La possibilità di un'isola - Michel Houllebecq

Sabato, 27 Settembre 2014 11:59
  

Carissimi lettori e lettrici, questa settimana non ci facciamo mancare nulla: ricerca dell'eterna giovinezza, decadenza morale della società e – rullo di tamburi – clonazione! Non sentivate anche voi il bisogno di una bella dose di ottimismo? Scherzi a parte, con ingredienti del genere la creazione di un romanzo controverso e intrigante è pressocché sicura. E l'impressione è che Michel Houllebecq volesse proprio destar scalpore con la sua opera, sfidando critica e lettori a smentire la sua visione del mondo come troppo estrema. Ma sono le condizioni estreme che portano al cambiamento, e il cambiamento è d'obbligo per risanare o affondare una società corrotta e persa come quella umana all'inizio del ventunesimo secolo. 

 
È Daniel, uomo di spettacolo, buffone come suole definirsi lui stesso, che nella sua autobiografia ci descrive impietosamente la frenesia, l'ossessione, l'assenza di amore che affliggono il mondo. L'amore, come nella più illustre tradizione letteraria, è al centro di tutto: ma è sfuggente e impossibile da cogliere nella sua interezza. Il sesso, al contrario, domina la società e la vita di Daniel, come un bisogno atavico e incontrollabile: in fondo siamo o non siamo animali? Il sesso segna una netta linea di demarcazione tra giovani e vecchi, tra il mondo dei vivi e quello dei (quasi) morti. E allora Daniel giunge a questa conclusione: se non puoi più godere delle gioie del sesso, tanto vale morire, perché ciò che resta è solo la sofferenza di vedere i più giovani goderne. 
 
Ed ecco che entra in gioco la scienza: se invece di morire e basta, si morisse dopo aver salvato il proprio DNA per rinascere giovani in un corpo clonato? Così si vivrebbe eternamente, clone dopo clone, per sempre giovani e perfetti. Allora, parallelamente alla narrazione di Daniel, procede quella dei suoi futuri cloni, commentatori non compassionevoli della vita del loro antenato e della propria. La differenza tra le due ere è enorme, ma ci chiediamo, ovviamente, qual è meglio? Qual è la via che porta alla felicità, ammesso che ce ne sia una? L'umanità è destinata ad un inesorabile declino o si arriverà ad una soluzione?
 
Molto ambiguo, questo romanzo sfrutta idee classiche in modo originale, citando Kant e Balzac in un futuro dall'aria più o meno apocalittica. Ci obbliga a pensare a cosa faremo quando avremo toccato il fondo, e oltre, ma sembra che l'unica risposta che ci suggerisce sia la solitudine.
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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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