Humans of Naples. Intervista all’autore, Vincenzo Noletto

Domenica, 24 Maggio 2015 00:00
  

Humans of Naples, Gente di Napoli, è un progetto fotografico che racconta i napoletani, la vera essenza dei napoletani, la loro diversità. Un progetto che nasce proprio dalla volontà di far capire che i napoletano non solo solo quelli che spesso vengono raccontati dai media, spesso stereotipati sia in modo negativo, sia in modo positivo. 

 

L’autore, Vincenzo Noletto, una giovane fotografo di origine campane definisce Napoli ≪come un’insalata, come una macedonia pazzesca≫. Il suo obiettivo? Far capire al mondo intero cosa c’è dentro quest’insalata!

 

Ed è ciò che ci ha raccontato. 

 

Come ti sei avvicinato alla fotografia?

Nel modo più sbagliato possibile, ho cominciato a scattare con un iphone, il primo iphone e man mano mi sono avvicinato alla fotografia tanto da poter “inciampare” nella prima reflex. Quando ho, poi, scoperto la fotografia digitale ho fatto il percorso inverso: sono passato all’analogico cercando di capire cosa significasse, veramente, scattare già trenta, quaranta anni fa. Un modo completamente diverso da quello attuale. Le ho provate tutte finché non sono ritornato al digitale per lavoro, prima per passione però, e non mi sono fermato più. Ho scelto di vivere con la fotografia, faccio il fotoreporter e fare questo non è facile: scegliere di fare un lavoro che è una tua passione. 

 

Scelta coraggiosa la tua, soprattutto oggi con il digitale, molti si improvvisano fotografi, non è più settoriale come nel passato. E’ difficile riuscire a vivere solo di questo. 

Si, è veramente molto difficile. Fondamentalmente con il digitale la fotografia arriva più facilmente a tutti. Questo, però, non significa che la qualità della fotografia è più alta, è semplicemente più facile fotografare ma non è detto, poi, che la qualità combaci con la stessa facilità con la quale è possibile ora scattare. 

 

C’è un modo particolare con il quale nascono le tue fotografie, con il quale osservi la scena e decidi di scattare?

Diciamo che vado totalmente d’istinto. Decido di uscire con la macchina al collo e le persone che mi interessano, le fermo. Da dove nasce l’interesse verso quelle persone è qualcosa che deriva dallo sguardo, dalle loro espressioni quando le incontro per strada; capisci quali sono quelle che hanno da dire e quelle che magari hanno da dire un po' di meno.

Non ho mai foto commissionate, non c’è la richiesta di una foto, non c’è magari, che ne so, una persona che mi dice: ≪Guarda io vorrei parlare con te, vorrei farmi fare una foto≫, così è successo con altri progetti di altre persone. Io giro per strada e quando vedo una persona che mi interessa, mi fermo e scatto. E’ totalmente casuale.

 

Dunque, molto è dettato dall’osservazione: ti fermi, osservi, appunto, e quando capisci che quella persona può interessarti, scatti. 

Esatto. Faccio prima le quattro domande e poi scatto. 

 

Tu sei l’autore di Humans of Naples, un progetto fotografico, con il quale cerchi di raccontare chi vive Napoli. Come nasce quest’idea? Cosa ti ha spinto nella realizzazione di un progetto del genere?

Humans of Naples nasce da un forte desiderio vivo in me: mi sono letteralmente “rotto le scatole” di poter essere assegnato a quello 0,2% dell’intera popolazione napoletana. Per esempio, ora sono a Firenze, ovunque vado subito tendono a dire frasi del genere: ≪Tu sei abituato alla camorra, ai ladri …≫. Io no! Non faccio parte di quella schiera dei napoletani, di quella fetta malata. Tutti i napoletani non sono in quel modo. Quella parte è una parte piccolissima e quella parte piccolissima non può parlare per tutti. Da qui nascono le quattro domande.

E’ anche un po’ una scommessa questo tuo progetto?

Non è tanto una scommessa. Secondo me è il modo più giusto per far capire al mondo intero chi sono i veri napoletani.  Tra le tante cose puoi incontrare anche qualcuno che si è “sporcato le mani” in passato: in Humans of Rome, ad esempio, c’era una persona che raccontava la sua esperienza in carcere. Il punto è che i romani non vengono chiamati dall’intero mondo camorristi, mangiatori di pizza, giocatori di pallone.

 

C’è un forte stereotipo da cui non riusciamo a liberarci. 

Appunto, ma perché, come dire, noi cerchiamo di esorcizzare i nostri problemi parlandone, giocando su questi punti negativi. Se ci pensi i The Jackal con Gli effetti di Gomorra sulla gente cosa hanno fatto?!? Hanno cercato di ironizzare su questioni non tanto positive per noi napoletani e se ci pensi bene è anche il modo più giusto e anche più automatico di esorcizzare una problematica giocandoci sopra. Lo facciamo da sempre, da Troisi. E’ una nostra caratteristica.

Il problema è questo: noi che siamo in casa nostra riconosciamo che stiamo giocando e che in questo modo esasperiamo tante cose, anche se sono problemi, li esasperiamo, per combatterli; ma se  si parla al mondo intero e si dice continuamente che non si può camminare per strada perché ti sparano addosso, alla centesima volta gli altri ci credono perché non conoscono la realtà. 

Io giro tutti giorni cono la macchina fotografica al collo, mi sono trovato anche alle quattro di mattina a Scampia, ma la macchina fotografica è rimasta al collo. Eppure questa costa tanto, da sola, senza contare gli obiettivi, ed è qualcosa che si vede, è grande, non la puoi nascondere. 

Non sono un sopravvissuto, non sono un miracolato, sono una persona come un’altra che fa il suo lavoro per strada. Però gli altri mi chiedono sempre: ≪Come fai tu?Ancora non ti hanno rubato la macchina fotografica? No!≫. Non ci credono. 

 

Protagonisti dei tuoi scatti, quindi, sono coloro che vivono Napoli, una città che mi piace definire dalle mille sfaccettature e che spesso si sente parlare in modo negativo. Cosa pensi di Napoli, dei napoletani e perché hai scelto di realizzare questo tipo di progetto nella città partenopea.

Napoli è un casino e cambia da quartiere a quartiere. Tanto confusionaria quanto tranquilla, quanto urbana ed insieme il suo opposto. Non la puoi identificare, però puoi identificare le persone che trovi per strada, puoi identificare la città in esse perché c’è, veramente, una varietà di umanità enorme. Napoli è questo. Napoli è un’insalata, è una macedonia pazzesca. Spero di riuscire con il mio progetto a far vedere cos’è Napoli. Se osservi con attenzione ti rendo conto che le fotografie sono tutte diverse, proprio come i napoletani. 

Fotograficamente parlando, un progetto non va presentato come lo sto presentando io, dovrebbe essere seriale. Ma come fai a fare una cosa del genere con Napoli?!? 

 

 

Humans naples

 

Qual è la cosa più bella che hai fatto nella tua vita? Qual è la cosa più brutta che hai fatto nella tua vita? Cosa ami fare? Cosa odi fare? Queste sono le quattro domande che rivolgi alle persone che fotografi. Come mai proprio queste e qual’è la reazione che hanno di fronte ad esse. 

Le domande nascono per cercare di poter riassumere l’esperienza di vita della persona che vado ad incontrare. Probabilmente se parli con un tuo amico e gli dai le risposte alle domande che io faccio, lui saprà esattamente che hai ragione, ma anche tu se ti fai queste quattro domande e rileggi le risposte potrai vederti riassunta in due righe. Quello che cerco di fare con le quattro domande è proprio questo: permettere ad uno sconosciuto di osservare la fotografia di un altro sconosciuto e capire chi è. Creare proprio un ponte tra chi osserva la fotografia e il soggetto che si trova nella fotografia; come quando ti invito ad una festa dove ci sono solo miei amici e man mano ti dico due parole su ognuno di loro. E’ la stessa identica cosa, fatta però in fotografia. 

 

E’ come se la persona che osserva riesce a conoscere, un pò, il soggetto fotografato.

Io le conosco. Ad oggi sono arrivato a 300 persone fotografate che mi salutano per strada. Calcola che sul sito scrivo solo le risposte alle quattro domande, ma vengo a conoscenza di tante altre cose che esula dalle famose domande che mi permettono, però, di conoscere la persona con cui sto parlando.  

 

Cosa ti aspetto da questo tuo lavoro?

In realtà non mi aspetto nulla. Si tratta di un progetto che nasce per fare qualcosa di positivo per la città che mi ospita. Io ho scelto di vivere a Napoli, originariamente nasco a Portici, mi sono trasferito a Napoli intorno a vent’anni, dopodomani ne faccio ventisette. E’ da un pò, quindi, che vivo a Napoli, da solo; ho cambiato sei case, ognuna in posti totalmente diversi l’uno dall’altro. Ho vissuto a Chiaia, al centro storico così come a Montesanto, ai Tribunali, ai Colli Aminei. Ho vissuto in parti della città totalmente diversi, ho potuto conoscere che cosa è Napoli. Voglio semplicemente dare l’immagine reale di quella che è la popolazione napoletana. Non non mi aspetto nulla da questo progetto. Niente di più, niente di meno. Voglio solo questo. 

 

http://www.humansofnaples.it/http://www.humansofnaples.it/

 

 

 

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Roberta Pagano

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