Zombies ate my clichés! - Parte 2

Venerdì, 20 Giugno 2014 00:00
  

Tre settimane fa parlammo di Zombies Ate My Neighbors e della sua capacità di appropriarsi di una serie di clichés, rivisitarli e restituire nuovi significati, accennando altresì al fatto che svariati giochi abbiano tratto ispirazione da esso. Al di là del sequel vero e proprio (Ghoul Patrol, dallo scarso successo), per trovarne un successore morale bisogna attendere il 2012, quando la mente di Goichi Suda (a.k.a. Suda51) partorì un piccolo gioiello:

 

Lollipop Chainsaw (PS3 e Xbox 360).

 

Lollipop Chainsaw

 

Velocemente la trama: Juliet Starling, bellissima e popolarissima cheerleader della St. Romero High School (sì, St. Romero) andando a scuola un dì, si ritrova nel bel mezzo di un'invasione di zombies. Anche il suo ragazzo, Nick, è stato morso ma la Cacciatrice Juliet riesce, dopo averlo decapitato con la sua motosega, ad effettuare un rituale che ne manterrà in vita la testa (in stile Futurama); i due si faranno dunque strada attraverso una serie di sei livelli affettando allegramente qualunque cosa capiti sotto tiro.

 

Juliet  Nick

 

Ora, cosa rende LC speciale e diverso dagli altri titoli in commercio? All'apparenza nulla: c'è una bonazza mezza nuda (specialmente sbloccando costumi secondari)

 

Juliets alternate costumes

 

che (oltre ad aver ispirato parecchie cosplayer)

 

Juliet Cosplay

 

uccide zombies, guadagna monete, le spende per ottenere combo e abilità per affettare altri non-morti in maniera ancora più efficiente e... basta! Eppure, se fosse stato solo questo non avremmo certo sprecato 3640 preziose battute, no?

 

LC è delirante, pacchiano, eccessivo, sciroccato, folle! Già dall'inizio capiamo cosa ci aspetta con un menù in stile fumetto Anni '70 con Cherry Bomb delle Runaways in sottofondo,

 

Menu

 

ma la stramberia cresce spaventosamente man mano che il gioco va avanti. Esempio: Dove sono il sangue e le budella? Perché affettando zombies fuoriescono stelline e arcobaleni fluorescenti?

 

Sparkle Hunting

 

Aggiungiamo che i non-morti parlano, che i dialoghi tra Nick e Juliet sono esilaranti a dir poco, che i nemici sono caratterizzati alla grande e ci troviamo già in presenza di un prodotto godibilissimo!

 

Ma analizziamo il gioco un po' più in profondità: se ZAMN si limitava a giustapporre personaggi e scenari dei vecchi B-Movies, LC pesca a piene mani dalla cosiddetta "pop culture", realizzando quello che è a tutti gli effetti un vero e proprio pastiche.

 

Questa tecnica tipicamente postmoderna si riconosce nella grafica (realistica ma con un contorno nero fumettoso), nella colonna sonora (ogni stage è caratterizzato da un genere musicale diverso: punk, metal, funky...), nel gameplay (alle dinamiche hack'n'slash si sommano sequenze in platform in 2D, sezioni in cui si guidano trebbiatrici, QTE e così via) e soprattutto nei linguaggi e nelle narrative usate. Suda51 non ha voluto proporci solo un altro gioco di zombies, ma ha lavorato con impegno sulla commistione di generi, riuscendo a schiacciare un unico titolo Romero, Fulci, Shakespeare, Buffy the Vampire-Slayer, storie d'amore e vendetta, gli Anni '50, un certo tipo di femminismo, il gap generazionale, la rottura della quarta parete (provate a ruotare la telecamera per sbirciare sotto la gonna di Juliet) e altri svariati miliardi di tropes difficilmente elencabili tutti qui.

 

Ma soprattutto, LC si rimira e si bea della sua pacchianeria, ostentandola in ogni pixel e frame; a tal proposito, e forse peccando un po' di presunzione, chiudiamo citando Susan Sontag e le sue Notes on "Camp" per rispondere a chi trova questo gioco il trionfo del cattivo gusto:«The discovery of good taste in bad taste can be very liberating. [...] It makes the man of good taste cheerful, while before he ran the risk of being chronically frustrated.»

 

Mica pizza e fichi.

Ultima modifica il Venerdì, 20 Giugno 2014 07:54
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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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