The Evil Within

Lunedì, 27 Ottobre 2014 00:00
  

Certamente chi sta aspettando il titolo da un po' sa già di cosa si tratta, ma chi non l'ha mai sentito nominare avrà piacere a immergersi dentro un'atmosfera che per qualche aspetto forse ricalca Resident Evil, ma che una volta tanto non rinuncia al soprannaturale in favore dell'ennesimo virus patogeno uscito da un laboratorio. Almeno sulla carta.

 

Sì perché The Evil Within ha una trama estremamente complessa: un investigatore viene chiamato, con la sua squadra, ad intervenire in un manicomio nel quale sono tutti morti inspiegabilmente. Qui vede un individuo in grado di teletrasportarsi e viene catturato da quest'ultimo, per ritrovarsi preda di quella stessa follia che era andato ad investigare.

 

The Evil Within 1

 

Da qui in poi cominciano le sequenze "oniriche" che fanno pensare a qualcosa di più di un semplice virus: il protagonista inizia a viaggiare tra le dimensioni, spesso cupe e piene di mostri, e l'intera città sembra essere stata distrutta da un terremoto che vede il suo epicentro proprio nel manicomio, benché l'edificio sia rimasto intonso.

 

Tanta carne al fuoco, insomma, e dei mostri che sono stati talvolta caratterizzati in maniera classica occidentale (il body builder con la motosega del primo livello) altre volte con quel sano gusto fuori di testa di natura spiccatamente orientale, che ci farà leopardare le mutande ad ogni piè sospinto. Il comparto tecnico è forse l'unico punto debole del gioco: non è raro che mostri terrificanti sotto certi punti di vista vengano scoperti a correre contro steccati che non sono in grado di superare, permettendo di vederli (e di sparargli) in maniera decisamente poco horror. Tuttavia, per chi come me apprezza le storie, piuttosto che le fasi di shooting, questo è un problema secondario.

 

A proposito di fasi di shooting: appassionati, ho una brutta notizia per voi. Avendo completato il primo livello senza neppure un'arma e il secondo con appena otto proiettili nella pistola (contate che per stendere il nemico medio ce ne vogliono tre), mi viene da presumere che qui sia proprio difficile fare carneficine, eccezion fatta naturalmente per quella del vostro personaggio. Non ci godo, tranquilli, anche a me piace sparare, ma sono felice che qualcuno abbia recepito la lezione di Outlast e finalmente abbia smesso di considerare i Survival Horror degli sparatutto con i mostri, facendo trovare improponibili lanciagranate anche a poliziotti, giornalisti, lavandaie e bambini.

 

In definitiva, il gioco è pienamente consigliato, ma solo se vi piace il genere di horror che si basa sulla innaturale deformazione umana, con mostri tutt'altro che alieni e decisamente inquietanti proprio per il loro essere umani. Se invece siete appassionati di alieni, isolatevi da questo gioco e restate sintonizzati.

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