PIP di Marano: Un disastro da 36 milioni di Euro. L'intervista in esclusiva al Consigliere Comunale Mauro Bertini.

Mercoledì, 15 Aprile 2015 11:26
  

Marano. Prima di entrare nel merito della questione, vi chiedo un piccolo piacere: fare un volo di fantasia.

 Immaginate un'area di 167.000 metri quadrati sulla quale sorge un polo industriale eco-sostenibile. Un progetto all'avanguardia in grado di offrire 600 posti di lavoro. Un'opportunità enorme in questi anni di crisi. Una piccola oasi, dove nulla è lasciato al caso. Grandi capannoni per le attività industriali, un lotto interamente dedicato ai servizi per i lavoratori, addirittura un asilo nido per favorire le mamme durante le ore di lavoro.

Bello vero?

Non è un'utopia. Questo progetto di ampio respiro esiste realmente,

peccato però che tutto sia fermo dal 2008, data in cui la ditta vincitrice dell'appalto ha consegnato l'area al Comune di Marano.

Ebbene si! Marano ha un PIP (Piano per gli insediamenti produttivi), chi l'avrebbe mai detto che una cittadina, famosa per la sua lunga storia di camorra, potesse ospitare oggi, qualcosa di così innovativo.

Come ho già detto, il tutto è fermo dal 2008, ma a tutti gli effetti il polo industriale esiste e sembrerebbe pronto all'uso.

Quali sono quindi le cause di questo lungo stop? Cosa impedisce, da sette anni a questa parte l'avvio delle attività?

Una risposta a queste domande, noi di MYGENERATION l'abbiamo ricevuta da chi ha fortemente voluto il PIP a Marano: Mauro Bertini, ex Sindaco e attualmente Consigliere Comunale.

Ecco l'intervista:

Mauro, prima di ogni altra cosa, ti ringraziamo per la disponibilità e per la tua preziosa testimonianza.

Prego. E' sempre un piacere. Anzi mi chiedevo quando vi sareste fatti vivi. E' da un po' che non ci si vede.

Spieghiamo ai nostri lettori cos'è il PIP.

Bene, il PIP, Polo per gli insediamenti Produttivi, è un' opera pubblica. Per questo motivo, per la sua realizzazione è stata necessaria l'espropriazione di alcune aree. Queste ultime, in quanto espropriate vengono acquistate ad un prezzo molto inferiore rispetto al vero valore di mercato, perché destinate ad una finalità pubblica. Lo scopo che mi ero proposto, era quello di fare in modo che questa potesse diventare una realtà volano di crescita sociale e di crescita economica. Piuttosto che procedere verso una lottizzazione del terreno e quindi affidare la realizzazione dei capannoni agli acquirenti, in base a delle ricerche svolte in ambito nazionale, per far sì che il progetto andasse a buon fine, si è preferito realizzare un PIP dove fossero già presenti le strutture. In questo modo, chi veniva, avrebbe comperato il capannone già costruito, di conseguenza le attività sarebbero partite all'unisono cambiando in questo modo la storia economica di Marano.

Parliamo di cifre. Quanto è costato il PIP?

E' ovvio che un'operazione di questo tipo, ha un costo molto elevato. A preventivo, il tutto sarebbe costato 32/36 milioni di euro. Si prevedevano 32 capannoni industriali, più un lotto di servizio pubblico, all'interno del quale dovevano esserci strutture per lo sviluppo industriale del PIP, tipo 50 incubatori d'impresa e tante altre cose (Lotto A).

Ora, non avendo abbastanza risorse nelle casse comunali, si è proceduto con un “Project Financing”, cioè abbiamo fatto un bando per trovare chi, avendo le risorse economiche, potesse finanziare con risorse proprie il progetto per poi ristorarsi dalle spese attraverso la vendita dei capannoni.

Per tenere basso il prezzo il Comune è intervenuto con un finanziamento sulle opere infrastrutturali. Perché il prezzo deriva dall'investimento: tu spendi una cifra la spalmi sulla superficie e da quello deriva il prezzo, di conseguenza abbassando l'investimento riduci anche il prezzo stesso. Quindi il Comune di Marano ha ottenuto un finanziamento di 9 milioni di euro dalla Regione, che sottratti gli interessi ci portano ad una cifra di 4,5 milioni netti. Questo denaro è stato speso nelle infrastrutture, quindi nel fare il prezzo del capannone l'impresa affidataria della concessione ha tenuto conto di questa notevole somma di denaro che non ha speso, riuscendo così a contenere il prezzo sulla modica cifra di circa 712€ per ogni metro quadro costruito. Ciò significa che, se secondo il piano regolatore, un lotto di 2000 metri quadrati poteva prevedere un capannone che ne copriva il 50%, chi costruiva il capannone di 1000 metri quadri al prezzo appena citato, automaticamente riusciva ad acquistare anche i restanti 1000 metri. E dunque questo era un prezzo particolarmente favorevole per gli investitori.

Chi ha vinto la gara d'appalto?

Fatto il bando, la gara è stata vinta dai fratelli Cesaro, quelli “famosi”. Inizialmente si erano presentate due ditte, poi come spesso avviene in queste situazioni, uno dei due partecipanti si è ritirato. A ritirarsi è stata la Giustino Costruzioni, l'azienda che personalmente ritenevo offrisse maggiori garanzie sul piano morale. 

Mauro fu fatto un regolamento per il Progetto?

Ovviamente fu fatto un regolamento .Un regolamento che prevedeva tante cose: Che l'impresa nel realizzare i lavori utilizzasse imprese locali per le opere in subappalto. Prevedeva, anzi prevede, perché il regolamento è ancora vigente, che i capannoni non dovessero essere ceduti prima dei cinque anni, perché se li compri ad un prezzo favorevole non li puoi rivendere come se fosse una speculazione immobiliare (Compro a 1000 e rivendo a 2000), non possono essere fittati sempre per cinque anni, e c'era una premialità per le imprese che provenissero da fuori il territorio e aumentavano la richiesta di manodopera sul territorio.

Ora tutto questo è successo politicamente con me nella parte progettuale e mi pare anche nella fase di conclusione dell'appalto, dopo di ché, non mi sono potuto più ricandidare ed è subentrato Perrotta. Quest'ultimo si è totalmente disinteressato al progetto e se si è interessato è stato per favorire i costruttori. Ora gli interessi dei costruttori, questi ultimi per primi se li sono curati. Nel fare le opere infrastrutturali per esempio, non hanno seguito il percorso progettuale perché c'erano per esempio delle proprietà di terzi (Famiglie Importanti), che non potevano essere toccate, non hanno realizzato le opere previste in progetto per risparmiare.

Anche nella realizzazione dei capannoni sono cambiate molte cose, sono stati addirittura suddivisi dei lotti creando una condizione di ASSENZA DEL LOTTO MINIMO. Mi spiego: secondo il piano regolatore se tu hai un lotto di terreno inferiore ad una certa quantità di metri quadrati, non puoi costruirci niente. Loro per poter vendere agli imprenditori di non grossa disponibilità finanziaria, hanno suddiviso molti lotti, andando di conseguenza al di sotto dei lotti minimi, hanno costruito quindi in difformità al piano regolatore. In parole povere molte cose fatte non sono state conformi al progetto. Ovviamente quando si fa il collaudo sia amministrativo che tecnico, si verifica se le cose progettate sono state realizzate così come previsto. Ma siccome non sono state fatte come erano state progettate, non è stata collaudata ne l'infrastruttura (le strade le reti d'induzione della corrente elettrica, l'illuminazione, ecc..) e non sono stati collaudati nemmeno i capannoni industriali.

Questi capannoni industriali però, in alcuni casi sono già funzionanti. In pratica all’interno di essi, ci sono persone che lavorano in capannoni non collaudati. Si tratta di lavoratori in nero e completamente abusivi.

 Il lotto A non è stato proprio fatto. Proprio questo lotto, doveva essere costruito dall'appaltatore , che avrebbe dovuto utilizzare i soldi per la costruzione dell'incubatore e dell'asilo nido. Questo sulla carta, perché in realtà non è stato fatto niente.

Quindi ci sono queste difformità di natura progettuale e realizzativa che hanno ritardato fino ad oggi la possibilità di fare i collaudi. Ovviamente non facendo i collaudi, non si riescono ad aprire le attività produttive in maniera regolare. Non potendo aprire le attività all'unisono crolla la prospettiva occupazionale che avevamo messo a base di tutto.

Al di là di questo, ci sono tutta un'altra quantità di cose che sono del tutto illegittime, che prima o poi dovranno andare all'attenzione della magistratura, perché una buona dose dei capannoni comprati sono stati già messi in vendita. Alcuni sono stati anche venduti. Ad un prezzo che parte dai 1400€  al metro quadro, mentre chi vendeva l'aveva pagato 712€. Quindi in questi termini ci troviamo di fronte ad una speculazione edilizia.

Mauro facendo qualche ricerca ho scoperto che alcuni capannoni sono stati messi in fitto, a te risulta?

Si certo. Anche fittarli è proibito dal regolamento.

Mi chiedo ma non sono già passati i 5 anni previsti dal regolamento?

No, perché dato che il PIP non è mai stato collaudato, i cinque anni non sono mai partiti. Quindi la cosa è illegale.

Ma chi ha permesso che tutto questo accadesse?

Allora, quando i Cesaro hanno presentato la richiesta per costruire ogni singolo capannone, era dirigente del Comune di Marano per i lavori pubblici, un certo ingegnere Micillo. Quest'ultimo non volle firmare l'autorizzazione, per non prendersi la responsabilità di quello che poi sarebbe accaduto, evitando così di attirare l'attenzione della Magistratura. Quindi che succede: Micillo se ne va e prende il posto d'ingegnere al Comune di Salerno, e improvvisamente a Marano arriva l'Ingengnere Gennaro Pitocchi, uomo di fiducia dei Cesaro. Pitocchi quindi ha acconsentito a tutta la trastola. In venti giorni ha rilasciato tutte le autorizzazioni a costruire. In linea di massima questa è la sintesi della storia del PIP.

Parlami del Regolamento, mi sembra che addirittura fosse sparito dai documenti depositati negli archivi Comunali. E' stato poi ritrovato? Se si, c'era qualche modifica?

Si era sparito ma dopo molte ricerche, l'ho ritrovato io. L'ho ritrovato presso lo studio di un impresa che voleva partecipare alla gara. Credo che il regolamento non sia stato modificato. Pensa che questo documento non era stato ritrovato nemmeno alla Regione che aveva finanziato il progetto, e senza quel documento non poteva elargire denaro.

Ora questo documento era sparito proprio perché da esso si deducono tutte le irregolarità che sono state commesse. 

Perdona la mia ingenuità. Ma come contavano di procedere con le attività senza l'ausilio di questo documento?

Beh se non viene nessun Bertini che ti rompe le scatole…., avrebbero proseguito indisturbati nei loro piani.

Mauro, quali sono le tue previsioni, cosa accadrà da qui a sei mesi?

L’attuale Sindaco di Marano, Angelo Liccardo, ha passato la palla all’Architetto Di Lorenzo, il quale ha costituito un gruppo di lavoro, misto fra tecnici, amministrativi e vigili urbani, che andranno a verificare il tutto.

Staremo a vedere.

Grazie per il tempo dedicatoci.

Grazie a voi.

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Mirko Galante

Da sempre appassionato di comunicazione in ogni sua forma. Amo la fotografia e le riprese video. Adoro raccontare ciò che mi circonda attraverso uno sguardo critico ma propositivo. Non mi piace la vita in ufficio, ore ed ore dietro una scrivania non fanno per me. Preferisco mettermi in gioco, stare in strada alla ricerca di notizie, condividere esperienze, avventure e pericoli tra la gente. Non posso fare a meno della scarica di adrenalina che si ha quando armato di una telecamera nascosta, raccolgo prove per un'inchesta.

Questo è giornalismo investigativo.

 

Il mio motto è : Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente. (Albert Einstein)

 

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