Cani, tradizioni e arte di dubbio gusto

Sabato, 21 Giugno 2014 09:53
  

Il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno, segna l’inizio dell’estate, ed è tradizionalmente accompagnato da una serie di festeggiamenti e celebrazioni di vario tipo: quest’oggi ci occuperemo della Cina, e in particolar modo di quanto accade a Yulin, nella regione meridionale del Guangxi.

 

Ebbene, una delle usanze di questa antica città è quella di consumare un forte liquore accompagnato da ingenti quantità di lychees e carne di cane, alimenti ritenuti capaci di rafforzare le difese immunitarie.

 

No, non ci sono errori: carne di cane.

 

Chow Chow

 

Dal momento che quest’articolo è scritto in italiano ci sono ottime probabilità che chi lo legga provenga a sua volta dal Bel Paese, ragion per cui vi chiediamo per un attimo di non indignarvi e di cercare di non applicare le vostre categorie mentali a un evento che si svolge – letteralmente – agli antipodi.

 

La cosa peggiore è che non solo la carne servita da ristornati e bancarelle spesso non è stata sottoposta ai controlli prescritti dalla legge cinese (qualcuno ha detto rabbia?), ma – e adesso è impossibile non indignarsi – la stessa provenienza degli animali è, nella maggior parte dei casi, dubbia. Se a ciò sommiamo i dati relativi alle denunce di sparizione di animali domestici (per non parlare di quelle dei randagi), che puntualmente crescono intorno a questo periodo dell’anno, fare 2+2 diventa ancora più facile.

 

Cane guinzaglio

 

Se aggiungiamo che le condizioni di trasporto e macellazione di questi sfortunati animali sono tutt’altro che buone (la Cina non è certo nota per il rispetto per la vita), ecco che il quadro diventa ancora più fosco.

 

Benché in molti (semplici cittadini, ma anche parecchie celebrità) abbiano espresso la loro indignazione nei confronti di questo evento, pare difficile che il Governo Cinese possa intervenire (come fece circa tre anni fa per una festa simile nel Zhejiang), almeno nel breve, questo sia per la mancanza di una legge che protegga gli animali, sia per l’opposizione degli abitanti di Yulin, particolarmente legati a questa tradizione.

 

Benché un simile evento sia assolutamente detestabile, ci preme ricordare che la discriminante qui non è la specie: senza entrare nel merito delle abitudini alimentari altrui, un trattamento che implichi quanto meno stress e dolore possibili è un atto dovuto a qualunque animale, sia esso bovino, suino, ovino, ecc… E questo, benché palesemente off topic, vale anche per l’arte: si è fatto un gran parlare sulla mostra di Damien Hirst ad Arezzo, a causa degli animali (mucche e pecore) fatti a fette e immersi in formaldeide, ma non tutti si indignarono per The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living.

 

La vita degli squali è forse meno importante?

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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