"Wayward Pines"... Tesoro, siamo già stati qui?

Venerdì, 15 Maggio 2015 08:57
  

Ok, dopo tanta e tanta pubblicità nemmeno la mente più forte avrebbe potuto rinunciare a dare uno sguardo a Wayward Pines.

 

Saltiamo i preamboli e diciamo subito che l'ultima creazione di Chad Hodge si inscrive nella scia di serie come The Leftovers o Les Revenants, vale a dire prodotti in cui sono i risvolti psicologici e le atmosfere a fare la parte del leone. In tal senso è impossibile non registrare il debito nei confronti di Twin Peaks e, spostandosi nel mondo dei videogiochi, con l'ormai immancabile Silent Hill.

 

Ciò è riscontrabile prima di tutto nel setting: dallo stato di Washington (e dal Maine!) il passo per l'Idaho è sorprendentemente breve, con le foreste dalla sinistra bellezza e la piccola cittadina solo all'apparenza innocua. Gli edifici a due piani che si affacciano sulla tranquilla Main Street, le poche auto parcheggiate a spina di pesce e le immancabili montagne (visibili in quasi ogni direzione e inquadratura) contribuiscono a creare un clima claustrofobico e ad accentuare il senso di isolamento e smarrimento del protagonista.

 

Naturalmente, gli abitanti della placida provincia sono altrettanto "uncanny": Nurse Pam (Melissa Leo), una spanna su tutti, si preannuncia un personaggio davvero interessante, uno di quei cattivi dotati di senso dell'umorismo ma capacissimi di diventare terribilmente minacciosi in un battito di ciglia.

 

WP Dahlia - Pam

 

Impossibile non pensare alla misteriosa Dahlia Gillespie di SH, così come il dottor Jenkins (Toby Jones) non sembra lontanissimo dal suo collega Kaufmann.

 

WP Kaufmann - Jenkins

 

Convincente anche Matt Dillon nel ruolo di Ethan Burke (cognome scelto a caso?), lo sventurato protagonista: un agente dei servizi segreti coinvolto in un incidente automobilistico e apparentemente tagliato fuori dal mondo in una dimensione spazio-temporale assai difficile da interpretare.

 

WP Cooper - Burke

 

Simile ad un malconcio agente Dale Cooper di Twin Peaks, la sua integrità psicofisica è messa a dura prova non solo dalla misteriosa cittadina e dai suoi abitanti, ma anche da un passato traumatico e doloroso che si manifesta sotto forma di allucinazioni (?) e percezioni alterate della realtà, contribuendo ad acuire la sensazione di straniamento di cui sopra.

 

Ma le cose positive finiscono fondamentalmente qui: tra un omaggio a Lost (la primissima scena) e uno a The Walking Dead (quando il protagonista abbandona il proprio letto in un ospedale deserto) la prima puntata di WP scorre veloce, forse anche un po' troppo! Già a metà capiamo che c'è sotto qualcosa di grosso che coinvolge la città e i suoi abitanti, e dal momento in cui Ethan si becca una botta in testa da un sedicente barista, pare che M. Night Shyamalan spinga decisamente sull'acceleratore. In tal senso, sarebbe stato meglio diluire gli indizi in due puntate: dalla misteriosa collega («You must be confusing me with someone else...» qualcuno ha detto Maria di Silent Hill 2?) ai misteriosi «they» che tutto ascoltano e tutto vedono per finire con l'enorme recinzione, c'è veramente tanta carne a cuocere.

 

È vero che in un episodio pilota bisogna catturare l'interesse dello spettatore a tutti i costi, ma un pochino di pazienza in più non avrebbe guastato; sarà che quando l'hype è così alto è facile restare delusi, tuttavia non possiamo esimerci dall'affermare che ciò che abbiamo visto non è davvero nulla di speciale, e sa anche un po' di già visto. Certo, non siamo che all'inizio, e tutto può ancora accadere, ragion per cui rimaniamo fiduciosi.

 

L'unica speranza, vista la muraglia alla fine, è che tra le tante citazioni e omaggi non ci sia anche The Village...

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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