1/ GLI ITALIANI, L’EUROPA E I PARTITI TRA RIFORME, AUSTERITY E SFIDUCIA

Mercoledì, 19 Marzo 2014 12:14
  

Nel secondo Dopoguerra un gruppo di sognatori fece un sogno chiamato Europa. A cinquantasette anni dalla firma del Trattato di Roma, gli europei vivono la realizzazione di quel sogno, che per molti di loro ha i contorni di un incubo con forti tagli allo stato sociale e a salari sempre più magri.
Gli ultimi sondaggi relativi all'Europa realizzati nel nostro paese non lasciano scampo. Demos, per Repubblica, ha evidenziato che il 71% degli italiani avrebbe poca o nessuna fiducia nell'UE, benché solo il 32% si dimostri favorevole ad un'uscita dalla moneta unica. Si considera europeista meno di un terzo degli abitanti dello stivale, e i due terzi di essi, secondo l'Istituto Piepoli, voterebbero immediatamente contro l'austerity se fosse indetto un referendum a riguardo.

 

Molti cittadini - quelli dei paesi meno ricchi, e i meno abbienti in generale - sono scoraggiati a causa delle politiche di rigore di stampo teutonico. Quasi un secolo dopo l'avvento della Repubblica di Weimar, la Germaniasembra ancora terrorizzata dall'iperinflazione, e dimostra di preferire la stagflazione ad una pur minima inflazione. Bisogna però sottolineare che in un continente in cui tutti gli altri arrancano,i tedeschi sono gli unici ad avere un orizzonte di prosperità. I fantasmi del passato, mai nominati e tuttavia sempre sullo sfondo, sono probabilmente una motivazione minore. Quali garanzie, quindi, per i paesi in difficoltà? Poche, e tutte basate su sacrifici enormi che sinora hanno condotto a prospettive di sviluppo scarse o inesistenti. Il popolo greco è tragicamente testimone dell'inefficacia degli indirizzi della Trojka, bocciati qualche giorno fa dallo stesso Parlamento Europeo.

 

In Italia, l'opinione pubblica, alimentata dalla polemica politica, pare sempre più convinta che le decisioni dell'UE siano in realtà quelle della signora Merkel. Parlamentari e uomini di governo hanno preso l'abitudine di giustificare le manovre impopolari sollevando il vessillo azzurro a stelle gialle. Ultimamente, l'adagio "Ce lo chiede l'Europa" è diventato un classico, sebbene Matteo Renzi abbia affermato di recente di voler invertire la rotta, anche durante l'incontro di ieri con Angela Merkel..
In vista della prossima tornata elettorale, molti partiti italiani hanno recentemente partecipato alle convention dei loro corrispondenti europei. I grandi contenitori politici sovranazionali hanno dato il via alla loro campagna per la presidenza della Commissione europea . Si tratta di un ruolo chiave perché - semplificando - la Commissione è l'organo esecutivo dell'Unione: poterla dirigere significa poterne orientare le politiche. Ben sette candidati concorrono alla carica attualmente ricoperta da José Barroso.
Jean-Claude Juncker, 59 anni, lussemburghese, ex primo ministro del suo paese, guida il Partito Popolare Europeo ed è supportato da Angela Merkel. Martin Schulz, 59 anni, tedesco, è l'attuale presidente dell'Europarlamento e rappresenta il Partito del Socialista. Il suo nome è già noto nel nostro paese: Berlusconi gli diede del Kapò durante una seduta parlamentare. Guy Verhofstadt, 51 anni, ha saldamente tenuto la leadership belga dal 1999 al 2008. Fa parte dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa. Alexis Tsipras, 40 anni, greco, è il leader del Partito della Sinistra Europea, è considerato la nuova speranza di una area politica decisamente in crisi. Marine Le Pen, 45 anni, francese, figlia di Jean -Marie e la volto del Front National, è l'avversario naturale Tsipras con la sua Alleanza Europea per la Libertà. I Verdi europei hanno addirittura due candidati. José Bové, 61 anni, francese, noto per il suo attivismo no global, e Ska Keller, 32 anni, il tedesca, la più giovane.

 

Può l'Europa diventare il motore dello sviluppo comune quei sognatori immaginarono? Le politiche tedesche applicate a paesi diversi dalla Germania contravvengono le aspettative e stanno portandoci lontani dalla crescita. L'Unione ha bisogno di una riforma profonda per sbarazzarsi della sua reputazione di moloch burocratico e amante delle tasse: spetterà alla nuova Commissione e all'Italia nel suo semestre europeo avviare questo processo.
Dal canto nostro, nelle prossime settimane, vi racconteremo nel dettaglio chi sono i candidati alla presidenza della Commissione e vi aggiorneremo a proposito della campagne elettorali e delle mosse di ogni partito.

 

TO BE CONTINUED

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