Nessuno al mio fianco - Nadine Gordimer

Giovedì, 31 Luglio 2014 17:58
  

Questo articolo non è solo una recensione, ma anche un omaggio alla scrittrice premio Nobel Nadine Gordimer, che lo scorso 14 luglio si è spenta a Johannesburg, alla veneranda età di novanta anni. Penso sia doveroso ricordare chi, per mezzo della letteratura, ha lottato per l'uguaglianza, per mettere in pratica le idee in cui credeva. E ha vinto. 
Be', è stato più che altro Nelson Mandela a vincere, nel 1994, le prime elezioni libere e interrazziali del Sudafrica, mettendo così fine a decenni di apartheid, che avevano segnato profondamente e dolorosamente la società. “Sono sempre stata attiva contro l’apartheid. Tre dei miei libri sono stati banditi e forse allora ci si poteva chiedere perché volessi rimanere in un Paese dove la mia gente non poteva leggere i miei libri. Ma facevo parte dell’opposizione all’apartheid e non volevo andarmene”, disse una volta la signora Gordimer in un'intervista.
 
Il libro di cui ci occupiamo oggi è ambientato all'inizio degli anni Novanta, prima delle elezioni che vedranno Mandela vincitore. È stato definito un “romanzo d'idee”, perché è ricco di eventi e azioni mossi dalle idee, o meglio, dalle ideologie. I personaggi che la scrittrice costruisce sono attori non solo della storia del romanzo, ma anche della Storia con la s maiuscola: sono fittizi, certo, ma si muovono così bene nella società contemporanea che sembrano davvero farne parte. Protagonista è Vera Stark, in cui possiamo facilmente individuare un alter ego della scrittrice stessa. Vera è un avvocato per la causa anti-apartheid, ed è una donna intelligente, a volte dura, libera e indipendente, capace di schiacciare gli altri con la sua forte personalità. La crisi sociale che sta attraversando il paese è in realtà rispecchiata dalla crisi privata dei personaggi, come a sottolineare che loro sono un tutt'uno con il luogo a cui appartengono. Oltre alla straordinaria Vera, molti altri personaggi interessanti si muovono tra le pagine del romanzo: suo marito Bennet, dolce e dedito alla famiglia; i coniugi Maqoma, esiliati di colore di ritorno al loro paese, dove scoprono una realtà diversa in cui continuare la lotta per l'uguaglianza; la figlia di questi ultimi, che incarna l'incontro di più culture, forse troppe per una sola ragazza. La lista non è finita, ma lascio a voi lettori il piacere di completarla.
 
Nel complesso, questo romanzo non è semplice, non è una lettura leggera, no. Ma allo stesso tempo il forte aspetto politico non lo rende un libro difficile da digerire, uno di quelli che ci sforziamo di leggere solo per imparare qualcosa. Si tratta, invece, di un romanzo ben costruito che suscita interesse anche in chi non ha molta familiarità con il Sudafrica (la sottoscritta). 
Allora, buona storia a tutti. 
 
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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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