12 baci sulla bocca: una metafora di vita e accettazione al Nuovo Teatro Sanità

Venerdì, 27 Marzo 2015 00:00
  

Se analizzassimo la vita esattamente nell'ultimo istante, ne ricorderemmo i momenti come quadri indistinti di felicità, sorrisi fugaci scambiati all'ombra di una canzone indimenticata, sussurrata all'orecchio del nostro amante mentre lo abbracciamo. È il faro che guarda Gatsby, l'amore, irraggiungibile, fonte di felicità, a volte anche mal riposta o non compresa dalla società. Il mondo non cambia, era così negli anni ’70, tempo in cui "12 baci sulla bocca” si svolge, resta immutato ora: la sfida più difficile per l'uomo è l'accettazione del sè, di quel 'mariuolo' che abbiamo 'in cuorpo' perché gli altri ci hanno convinto che il nostro modo di essere non è mai quello giusto, che noi siamo strani, diversi, anormali. Sul palco del Nuovo Teatro Sanità va in scena l’intenso testo di Mario Gelardi, che parla di un amore difficile, tra due uomini, e del conflitto tra due fratelli. È dunque un testo sull'omosessualità?

No, Emilio (Adriano Pantaleo) e Massimo (Andrea Vellotti) rappresentano la vita e l’amore in modo assoluto, opposti eppure l’uno metà mancante dell’altro, conscio il primo del suo sè, impossibilitato ad accettarsi, il secondo. Non meno importante Antonio, loro contraltare, insieme sono simboli di una società che non accetta la relatività della vita, la varietà delle scelte e, dunque l'unicità e la bellezza vera dell'umanità. La recitazione degli attori è serva della messinscena, mai schiava, Ivan Castiglione incarna un male reale, non giustificabile, ma perfettamente identificabile nel suo tempo, così come nel nostro. Un male che esiste e resiste e distrugge l’amore, quello assoluto, con un rumore assordante e insopportabile, con sangue, violenza e prevaricazione, la peggiore delle brutture.

Fa tenerezza la figura più affine alla mia sensibilità, Emilio, consapevolmente vittima degli eventi, genitore e figlio di amori impossibili e tragici, figura degna delle eroine delle opere liriche, frutto di un epos fuori dal tempo.

È una lotta persino nei movimenti, armonicamente diretti da Miale e ben incarnati dagli attori, che rappresentano gli amanti al culmine della loro bellezza nelle scene in cui musica e gesti si compenetrano e le parole non servono, parlano le sensazioni.

Nella lotta tra regista e autore, chi prevale? Nessuno dei due, ovvero entrambi, perché la forza delle parole trova giusta forma nei gesti, nei movimenti molto attenti, esasperati quando serve, dolci quanto basta, senza mai risultare stucchevoli, ma disperati di fondo, come ogni amore degno di questo nome. Se il teatro fa le domande e a noi sta il compito di rispondere e il finale lascia una triste consapevolezza: cosa è davvero cambiato? Forse niente, oppure tutto, se porsi proprio questa domanda è possibile, ora.

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Emma Di Lorenzo

I leave to others the conviction of being the best, for me I want the certainty that in life you can always improve.

 Marilyn Monroe

 

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