Ouija, un film horror: sul serio?

Mercoledì, 18 Marzo 2015 13:42
  

Qualche giorno fa ho visto Ouija, un film horror dello scorso anno incentrato tutto sulla celebre tavoletta utilizzata, durante le sedute spiritiche, per comunicare con il mondo dei morti.

 

Il regista è Stiles White, quindi sapete con chi dovete prendervela.

 

Dopo aver visto il film, ho pensato che il minimo che potessi fare per aiutare il prossimo fosse mettere nero su bianco le mie impressioni. Certo è che, se mai un giorno l'umanità dovesse estinguersi per una guerra nucleare o per calamità naturali e degli alieni dovessero trovare il mio articolo come unica testimonianza della nostra civiltà, non ci faremmo una bella figura, ma ho deciso di correre il rischio.

 

Ora, io mi auguro sinceramente che voi non dobbiate mai sprecare novanta minuti della vostra vita per una pellicola come questa, ma, se proprio ci tenete, non sarò certo io a giudicarvi.

 

In questa recensine, non scenderò troppo in profondità nei meccanismi della trama, quanto, piuttosto, mi soffermerò sugli assurdi comportamenti di certi personaggi. In questo film, infatti, ho riscontrato un esplosivo mix di cazzate, riconducibile, devo dire, a molti, moltissimi altri film dell'orrore.
Perciò, via con la recensione!

Vi avverto che da qui in poi c'è SPOILER ALERT.

 

E, niente, c'è questa tipa che non sa come impiegare il tempo e quindi decide di coltivare l'hobby del dialogo con i morti.
Il giochino è semplice: si prende questa tavoletta con sopra inciso l'alfabeto, i numeri da zero a nove, "sì" e "no" e altri simboli. Utilizzando un indicatore mobile chiamato "planchette", si pongono delle domande agli spettri e si aspetta che questi rispondano, facendo muovere l'indicatore sulla tavola, da una lettera a un'altra, o su numeri e risposte varie.

 

La bionda nel film pone agli spiriti domande cruciali, davvero importanti per il destino dell'universo, del tipo "avrò un ragazzo?", "mi sposerò?", "che vestito metto per la festa?" e così via.

 

Ma passiamo oltre: dopo una rapida carrellata dei costruttivi e positivi interessi della bionda e della sua amica del cuore, dall'infanzia all'adolescenza, arriviamo al principio del film vero e proprio, quando strani fatti cominciano ad accadere.

 

È sera e tutto tace. La bionda, che non è la protagonista del film (non vi rallegrate troppo, la vera protagonista, l'amica del cuore, è anche peggio) ovviamente si trova da sola in casa. L'amica passa a prenderla per portarla a una festa, ma lei sa che qualcosa non va e sembra anche volerne parlare, ma poi opta per il silenzio, rinuncia ad uscire, saluta l'amica e rientra in casa.
Zan zan.

 

A questo punto, parte il sottofondo musicale da inquietudine-prima-di-un-fatto-marginale-ma-brutto-che-darà-il-via-al-film: chiunque capirebbe che, ormai, la bionda ha le ore contate. Anche perché lei è molto più carina dell'amica del cuore, ma è quest'ultima a stare bellamente sulla locandina del film, ragion per cui, se due più due fa quattro, qualcosa di terribile sta per venire fuori a papparsi la bionda.

 

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Una porta si apre da sola e già lì, non so voi, ma personalmente mi sarei catapultata fuori di casa urlando. Ma va bene, forse è un po' poco per dare i numeri, sta di fatto che, subito dopo la porta, il fornello si accende autonomamente. Allora, ok, posso capire il primo istinto di non farsi prendere da allarmismi infondati, ma fossi stata al posto della bionda, avrei almeno considerato la possibilità che, minimo minimo, in casa c'è una fuga di gas.

 

Ma no, perché preoccuparsi? C'è sempre una soluzione geniale in questi casi e, a confermare la regola delle cazzate da film horror, la bionda decide di SPEGNERE TUTTE LE LUCI.

 

Adesso io vorrei fare una domanda, anche se non so bene a chi dovrei rivolgerla, ed è: "PERCHÉÉÉ???".

 

Ovviamente, la bionda muore e non per gli spiriti, ma per il principio di selezione naturale che, nella teoria evoluzionistica di Darwin, sancisce la fine senza appello degli imbecilli.

 

Proseguiamo: tutti sono terribilmente sconvolti dalla tragica fine della bionda, ma poi, in fondo, neanche tanto. Al funerale, qualcuno mangia tramezzini e purè, la madre della bionda decide che il miglior modo di metabolizzare il lutto è una vacanza e la migliore amica decide di saccheggiare l'armadio della bionda: "Tanto, ormai, questa borsa non ti serve più, tesoro". Tra uno strano modo di essere tristi e l'altro, la madre della bionda, sempre durante il funerale della figlia, chiede all'amica del cuore di innaffiarle le piante durante il periodo in cui lei sarà alle Seychelles. Giustamente.

 

In sostanza, la principale difficoltà del film è stata quella di trovare una scusa plausibile per far tornare l'amica del cuore a casa della bionda e, soprattutto, per farcela tornare senza che ci fosse la famiglia della bionda. Ho la sensazione che si poteva pensare a qualcosa di meglio, ma proseguiamo.

 

L'amica del cuore va ad innaffiare queste benedette piante e si porta anche il fidanzato. La scusa è fargli controllare la piscina, come se lei avesse dimenticato l'uso della vista, ma sappiamo tutti che avere a disposizione una casa libera non è cosa semplice per due fidanzati.
Comunque, l'amica del cuore decide di approfittarne per svaligiare ancora un po' l'armadio della bionda morta, ma poi sente dei rumori e si accorge che, in cucina, il fornello si è acceso da solo.

 

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Evidentemente, lo spirito che infesta la casa era un ex concorrente di MasterChef, morto d'infarto dopo aver visto la pubblicità di Cracco delle patatine San Carlo. Naturalmente, l'amica del cuore a questo non pensa, ma, piuttosto, crede che la bionda stia cercando di mettersi in contatto con lei dal mondo dei morti ed ecco la seconda idea geniale del film: l'amica del cuore chiede ai suoi amici di rinunciare al panuozzo di Gragnano e di andare a passare il sabato sera a casa della bionda morta per fare una seduta spiritica con la tavoletta Ouija.
Ovviamente, tutti preferirebbero il panuozzo, ma come si fa a dire di no a una pazza squilibrata?

 

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I componenti del gruppo si danno appuntamento e, successivamente, si riuniscono nel salotto della bionda morta. Qualcuno spera in un piacevole risvolto a base di alcool e sesso, ma qualcosa va storto: i ragazzi si rendono conto che in casa c'è davvero un fantasma e che la pazza squilibrata potrebbe avere ragione, ma poi capiscono che lo spirito non è quello della bionda, ma di qualcun altro, uno spirito maligno che vuole ucciderli. L'amica del cuore, alias Olivia Cooke, non sembra prendersela più di tanto, o forse, semplicemente, il suo repertorio di espressioni facciali è da paragonarsi a quello di Kristen Stewart in Twilight, ragion per cui non riesce a manifestare una particolare preoccupazione per i fantasmi che girano nella casa della bionda morta.

 

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Si susseguono, però, una serie di fattacci, per cui i componenti della comitiva cominciano a morire come mosche, uno dopo l'altro, e il fidanzato della migliore amica rinfaccia a quest'ultima di essere voluta andare a fare la seduta spiritica invece di andare a mangiare il panuozzo, perciò decide di lasciarla, ma tanto muore pure lui, quindi l'amica del cuore non si dispiace più di tanto.

 

Il momento più bello del film, per me, è stato vedere l'amica del cuore presa per i fondelli da un'ultra centenaria vecchietta affetta da Alzheimer e rinchiusa in un ospedale psichiatrico, ex proprietaria della casa infestata, alla quale l'amica del cuore aveva pensato di chiedere consiglio per risolvere questo inconveniente dei fantasmi assassini di MasterChef.

 

Tutta la storia finisce con la salvezza della sola amica del cuore e di sua sorella, motivo per il quale avrei chiamato il film "La rivincita degli imbecilli", ma comunque il regista ha pensato bene di tenersi un finale aperto, perché non si sa mai, il film è stato talmente bello che varrà sicuramente la pena mettere su un sequel!

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