Bel-Ami - Guy de Maupassant

Venerdì, 10 Ottobre 2014 21:44
  

Qualche settimana fa, mossa da una curiosità vacanziera, ho deciso che era il momento di colmare un vuoto nella mia carriera di lettrice. Allora sono andata davanti alla grande libreria dei miei e ho cercato con lo sguardo un romanzo che sapevo essere lì, nella sua vecchia edizione economica, ad attendermi. Ed eccolo, infatti, Bel-Ami, col dipinto di Toulouse-Lautrec che mi guardava enigmatico dalla copertina. L'ho cominciato come si comincia un classico, con una sorta di rispetto misto a scetticismo, una certa aria di sfida come a dire “ora vedremo se ti sei meritato il posto d'onore che ti hanno dato”. In fondo è questo il destino dei classici, di riaffermare la loro superiorità ogni volta che un nuovo lettore li prende in mano. Quel che non capita sempre, però, è che oltre a confermare il loro valore, i classici ci stupiscano con la loro scorrevolezza e la loro semplicità.
 
Questo è il caso di Bel-Ami, capolavoro di Maupassant e ritratto fedele della società parigina degli ultimi decenni del diciannovesimo secolo. Le avventure amorose e lavorative di Georges Duroy si snodano davanti ai nostri occhi senza bisogno di essere incalzate, senza punti morti o passaggi pesanti, susseguendosi come legate da un filo invisibile. Il risultato è che noi vogliamo saperne di più, vogliamo sapere fino a che punto si spingerà questo astuto arrivista pur di completare la sua scalata sociale. A quante altre donne dichiarerà il suo (falso) amore? Quanti altri uomini lo ammireranno per la sua capacità di cavalcare l'onda del successo? Eppure, ammettiamolo, Duroy non ci piace, e non piaceva nemmeno a Maupassant, che lo ha concepito come un antieroe in piena regola: il lettore non è invitato a simpatizzare con lui, bensì a disapprovarlo e ad allontanarsene. Certo, il giovane è intelligente e merita una certa dose di riconoscimento, ma la sua mancanza di sentimenti a volte ci ferisce. Con che scioltezza però l'autore lo fa muovere nella Parigi dei giornalisti e dei politici, con che maestria lo usa per ironizzare e criticare la corruzione di tale società! Trovano spazio senza il minimo sforzo anche riflessioni più profonde sulla morte, come quelle espresse dall'anziano poeta Norbert de Varenne, ma Duroy non vi indugia poi troppo, anzi, le combatte con la sua incessante vitalità, la sua brama, i suoi progetti. Non è forse ciò che facciamo tutti, ognuno in misura diversa?
 
Bel-Ami è un romanzo dalle tante sfaccettature. È un'analisi socio-politica accurata ma discreta, è uno spaccato di vita di un'altra epoca, è il ritratto di un uomo non diverso da molti altri, forse solo più fortunato e più furbo, è un insieme di pettegolezzi che ci stuzzicano la curiosità... E probabilmente è tante altre cose ancora che ognuno scoprirà leggendolo, perché non si deve essere dei letterati per godere delle parole di Maupassant, e questo è forse il suo pregio più grande.
 
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Valeria Lotti

"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto." Italo Calvino

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