà di Sociologia.

Membro dell'Esecutivo provinciale dell'UdU - Unione degli Universitari.

In precedenza, ho collaborato con la pubblicazione studentesca SpazioTempo, con il giornale online AgoraVox Italia e con la rivista scientifica Quaderni d'Altri Tempi.

 

- "Homo sum: nihil humanum est a me alienum puto" -

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