L’Arte è Donna in occasione dell’8 marzo

Sabato, 07 Marzo 2015 00:00
  

Se riusciamo a estraniarci dal divertimento obbligato, dalle grida ostentate e dalla caccia all’uomo a tutti i costi, l’8 marzo potremo riflettere amaramente su come sia stato ritenuto necessario stabilire, ogni anno, un giorno dedicato alla donna, che festa in realtà non è, per ricordarci le sofferenze, gli abusi, le costrizioni e le sottomissioni che essa ha dovuto subire nel tempo e che non sono terminate neppure oggi. Quelle di cui parlerò in questo articolo sono donne di forte spessore, vissute in epoche diverse, anche lontane tra loro, ma accomunate dalla forza di carattere, dalla coscienza di se stesse, dalla capacità di affrontare i problemi e i drammi della vita e che sono riuscite ad affermarsi nel corso dei secoli, superando discriminazioni e difficoltà di ogni tipo.

 

ARTEMISIA GENTILESCHI (Roma, 1593-Napoli, 1653) – È la regina indiscussa della pittura Barocca. Figlia del noto pittore Orazio, Artemisia è una donna di grande talento che riesce ad affermarsi nonostante le molteplici difficoltà e i pregiudizi incontrati in un'epoca dominata dagli uomini. Negli anni Settanta del Novecento diventa un simbolo del femminismo internazionale e numerose associazioni e fondazioni cominciano ad adottare il suo nome.
Il motivo? Nel 1611 Artemisia fu vittima di stupro ad opera del pittore Agostino Tassi, cui reagì intentando il processo più noto delle cronache del tempo, ampiamente documentato dalle testimonianze raccolte in tribunale e che si concluse con la condanna del Tassi e il suo esilio da Roma.  Una delle opere più celebri è l’Autoritratto come allegoria della Pittura (1638-39, Collezione Reale, Londra), in cui Artemisia dà alla Pittura le proprie sembianze, ritraendosi con fierezza, consapevole delle proprie capacità artistiche e dichiarando la propria straordinaria posizione di donna pittrice.
La potenza dei contrasti chiaroscurali e il forte realismo dai toni spesso drammatici richiamano la lezione caravaggesca, sulla quale però Artemisia interviene caricando i suoi dipinti di una emotività tutta personale.

 

Sul lago nel Bois de Boulogne 1879 olio su tela National Gallery Londra

Sul lago nel Bois de Boulogne, olio su tela (1879, National Gallery, Londra)

 

 

BERTHE MORISOT (Bourges, 1841-Parigi, 1895) – Finalmente si dipinge en plein air, all’aria aperta! È la seconda metà dell’Ottocento e i pittori cominciano man mano a lasciare i loro studi per uscire all’aperto, cogliere gli effetti di luce improvvisi e fuggevoli e i diversi stati d’animo che suscitano nell’artista, libero sempre più da sovrastrutture intellettuali. Diminuisce l’importanza del tema storico, considerato il più alto dalle accademie e si afferma la pittura di paesaggio, che dà maggiori opportunità alle donne, cui era vietato lavorare con modelli vivi. 

Nell’ambito dell’Impressionismo conquista una posizione di rilievo Berthe Morisot, pittrice di grande sensibilità, il cui fine è “fissare un sorriso, un fiore, un frutto, un filo d’erba”, l’espressione di un volto caro, con pennellate veloci e vigorose. Pur inserita nel gruppo degli Impressionisti, la Morisot ha un linguaggio tutto suo, una spiccata individualità. Stimata e rispettata, fece della sua casa un luogo di incontro dove gli artisti potessero coltivare il rapporto di amicizia e scambiarsi aggiornamenti ed opinioni sulla vita artistica di Parigi.

 

Autoritratto nella Bugatti Verde 1929 olio su tavola collezione privataAutoritratto nella Bugatti verde, olio su tavola

 

 

TAMARA DE LEMPICKA (Varsavia, 1898-Cuernavaca, 1980) – Autoritratto nella Bugatti verde (1929, collezione privata) è il quadro più noto dell’artista, considerato emblematico dell’emancipazione che la donna stava conquistando già negli anni Venti. “L’Automobile non segnerà soltanto un’epoca, ma sarà il simbolo della liberazione della donna: avrà fatto, per spezzare le sue catene, molto più di tutte le campagne femministe e le bombe delle suffragette” (da Le Figaro, 1930).
Nell’autoritratto il caschetto di cuoio della Lempicka ricopre una pettinatura “alla maschietta”, che ha orgogliosamente sostituito le elaborate acconciature con chignons e riccioli degli anni precedenti, la mano guantata di pelle di daino tiene il volante del bolide verde, lo sguardo è fermo. L’atteggiamento della guidatrice esprime sicurezza e consapevolezza della propria autonomia, di quella liberazione di cui l’automobile è diventata il simbolo nel ventennio tra le due guerre. Irrequieta, libera e trasgressiva, in giro per tutta Europa e anche in America, la Lempicka esprime quel momento di grandi cambiamenti in cui l’immagine della donna, che non a caso veste gli abiti di Coco Chanel, la stilista che liberò il corpo femminile dalle stecche rigide dei busti, comincia a conquistare una sua individualità.

 

le-due-frida 1939 olio su tela  Museo de Arte Moderna Citta del Messico

Le due Frida, olio su tela (1939, Museo de Arte Moderna, Città del Messico)

 

 

FRIDA KAHLO (Coyoacán, 1907-1954) – Per lungo tempo sconosciuta al grande pubblico, l’artista è da qualche anno una delle più amate e note al mondo, in particolare grazie al film FRIDA di Julie Taymor, del 2002. Pittrice indipendente e rivoluzionaria, è di sicuro una delle artiste più significative del XX secolo. 

Nel 1925 un terribile incidente martoriò il suo corpo sconvolgendo per sempre la sua vita. Costretta a letto, appena diciottenne,  Frida inizia a dipingere, trasformando in arte le sue angosce e le sue sofferenze fisiche: «Dipingo per me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio». I suoi dipinti, infatti, esprimono tutto il suo mondo interiore, il dolore per gli aborti e la solitudine, ma anche la sua grande forza, la fierezza e l’amore per la vita. Il soggetto principale della sua arte è il proprio volto, i temi ricorrenti sono i suoi amori – in primis per Diego Rivera - e i luoghi della sua storia che Frida colora con le tinte accese e luminose della sua tavolozza. È una pittura simbolica, che è impossibile collocare all’interno dei numerosi movimenti di avanguardia che caratterizzano il primo Novecento, poiché Frida spazia tra di essi con sorprendente eclettismo, rivisitandoli attraverso la sua personalissima chiave di lettura.

«Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io. Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me. Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te» (dal Diario di Frida Kahlo).

 

marina-abramovic con Ulay suo ex compagnoMarina Abramović e Ulay, suo ex compagno, durante la performance The artist is present

 

 

MARINA ABRAMOVIĆ (Belgrado, 1946) -  È una donna che ha marchiato in maniera profonda  e innovativa l'arte degli ultimi trent'anni, concentrando la sua attenzione sul proprio corpo e analizzando i confini estremi della resistenza fisica e psicologica.

Nel 2012, se passavi al MOMA di New York, potevi decidere di sederti di fronte a lei per qualche minuto e entrare a far parte di una delle performance artistiche più lunghe della storia: The artist is present.
Per tre mesi, ogni giorno, sette ore al giorno, Marina Abramović è rimasta seduta e quasi immobile, guardando gli occhi di chi, lì di fronte a lei, decideva di mettersi in gioco. C’è stato chi ha pianto, chi è rimasto scettico, chi ha avuto partecipazioni emotive fortissime e giovani artisti che hanno utilizzato l’esperienza per darsi visibilità. E c’è stato il suo ex compagno di vita e di arte che ha partecipato alla performance all’insaputa dell’ Abramović. Quando l’artista lo ha visto, lacrime emozionate sono scese dai suoi occhi, finché, facendo un’eccezione alle rigide regole della performance, ha allungato le mani per toccare quelle dell’uomo, raggiungendo uno dei momenti più intensi dell’intera performance. Quasi 1400 persone si sono sedute su quella sedia al MOMA, tra cui personaggi famosi come Bjork, Marisa Tomei, Isabella Rossellini, Lou Reed e James Franco. Il successo dell’ Abramović è stato indiscusso e al termine dei tre mesi l’artista ha dichiarato “Nella performance dipende tutto dallo stato d’animo. Il pubblico sente l’insicurezza, sente la paura, sente che non ci sei. L’idea è quella di portare il performer e il pubblico allo stesso livello di consapevolezza, qui e ora”.

Se sei curioso e vuoi saperne di più, l’intera performance è riportata nel documentario di Matthew Akers, Marina Abramović: The artist is present, 2012, Feltrinelli Real Cinema.


*Immagine di coperina: 
Autoritratto come allegoria della Pittura, olio su tela.

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