Power Strike: uno sparatutto doppiamente impossibile

Martedì, 30 Settembre 2014 00:00
  

Se chiedeste a delle persone di elencare i cinque migliori sparatutto degli Anni '80, un buon 95% nominerebbe – giustamente – titoli come R-Type, After Burner o magari River Raid, Xenon 2 Megablast o Cobra Triangle. Questo perché si tratta di capolavori assoluti, titoli che hanno lasciato un segno indelebile e hanno influenzato generazioni e generazioni di prodotti successivi.

 

Ma state tranquilli, questo articolo non è uno della serie "I Cinque/Dieci migliori..."; il suo scopo è infatti celebrare un gioco che magari non ha avuto la stessa fortuna dei mostri sacri citati qui su, ma che merita ugualmente un posto nel pantheon degli shoot 'em ups d'antan. I fantastici Anni '80 volgevano infatti al termine, i regimi e i muri crollavano, i Mondiali in Italia si avvicinavano e l'ottimismo era diffuso: in questo scenario la Compile rilasciò per SEGA Master System Power Strike (Aleste in Giappone), seguito di Zanac per NES. Si trattava di un gioco in edizione limitata, non facile da reperire al di là dei confini americani (ancora non mi spiego cosa ci facesse in un supermercato ad Agropoli), e forse la sua scarsa fama è dovuta proprio a questa caratteristica.

 

Ma com'è questo gioco?

 

Fondamentalmente uno sparatutto a scorrimento verticale, in cui si controlla una piccola navicella bianca, che tutta sola – come si usava in quei bei giorni – fronteggia una serie pressoché infinita di nemici, a base – curiosamente – vegetale (alla faccia dell'ecologia! Beh, questo spiega tante cose, col senno di poi...) in sei livelli di crescente difficoltà. Il nostro velivolo è equipaggiato con una mitragliatrice e un arma a palle di fuoco, tuttavia i power ups sono davvero ovunque e l'arsenale è davvero variegato con ben otto tipi diversi di armi speciali tutte potenziabili: si va da semplici laser, a grappoli di plasma a ricerca automatica, passando per schermi protettivi, cannoni ad accumulo di energia e quant'altro.

 

Cos'è che rende però Power Strike un titolo degno di attenzione nella pletora di shoot 'em ups dell'epoca?

 

Fondamentalmente la frenesia.

 

Non c'è un attimo di riposo e l'espressione «Fare fuoco su qualunque cosa si muova» è qui intesa alla lettera:

 

Power Strike 1

 

non si fanno prigionieri, non si risparmiano nemmeno gli innocui trasportatori di P-Chip, il cui prezioso carico è indispensabile per migliorare la fire ratio e il numero delle bocche di fuoco della mitraglia. I nemici attaccano da ogni parte, persino da dietro costringendo la navicella a evoluzioni degne del migliore Han Solo. Se aggiungiamo che molte delle armi la lasciano completamente scoperta e indifesa da simili attacchi, si capisce che la strategia ricopre un ruolo importante e che la scelta delle difese è cruciale.

 

Power Strike 3

 

L'ESTREMA difficoltà, da alcuni vista come un difetto, è, nei giusti limiti, un punto di forza del gioco: i nemici non smettono di apparire se non per brevissimi periodi durante gli scontri con i boss di metà e fine livello, costringendo il giocatore a pause regolari per evitare il disfacimento delle articolazioni delle dita.

 

Power Strike 2

 

Ben venga, dunque, un prodotto che costringe a non abbassare la guardia neanche per una frazione di secondo e a scindere l'attenzione in "pacchetti discreti" per fronteggiare le continue minacce. Il comparto grafico è eccellente, specialmente la quarta missione,

 

Power Strike 1

 

e per un Master System, la varietà dei nemici è soddisfacente; alcuni rallentamenti si riscontrano – inevitabilmente – quando lo schermo è pieno zeppo di sprites ciascuno dei quali vomita a sua volta una quantità gargantuesca di proiettili, ma in tanta frenesia un attimo per ossigenare il cervello è più una benedizione che una pecca. Anche il sonoro è davvero molto buono sia per gli effetti che per le musichette, davvero azzeccate e mai noiose.

 

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In realtà Power Strike ha un difetto non da poco.

 

Ho detto in precedenza che l'arsenale a disposizione è notevole e che l'elevata difficoltà è un bene, tuttavia il sottoscritto e suo fratello dopo mesi e mesi di sperimentazioni capirono che l'arma migliore era quella di default poiché a differenza delle altre faceva fuoco nella direzione in cui si muoveva il velivolo (lasciandolo quindi, quasi sempre protetto), ed era inesauribile; inoltre, dopo il terzo potenziamento, riusciva a mandare in mille pezzi anche i proiettili nemici. Questa cosa potrebbe attenuare la componente strategica, e, alla lunga, togliere un po' di smalto alle dinamiche di combattimento.

 

Power Strike 4

 

Per quanto riguarda la difficoltà, un problema consiste nel fatto che una volta perduta una vita, la navicella viene spogliata di ogni armamento ritornando come all'inizio del gioco. Questo rende IMPOSSIBILE anche per un pilota col DNA di Starbuck mischiato a quello di Fox McCloud sopravvivere più di qualche minuto, in barba alle decine di vite bonus accumulate. Ciò significa che se voleste davvero finire Power Strike, dovreste arrivare ALMENO al Boss Finale senza esplodere nemmeno una volta; quando sarete al suo cospetto, perdere una navicella sarà inevitabile, ma potreste riuscire comunque a farcela qualora foste dotati di riflessi da gatto nonché di una quindicina di vite bonus.

 

Per questo motivo la difficoltà del titolo della Compile è un'arma a doppio taglio, esso ridefinisce e articola su due piani diversi il concetto di "impossibile": il primo, quando il nostro velivolo è bello potenziato, è di tipo positivo, alla Mission Impossible (appunto), qualcosa del genere «è un vero e proprio suicidio, ma se qualcuno può uscirne tutto d'un pezzo, quello sono io». Il secondo, quello negativo, che sopraggiunge dopo la perdita della prima vita, provoca un fortissimo senso di frustrazione: è un po' come provare lo Sbarco in Normandia da soli e armati di fionda. Un impossibile spietato, che vanifica quanto di buono fatto fin ora e induce a ricominciare, nel migliore dei casi, o a lanciare la cartuccia dalla finestra nel peggiore.

 

Siete abbastanza folli da provarlo, ora?

Ultima modifica il Lunedì, 29 Settembre 2014 16:12
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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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