Io che odiavo Jane Eyre

Domenica, 23 Novembre 2014 17:16
  

Sono sempre stata una fanatica della letteratura inglese del periodo Hannover – Coburgo ed in particolare dell'epoca vittoriana. Tuttavia, ho sempre odiato Jane Eyre, nonostante fosse lei figlia legittima della letteratura vittoriana, molto più di quanto non lo fossero i personaggi della mia scrittrice preferita, Jane Austen, vissuta, in realtà, prima dell'effettiva ascesa al trono della regina Vittoria. Non ho mai potuto soffrire le sorelle Brontë e le loro opere, forse per quegli elementi vistosamente gotici, troppo angoscianti per i miei gusti e che non riuscivo a giustificare in relazione col romanzo romantico (romantico: che appartiene alla corrente letteraria del romanticismo), sebbene, ne sono consapevole, autori quali Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Robert Louis Stevenson, Arthur Conan Doyle, abbiano sublimato l'arte della narrazione gotica nei loro romanzi ed incontrando perfettamente i miei gusti. Ma allora come? Com'è possibile che la Signorina Eyre non fosse mai riuscita a risultarmi simpatica?

 

Facciamo un passo indietro:

 

Charlotte Brontë nasce a Thornton, nello Yorkshire, Inghilterra, terza di sei figli, da Patrick Brontë, un pastore protestante di origine irlandese, e da Maria Branwell. Il padre di Charlotte è già autore di diversi poemetti a carattere religioso e politico.
Nel 1824 Charlotte, assieme alle sorelle Maria, Elizabeth ed Emily, viene iscritta alla Clergy Daughter's School, nel Lancashire. È un'esperienza orribile, che segnerà Charlotte per tutta la vita e non sarà difficile riconoscere Clergy Daughter sotto le spoglie di Lowood School, nel romanzo "Jane Eyre". Le condizioni spaventose dell'istituto causeranno la morte prematura delle due sorelle maggiori, Maria ed Elizabeth, all'età di appena 11 e 10 anni, e rovineranno per sempre la salute di Charlotte ed Emily.

Tra il 1826 e il 1829, si nota la prima attività letteraria che venne iniziata insieme alle sorelle Emily e Anne e al fratello Branwell.

 

tumblr static jane eyre large edit

 

Il romanzo di formazione di Charlotte, "Jane Eyre", fu pubblicato nel 1847 sotto lo pseudonimo di Currer Bell.
La protagonista dell'opera parla in prima persona e si rivolge direttamente al lettore, narrando le vicende della propria vita, attraverso varie fasi di maturazione e cambiamento, mediante le quali il suo personaggio, così come gli altri, saprà evolversi nel corso della narrazione. Particolarmente vivide, ma non eccessive, le parti descrittive, le ambientazioni ed i paesaggi. I protagonisti della storia sono presentati attraverso una profonda analisi della loro psicologia e un'appassionata descrizione dei loro sentimenti e Jane, in particolare, è un personaggio forte (più forte di quanto avessi creduto io stessa, in passato), indipendente, coraggioso, integro, giusto.
Il romanzo ebbe un notevole successo fin dalla sua pubblicazione, nonostante rifiutasse la maggior parte dei cliché della società vittoriana.

 

tumblr lr4rri31Ny1qe0vo6o1 500

 

Ma torniamo a noi.

 

Ho scritto il mio articolo a più riprese e in questo preciso momento sto bevendo una tazza di tè, dopo aver sistemato le prime decorazioni natalizie in casa e aver accesso una profumatissima candela alla mela, cose che mi fanno sentire una vera damina dell'Ottocento (sentimento davvero raro per la mia indole non molto femminile, poco paziente e più incline alla ribellione), ragion per cui, proseguirò questa recensione come si conviene ad una brava signorina:

 

Cari lettori,
ci sono momenti nella vita in cui capita a tutti di dover affrontare delle difficoltà, o di dover prendere delle decisioni difficili. Non avevo mai apprezzato davvero la Signorina Jane Eyre, perché non avevo mai affrontato quelle difficoltà, o quelle decisioni. Spesso, cerchiamo nei libri una via di fuga, uno spazio libero in cui vagare con la mente e in cui riposare, o un modo per viaggiare in posti che, altrimenti, non avremmo mai la possibilità di vedere. Non solo. I libri possono insegnare e ad un occhio attento possono mostrare una strada. Non la verità, certo, non una soltanto almeno, ma gli strumenti per interpretare noi stessi, per leggerci, oltre che per leggere, e capire, poco alla volta, le persone che desideriamo essere.
È tutto qui, vedete. La scelta, intendo, è solo nostra, e possiamo scegliere di formare noi stessi, attraverso le pagine. E di formarci non smettiamo mai, per tutta la durata della nostra vita. Cresciamo, mutiamo, non siamo mai completi e mai uguali al giorno precedente, all'attimo precedente. Ed il giusto equilibrio si trova, forse, fra questi mutamenti propri dell'essere umani e la coerenza di spirito cui possiamo almeno tendere. E se in certi momenti crediamo di aver perso la strada, i libri possono ricordarci chi siamo, cosa desideriamo e quale direzione intendiamo seguire. E così, non avevo mai apprezzato davvero la Signorina Jane Eyre, perché non ero pronta. Perché non era il momento. Mi è capitato spesso di leggere un libro in un certo periodo e di dargli una certa interpretazione e poi di rileggerlo in seguito e cambiare completamente idea, trovare un nuovo punto di vista, diverso, come diversa posso essere io.
Sembra che Bertha, la moglie pazza del Signor Rochester, nel romanzo di Charlotte, sia l'alter ego della stessa Jane, la chiusura, la parte negativa, frutto dei traumi, degli stenti, delle sofferenze dell'infanzia. Io ci ho visto anche la personificazione dell'errore, non solo di Rochester, ma anche di Jane Eyre. Perché restare al fianco di lui sarebbe un errore. E la tentazione è forte, lacerante, insostenibile. Troppo semplice finegere di non vedere, di non sapere, fingere di ignorare quella presenza folle nella torre nord e seguire il proprio cuore. Ma! Una volta tanto, seguire il cuore non è la via giusta. Perché non sempre ciò che desideriamo corrisponde a ciò che è giusto, a ciò che ci permetterebbe di vivere in pace con noi stessi e di guardarci ogni giorno allo specchio con dignità.

 

1104 7b951

 

Non voglio star lì a spaccare il capello sulle ovvie differenze che separano la nostra moderna società da quella di due secoli fa. Ciò che mi preme sottolineare è la decisione che Jane prende, per se e per Rochester, di lasciarlo, di rinunciare, di morire (metaforicamente parlando). Morire per un ideale. Onestamente non so se avrei fatto lo stesso, oggi come oggi, ma so che in un preciso periodo della mia vita, questo, mi è servito ricordarmi di Jane Eyre e rileggerla e vederla da una nuova prospettiva. Perché, ed è molto importante tenerlo sempre bene a mente, non è poi così difficile evitare l'errore che sia palese, ma piuttosto quello in cui possiamo incorrere per assecondare le persone che amiamo. Ed essere fedeli a certi valori, questo sì, può essere molto difficile.

 

Per concludere, ecco la morale della mia favola: concedete sempre una seconda occasione ai libri, sapranno cambiarvi, quando sarete pronti.

Vota questo articolo
(4 Voti)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.