Born in the U.S.E.: intervista a Michele Diomà

Venerdì, 06 Marzo 2015 08:40
  

Siete Pronti? Stiamo per presentarvi un  vero e proprio astro nascente della Settima Arte. Oggi Napoli ha un’altra Stella di cui fregiarsi.

 

Quest’anno il Cinema compie 120 anni, e quale modo migliore per augurargli 'Buon compleanno' se non la celebrazione del  Cinema stesso? Una  sentita dichiarazione d’Amore, fatta da un artista, di cui sentiremo ancora parlare, che con il suo Progetto, sublima ed esalta L’Arte che ha reso grandi gli italiani, Di fatto adesso, quell’Arte, vede proprio lui tra quei grandi, che, con la sua modestia e umiltà se ne renda conto oppure no. Infatti Il suo “Born in the U.S.E.”  sarà proiettato in anteprima mondiale in Messico all’ INTERNATIONAL FILM FESTIVAL DI GUADALAJARA .

 

Parliamo del giovanissimo regista Michele Diomà, il suo il film in Francia è diventato un vero e proprio caso cinematografico :”L’ultimo sogno di Howard Costello” un metadocumentario, che tratta della reincarnazione, ma da un punto di vista particolarissimo, non voglio spiegarvelo, va assolutamente guardato. Napoletano, appena 32enne, ma può vantare l’onore, di aver collaborato con i nomi più illustri del Cinema Italiano, e con il quale oggi abbiamo fatto quattro chiacchiere.

 

Chi è Michele Diomà?

 

Lo pseudonimo di un ragazzino solitario che guardava nella sua cameretta videocassette di vecchi film in bianco e nero. C’era chi diceva: ma portatelo dallo psicologo! Chi diceva: ma perché non vuoi il motorino e guardi tutto il giorno sti’ film di Luis Brunuel? Buluel? Come si chiama?

 

C'è una pellicola in particolare, che ti ha illuminato ,facendoti capire che il cinema sarebbe stato la strada da seguire nella tua vita? A che età hai scoperto questo grande amore per il cinema?

 

Sono un topo da cineteca e i film che mi hanno segnato sono molti. Però il film che mi ha fatto capire che il cinema sarebbe stato la mia strada, come mi hai chiesto, è L’ultimo sogno di Howard Costello, il mio filmetto d’esordio, appena concluso non vedevo l’ora di ricominciare a scrivere e girare un nuovo film.

 

Ci sembra doveroso, dato che se n'è andato da qualche mese ricordare un grande artista come Rosi, com'è stato e cosa ha significato per te lavorare spalla a spalla con lui?

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Io sono campano e Francesco Rosi per me ha sempre rappresentato oltre che un Maestro geniale, anche una delle voci che riscattava la mia Terra, deturpata da corruzione, criminalità, pizze, mandolini ecc. Lavorare con lui? E’ stato come per un giovane compositore suonare il piano accanto a Mozart! Un regalo che mi ha fatto la vita! Che altro posso dirti … Franco è più vivo che mai con i suoi capolavori.

 

Hai un piccolo aneddoto da raccontarci?

 

I registi e gli addetti ai lavori del cinema che hanno avuto il privilegio di lavorare con Francesco Rosi lo chiamavano con ammirazione: Il professore. Una definizione che sottolineava la sua estrema meticolosità viscontiana nella realizzazione di un film. Prima di girare Born in the U.S.E. mi ha telefonato 4 volte, conversazioni lunghe sul cinema e su come avremmo realizzato il progetto. Una grande lezione di rispetto per il cinema, che porterò con me per sempre.

 

"L'ultimo sogno di Howard Costello" incentrato sulla reincarnazione, e sul viaggio interiore che si sviluppa attraverso un sogno, ha rappresentato una particolarissima scelta stilistica che in Francia al festival di Nizza, è diventata un caso cinematografico... anche per il fatto che i protagonisti principali sono i gabbiani. Quale percorso ti ha portato a decidere di girare una pellicola così particolare?

 

Io sin da bambino ho avuto due passioni estreme e profonde: il cinema e gli animali. Per tutti gli animali, dallo struzzo all’ornitorinco. L’idea di realizzare un film con protagonisti dei gabbiani l’ho portata nel cuore per oltre 15 anni. Poi è diventato davvero un film grazie alla mia anarchia e grazie a Pablo Neruda, ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli … è un’altra storia.

 

Pur essendo molto giovane, il tuo nome è già stato associato a nomi di grandissimi quali Rossellini, Olmi, Mastroianni, come ti senti a venire collegato ai nomi dei mostri sacri del cinema italiano?

 

Rossellini in particolare è anche una questione di cuore, dato che Renzo Rossellini, grande produttore e figlio di Roberto ha creduto nei miei progetti e nel sogno poi realizzatosi di un film come Born in the U.S.E. Abbiamo fatto insieme un film senza inchinarci davanti ad alcun potere forte ed ora il film sta girando il mondo.

 

Qual è il significato del titolo " Born in The U.S.E."?

 

Nato negli Stati Uniti d’Europa è riferito al cinematografo, la cui prima proiezione ebbe luogo a Parigi, appunto nel cuore d’Europa nel 1895.

 

Come, Born in the U.S.E. celebra i 120 anni del Cinema?

 

Beh per questo rimando alla visione del film. Però preannuncio che non è un film accademico, tipo pallosa lezione di cinema, è una lettera d’amore al cinematografo.

 

Tutti da bambini abbiamo visto Nuovo Cinema Paradiso, tutti abbiamo riso e ci siamo commossi  ... che ruolo ha avuto lavorativamente su di te Giuseppe Tornatore  (la persona), averci collaborato e soprattutto quale apporto psicologico ha dato alla tua crescita artistica ?

 

Tre domande in una! Sulla prima ti dico che purtroppo ci sono bambini che non hanno mai visto Nuovo cinema Paradiso. La seconda: Giuseppe Tornatore ha un’immensa conoscenza della storia del cinema, davvero non comune tra i registi ed il suo apporto a Born in the U.S.E. è stato fondamentale. Con me e Renzo Rossellini è stato gentile e sempre disponibile, lo ammiro personalmente e non solo per il grande regista che è. Per la mia crescita di regista, posso dirti che è stato tra i pochissimi registi nati dagli anni ’50 in poi ad avermi davvero ispirato.

 

Chi è il tuo regista preferito?

 

Domandaccia! In senso ironico naturalmente. Perché diversi sono i Maestri del cinema che amo. Diciamo però che Federico Fellini non è il mio regista preferito, ma una specie di Totem.

 

Quando ti definisci : "Artiste en guerre, contre les règimes esthètiques" cosa intendi? Come nasce questa definizione?

 

Viviamo in un regime dell’informazione, in un regime alimentare, in un regime dei suggerimenti sull’abbigliamento, come sul dentifricio da acquistare o del naso da rifarci. E viviamo anche in un regime estetico del cinema dettato da una serie di fattori, io semplicemente lo ignoro e cavalco solitario la mia visione del cinema. Questo significa.

 

 

 

Cinematograficamente parlando che messaggio daresti ai nostri lettori?

 

 

 

Rivedete i grandi film del passato, capirete come salvarvi la vita!

 

Cosa aggiungere? Aspettando di poter finalmente vedere anche noi “Born in the U.S.E.” auguriamo il nostro In bocca al lupo ad un ragazzo che con passione, e coraggio celebra il suo amore per il cinema e lo porta in giro per il mondo. Quando, li in mezzo alla platea, sentiremo il suo nome,  beh anche questo risveglierà in noi, con una punta d’orgoglio, la fierezza di essere Italiani.

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