The Avengers: Age of Ultron, titolo di transizione o film per accontentare il mercato?

Lunedì, 27 Aprile 2015 00:00
  

Difficile dire, in questi anni, quanto abbia fatto la Marvel per creare un mondo talmente vasto e complesso da essere interrelato con film e serie tv, eppure comprensibile anche a chi di Marvel non capisce proprio nulla, ovviamente in senso buono. Questo ha richiesto molto lavoro e, è bene sottolinearlo, anche alcune forzature, che però in Age of Ultron superano la soglia di guardia.

La storia è piuttosto lineare: Tony Stark crea Ultron perché difenda la terra, come intelligenza artificiale capace di comandare una legione di armature create da lui. Ultron impazzisce, “uccide” Jarvis, intelligenza artificiale preposta a controllarlo, e cerca di sterminare l’umanità per garantire pace eterna. Niente di più e niente di meno di quello che un buon 100% Marvel non possa offrire. Il problema si pone proprio quando si confrontano fumetti e film.

La prima discrepanza, quella che tutti vorrebbero vedere discussa al più presto, riguarda naturalmente Ultron stesso: chi conosce i fumetti sa che il suo creatore è Henry “Hank” Pym. Si tratta di un genio dal passato difficile e dalle relazioni instabili, con un ego troppo grande per sapere quando fermarsi. Come avrete già intuito, il profilo combacia molto con quello di Tony Stark, ed è il motivo per cui Pym non viene neppure menzionato. Non è qualcosa di grave, tuttavia finisce per impregnare di “Stark” un personaggio che con Stark non dovrebbe avere a che fare, si sospetta per motivi anche di gradevolezza agli occhi del pubblico, dal momento che Ultron ha comunque carisma da vendere.

Il secondo grande problema riguarda la storyline delle gemme dell’infinito e di come una finisca inavvertitamente nella fronte di Visione, androide creato da Ultron per essere il suo nuovo corpo, il tutto con il chiaro intento di far scoppiare una guerra senza esclusione di colpi tra Avengers e Thanos e spostare quindi la giurisdizione della cosa dai Guardiani della Galassia ai Vendicatori, se non addirittura a entrambi. La cosa è giustificabile dal punto di vista della continuità, ma stona se si pensa a come è nato il personaggio: la sua culla di creazione viene sovraccaricata in una scena alla Frankenstein dal martello di Thor, di cui tra l’altro si dimostra degno senza che nessun motivo venga presentato dagli sceneggiatori. Visione stesso, inoltre, è leggermente fuori contesto: l’androide perplesso sugli umani è un cliché che può anche funzionare, ma si perde quel senso del martirio e del sacrificio che ha sempre accompagnato la figura, fino a renderlo un vero e proprio deus ex machina, una creatura senza la quale Ultron non sarebbe mai stato sconfitto.

Da ultimi, segnaliamo i litigi di Capitan America e Iron Man che fanno da preludio a Civil War, anche se si tratta di scintille (anche piuttosto intense) che poi vengono rapidamente spente sul finale, che da buon film Marvel deve sempre mettere d’accordo tutti. Questo non è un difetto di per sé, ma se Iron Man mi avesse sparato un raggio laser nel petto, io non sarei troppo felice di stringergli la mano!

In conclusione, Avengers: Age of Ultron sembra un titolo, concedetemi il termine, transitorio. Sembra che tutti aspettino Civil War, che tutti aspettino Infinity War. Insomma, questa guerra, per quanto molto ben sceneggiata, recitata e diretta, non riesce a conquistare nel presente ciò che la Marvel promette per il futuro.

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