Robert Capa in Italia. Il padre del fotogiornalismo in mostra a Milano

Domenica, 15 Febbraio 2015 00:00
  

La paura, l’attesa, l’angoscia, la speranza è ciò che caratterizza chi subisce una guerra; stati d’animo che ritroviamo negli occhi, nelle espressioni, nelle parole dei “protagonisti”. E’ questo che emerge dalle fotografie di colui che è considerato il padre del fotogiornalismo, Robert Capa, in mostra in questi giorni a Milano. 

 

Le immagini raccontano la seconda guerra mondiale vissuta dalla gente comune che si muove tra le macerie, quella stessa gente che chiede l’acqua ai soldati dell'Esercito americano; immagini che raccontano le città ridotte in macerie e “soldati e civili vittime di una stessa strage”. Settantotto scatti in bianco e nero che documentano lo sbarco delle truppe alleate e la loro avanzata dalla Sicilia ad Anzio con l’occhio attento e vigile di uno dei più grandi fotoreporter che si conosca.

 

 

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Pseudonimo di Endre Arno Friedmann, Robert Capa è un fotografo di origine ungherese che sin dall’adolescenza si dedicò al giornalismo. Espulso dall’Ungheria per motivi politici, si stabilì a Berlino dalla quale fuggì nel 1933 trasferendosi a Parigi dove conobbe Henri Cartier-Bresson. È proprio in questo periodo, caratterizzato dagli sconvolgimenti politici e dal suo impegno contro il fascismo e qualsiasi altra forma di oppressione, che si avvicinò al reportage politico facendo di esso il suo impegno di vita. Inviato delle diverse riviste per cui ha lavorato, Capa riesce fotografare non solo le immagini della guerra vera e propria, ma anche quello che si nasconde dietro le quinte: i preparativi all’assalto, il riposo dei soldati dentro le trincee, gli sfollati della case distrutte dalle bombe, i feriti, i cadaveri e le macerie. Alfredo De Paz sostiene che Capa si immerge negli eventi cogliendo il proprio soggetto a distanza tanto che a volte appare sfocato e impreciso; si introduce nelle folle, nelle manifestazioni come una spia riprendendo tutto ciò che gli si pone davanti agli occhi.

 

Grazie a i suoi reportage diventa il fotografo di guerra più conosciuto e apprezzato, in grado di riportare, allo stesso tempo, l’eroismo e l’aspetto psicologico dei soldati, la dimensione storica degli eventi e la loro portata sociale. Nel 1947, Robert Capa, insieme a Henri Cartier Bresson, David Seymour e George Rodger, fonda la Magnum Photos Inc., un’ agenzia fotografica che rappresenta il tentativo di creare una fotografia proposta dagli stessi fotografi e non controllata dalle agenzie giornalistiche. L’obiettivo di tale agenzia era, ed è ancora oggi, la tutela della libertà morale, estetica ed economica dei fotografi freelance, evitando la sottomissione agli editori e, più in generale, alle limitazioni imposte dal giornalismo. In questo modo, i fotografi della Magnum Photos Inc. erano e sono liberi di fotografare e vendere i propri reportage beneficiando del diritto d'autore. 

 

Secondo Capa il reportage si fonda sulla di fedeltà agli eventi, ai fatti, senza utilizzare i trucchi offerti dalla tecnica, altrimenti non si può affermare la forza dell’immagine in quanto documento storico. Se da un lato il fotografo ungherese afferma ciò, dall’altro i suoi scatti sono stati oggetto di molti studi che tentano di dimostrare la loro reale autenticità. In particolare le critiche si sono focalizzate su una fotografia, Miliziano colpito a morte, la qualeè stata valutata sia da sola, come fu pubblicata nel 1937 sulla rivista americana Life, sia insieme ad una seconda foto. Come sostiene Luca Pagni, è stato dimostrato che non si tratta di una sola persona, bensì di due persone diverse tanto che le foto sono sovrapponibili: generalmente chi viene colpito mentre corre cade in avanti e la sovrapposizione delle due foto indica che è stato usato il cavalletto, piuttosto che lo scatto a mano libera di cui ha parlato lo stesso Capa. Inoltre, lo sfondo non è quello di una battaglia, ma piuttosto sembra un momento di riposo e l’identità del miliziano non è mai stata accertata, il suo riconoscimento in Federico Borrell Garcia è risultato privo di qualunque riscontro (http://www.photographers.it/articoli/cd_capa/index.htmlhttp://www.photographers.it/articoli/cd_capa/index.html).

 

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Il lavoro di Robert Capa rappresenta, comunque, un contributo fondamentale allo sviluppo del fotogiornalismo in Europa anche se egli detestava la guerra, quella guerra che gli aveva portato via gli amici e l’amore, quella guerra che gli apparteneva e che era stata quasi l’unica fonte della sua gloria, quella guerra che, fatalmente, se l’è portato via il 25 maggio 1954 mentre fotografava l’Indocina in rivolta.

 

La mostra, dal titotolo Robert Capa in Italia, è curata da Beatrix Lengyel ed è promossa dal ministero delle Risorse umane d'Ungheria e dal consolato generale d'Ungheria a Milano in collaborazione con Città metropolitana di Milano, Fratelli Alinari fondazione per la storia della fotografia e Museo nazionale ungherese di Budapest. Resterà esposta allo Spazio Oberdan, Milano, fino al 26 aprile.

 

Ultima modifica il Domenica, 15 Febbraio 2015 14:31
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Roberta Pagano

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