Intervista a Roberto De Rosa, bassista dei Musecology, cover band campana dei Muse

Martedì, 31 Marzo 2015 05:39
  

Continua l’impegno di MYGENERATION nel promuovere l’attività dei musicisti emergenti, provenienti dal territorio Campano e nonQuesta settimana vi proponiamo un’ intervista fatta a Roberto De Rosa, bassista, membro fisso dei Musecology (Tributo campano ai Muse, di cui tra l’altro MYGENERATION ha già parlato tempo fa in un altro articolo) esidemandi altri artisti come i Queen of Bulsara(tributo ai Queen), Yellowclocks (tributo ai Coldplay) o i Non Identificato (tributo ai Subsonica).

La sua storia può risultare interessante soprattutto per chi, come lui, ha scelto di intraprendere la via della musica e di dedicarsi ad essa più che ad ogni altra cosa. Roberto questo lo fa più che bene regalandoci delle galvanizzanti performancesche si destreggianoin un vasto repertorio musicale che va dalle reinterpretazioni di brani classici del Jazz, del Rock o della musica pop contemporanea, alla composizione di brevi pezzi e riff ideati dallo stesso Roberto, i quali ci mostrano, oltre alla sua bravura e competenza, anche la sua energicacreativitàIntanto andiamo a conoscere un po’ meglio questo virtuosissimo bassista…

Ciao, Roberto! 

Raccontaci un po’ la tua storia… Innanzitutto, come è nata la tua passione per la musica e in che modo questa è stata alimentata?

Il mio amore per la musica è nato prestissimo. Da bambino sentivo cantare le persone a me vicine, loro ascoltavano musica di vario genere; ho infatti diversi appassionati di musica nella mia famiglia sebbene non ci sia stato mai nessun musicista prima del sottoscritto. Mio fratello maggiore è stato sicuramente un elemento fondamentale nella crescita di questa forte passione in me, lui mi ha fatto ascoltare sempre buona musica fin da piccolo e, prima di me, strimpellava il basso e si dilettava con la batteria.Ricordo che a soli 4 anni richiedevo esplicitamente l’ascolto dell’album “News of the world” dei Queen durante i viaggi in automobile, oppure “Thriller” e “Dangerous” di Michael Jackson!

Come ti sei avvicinato, invece, al basso e cosa in particolare ti ha colpito di questo strumento? 

In realtà è stato tutto puramente casuale…o quasi. Ho sempre avuto un’insolita attrazione per le basse frequenze nella musica, per quelle fondamenta acustiche che sorreggono qualsiasi tipo di brano musicale, quella cosa che quando c’è non ci accorgiamo della sua presenza, ma quando non c’è è come se venisse a mancare tutto. Riscontravo questa propensione ascoltando artisti come U2, Jamiroquai, Incognito o i grandi del grunge americano come Nirvana, Alice in Chains e Pearl Jam ma anche i nostraniAlmamegretta e 99 Posse. Un bel giorno d’estate, appena quattordicenne, decisi di iniziare a strimpellare quel basso impolverato che mio fratello aveva lasciato per dedicarsi alla batteria, e da quel momento non me ne sono mai più staccato!

Quando, nel corso della tua vita, hai compreso che quella del musicista sarebbe stata la tua strada ? E perché? 

Potrebbe sembrare strano ma questa cosa l’ho maturata non molto tempo fa. Prendere una decisione del genere, fare una scelta di vita non è per niente facile, specialmente nel contesto di un sistema come il nostro che al musicista non sempre attribuisce i meriti che gli spettano in quanto lavoratore e professionista, un sistema in cui si viene indottrinati con l’idea che, dopoil conseguimento di una laurea, ci si debba indirizzare versoprofessioni “più sicure”. Ho deciso di dedicare la mia vita alla musica perché è la mia passione ed è diventata anche il mio lavoro che faccio con trasporto e dedizione. Ciascuno di noi dovrebbe seguire il proprio cuore nella scelta degli studi da intraprendere e quindi del mestiere da esercitare a vita, in questo modo si vive meglio ma soprattutto si riesce bene nel lavoro che si esercita.

Tu studi al Conservatorio di Napoli “S. Pietro a Majella”. Come ti trovi lì? Parlaci un po’di cosa significa studiare musica e di come sono stati i tuoi studi.. 

Il Conservatorio di Napoli è uno dei siti di istruzione musicale più prestigiosi ed antichi della Penisola ed è stato culla della formazione di importanti musicisti e compositori, essere uno studente iscritto a questo istituto per me è un orgoglio. Purtroppo non tutto funziona come dovrebbe, i problemi non mancano, ma i docenti sono persone competenti e con un grande bagaglio culturale e professionale. Per me studiare musica è come studiare una lingua speciale che consente di comprendere e di comunicare cose che con le sole parole non si riesce a fare, ma anche di aprire porte nella mente che altrimenti rimarrebbero chiuse.

La musica ha il potere di suscitare intense e profonde emozioni in chi la ascolta; invece, tu che sei un musicista e produci tu stesso delle sonorità, quali sensazioni provi quando lo fai? 

A questa domanda posso rispondere dicendo che la musica ha il potere di suscitare intense e profonde emozioni prima di tutto in chi la fa! Se così non fosse non riuscirebbe ad emozionare nemmeno l’ascoltatore. Quando suono cerco sempre di trasmettere le mie emozioni attraverso ogni singola nota e di dare la giusta interpretazione alla musica che faccio.

Per un musicista, secondo te, quanto è importante l’utilizzo della tecnica e quanto invece quello della creatività? 

Penso che l’ideale sia un giusto equilibrio tra le due cose, fare musica significa esprimere qualcosa, e per farlo un musicista deve avere padronanza del proprio strumento da un punto di vista tecnico, ma bisogna stare attenti a non diventare schiavi della mera tecnica o virtuosismi meccanici. Come diceva Miles Davis, nessuna nota è sbagliata, l’importante è suonarla con consapevolezza.

Sul tuo canale di Youtube sono presenti molti video in cui riproduci le linee di basso di molti brani che variano dallo stile dance o funk a quello jazz o propriamente rock. Ma nei tuoi parametri musicali ci sono uno o più generi che prediligi su tutti? 

Per me è abbastanza difficile rispondere a questa domanda dato che adoro qualsiasi genere musicale, le mie preferenze entrano in gioco all’interno del genere stesso. Mi piace molto il lato stilistico di ogni tipo di musica, infatti cerco sempre di dare la giusta interpretazione ad un brano con il mio strumento curandone l’adeguato suono, timbrica, dinamica ma senza perdere il mio personale modo di suonare. Rinnovarsi sempre con una buona ricerca musicale e sonora è la chiave per raffinare la propria sensibilità musicale ed ampliare l’apertura mentale nei confronti della musica.

Cosa pensi del panorama musicale di oggi? Hai degli artisti preferiti? 

Parlando da nostalgico degli anni 90 penso che la musica abbia avuto una graduale involuzione fino ad oggi, o meglio, c’è stata una generale inflazione e sfrenata commercializzazione. C’è così tanta musica e ci arrivano così tante informazioni che risulta difficile riconoscere quando una cosa ce la fanno piacere o ci piace veramente. Ma con un po’ di attenzione e giusta selezione alla fine qualcosa si riesce a filtrare, ci sono tante belle realtà da scoprire ed approfondire sia nel sottobosco indipendente che nel pop che ci propinano quotidianamente attraverso i media. Negli ultimi mesi io ho apprezzato in particolare artisti come Bruno Mars, Ed SheeranHozier, John Legend, Sia e, nella musica alternativa,ChetFakerRoyalBlood, Alt-J, Ben Howard.

Ritieni che Napoli e la Campania siano dei luoghi aperti alla musica? Come vedi la situazione di artisti e gruppi emergenti? 

Sono fermamente convinto che proprio in Campania abbiamo tra i migliori musicisti e artisti d’Italia; l’attività musicale presente nella nostra regione è regolare e fertile rispetto al resto della penisola. Il problema spesso è la cattiva gestione e organizzazione degli eventi  molte volte finalizzata alla speculazione, la scarsa valorizzazione della musica stessa, sono cose che penalizzano gli artisti e le band tarpando loro le ali e costringendoli a rimanere chiusi nella dimensione regionale.

Il tuo canale su Youtube, sul quale pubblichi i tuoi lavori, è abbastanza seguito. Che riscontri hai verso il tuo pubblico? 

Io mi diverto tantissimo a suonare e dare vita alle mie “pazzie” tramite video su YouTube, chi mi segue lo fa perché si diverte insieme a me, in molti mi scrivono di continuo: parole di stima, condivisione, richieste di brani e consigli sono all’ordine del giorno. È anche il supporto del mio pubblico sul web che mi dà la carica per andare avanti e migliorare sempre!

Tu e gli altri due componenti dei Musecology avete di recente pubblicato un brano inedito sotto il nome di Gemmenerechiamato Vortici e briciole; com’è stata l’esperienza di registrare qualcosa ideato da voi? 

L’incisione di “Vortici e briciole” è stata un’esperienza emozionante perché abbiamo dato libero sfogo alla nostra inventiva e abbiamo anche scoperto nuove sonorità, sperimentato nuove strade e messo ulteriormente alla prova le nostre potenzialità. Inoltre registrare in alcuni tra i migliori studi di incisione e missaggio, tra Milano e Varese, è stato bellissimo.

Hai qualche altro progetto per il futuro?

I miei obiettivi futuri sono sicuramente concludere gli studi al Conservatorio e continuare il mio percorso da musicista turnista. Continuerò a coltivare il mio canale YouTube(youtube.com/robbasso88) e la mia pagina Facebook(facebook.com/robbasso) e a tal proposito ci saranno delle novità a breve, ma voglio lasciarvi con un pizzico di curiosità per cui non vi anticipo nulla!

Ringraziamo Roberto per la sua disponibilità! E vi ricordiamo che potete godere delle sue esibizioni sul canale 

Youtube ( youtube.com/robbasso88)e sulla sua pagina Facebook(facebook.com/robbasso).

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