"Lucy": il 100% di niente

Mercoledì, 08 Ottobre 2014 21:39
  

Cominciamo col dire che questo film ha un inizio un po’ traballante, di quelli che, utilizzando un po’ di vocabolario nerd, potrebbe utilizzare un dungeon master inesperto quando vuole introdurci a tutti i costi in una campagna di Dungeons and Dragons che ha già in mente, senza considerare praticamente nient’altro. Allo stesso modo, una ragazza qualunque viene in contatto con la sostanza più potente nota all’uomo, in possesso curiosamente di semplici mafiosi, e diventa Dio (non Morgan Freeman, quello lo vediamo dopo). Perché gli scienziati che hanno creato la sostanza non abbiano mai fatto dei test accurati in proposito, scegliendo invece di venderla ad un mafioso qualunque, è ignoto persino a chi può disporre del 100% del proprio cervello.

Quando questa droga creata un po’ per dispetto fa il suo effetto la ragazza scopre, ce lo spiega appunto Morgan Freeman (che ormai trasuda la stessa saggezza del Dalai Lama), di poter usare il 20% del proprio cervello, poi il 50% e così via fino al 100%; ad ogni step successivo sblocca un nuovo superpotere. 

Il film dunque attraversa tre fasi:
-Fase Limitless: “posso leggere il cinese, farmi operare alla pancia senza sentire dolore e ricordare tutte le cose imbarazzanti che ho detto e fatto dalla prima elementare fino all’ultimo giorno di college: evvai!”;
-Fase Matrix: “mi sta dando la caccia il signor Yakuza in persona, con almeno duecentododici maestri di arti marziali novantesimo dan armati fino ai denti e incazzati come pastori sardi in grave astinenza sessuale, ma io posso far levitare gli oggetti e far svenire duecento persone dentro una stanza: evvai!”;
-Fase Trascendence: “il signor Yakuza non ha preso bene un inseguimento che è costato, tra le altre cose, tutta la Chrysler e metà del culo di Sergio Marchionne, nonché almeno centoundici tra poliziotti-stuntmen e supercinesi che, pur lavorando per la mafia, sono equipaggiati e disciplinati come le guardie svizzere, meglio fare qualcosa per farsi perdonare: andiamo da Morgan Freeman, spieghiamogli un paio di cose tecno-filosofiche mentre al piano di sotto succede Pearl Harbor e spariamo nel nulla per poi essere ovunque: evvai!”.

Il problema di questo film è che è uscito oggi: venticinque anni fa nessuno se lo sarebbe aspettato, sarebbe stato la rivoluzione del decennio, ma oggi abbiamo tre attori che hanno già rappresentato lo stesso carisma, epicness e tragicità che la Lucy vuole trasmetterci, nonché gli stessi temi affrontati dai tre film sopra citati. (Sì, come avrete capito il cognome di Scarlett è una piaga da scrivere). Sicuramente una prova attoriale e registica da tenere in considerazione, ma nulla emerge sul piano dell’originalità: abbiamo lo sbigottimento di Bradley Cooper che scopre di saper giocare in borsa, la comprensione consapevole di Keanu Reeves che scopre di sapere il kung fu e l’“io sono ovunque” finale identico al messaggio di Johnny Depp. Diamine, persino la descrizione in rete di questo film sembra presa pari pari da “Trascendence”!

Giudizio finale: il film non è brutto, si lascia guardare anche piuttosto bene, e i messaggi su cui tenta di riflettere sono tutt’altro che noiosi, ma come ho detto, si ha la percezione di star riflettendo sul 100% di niente, di vedere tutto e di aver già visto tutto quello che si sta vedendo. E pagando 7 euro.

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