Per non dimenticare. 27 gennaio 2015

Martedì, 27 Gennaio 2015 08:55
  

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no”

Parole che risuonano, che riecheggiano sempre con lo stesso tono drammatico dentro di noi e che ci commuovono ed emozionano in ogni tempo e in ogni luogo. Lineari e semplici, ma allo stesso tempo profonde e intense. Oggi più che mai le parole di Primo Levi devono essere il nostro canto, la nostra preghiera . Il 27 Gennaio di ben 70 anni fa, le truppe Sovietiche dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, diedero fine alla persecuzione degli Ebrei e all’incontrollata follia del Nazismo. La memoria di un tragico evento della storia del nostro Paese e dell’Europa ci fa riflettere che, persone pressoché normali sono state capaci di compiere azioni mostruose, sono state capaci di annientare 6 milioni di esseri umani; di fargli perdere prima la famiglia, i vestiti, le scarpe, i capelli, il corpo, la mente ed il nome, fino ad arrivare a distruggere la loro identità. Comprendere il male che l’essere umano è stato in grado di compiere è impossibile, ma rendere memoria è dovere di tutti noi.

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