Youth - la giovinezza, il nuovo film di Sorrentino

Lunedì, 01 Giugno 2015 07:43
  

Dopo il grande successo, meritatissimo, de La Grande Bellezza, Oscar come miglior film straniero 2014 e vincitore di molteplici altri premi, arriva sul grande schermo l’ultimo film di Paolo Sorrentino, Youth – La giovinezza.

Protagonisti del film, un famoso direttore e compositore d’orchestra in pensione, Fred, interpretato da Michael Caine ed un altrettanto famoso regista di successo Mick, interpretato da Harvey Keitel, intento a firmare il suo ultimo lavoro cinematografico. I due, amici da molto tempo, ora ottantenni, trascorrono un periodo di vacanza in un resort ai piedi delle Alpi svizzere.Coprotagonista, seppur “in secondo piano”, Rachel Weisz, nel ruolo della figlia di Fred, Leda, alle prese con l’improvviso abbandono del marito.

Youth è ancora una volta, come La Grande Bellezza, un film figurativo, di rappresentazione, seppur soggettivata nelle storie dei protagonisti, di temi universali quali la vita e la morte, la vecchiaia e la giovinezza, lo sviluppo della propria identità in contrapposizione, talvolta, ai doveri familiari e di genitore in particolar modo. Allegorico anche nelle immagini, quasi statuarie, di corpi nudi, giovani e non più giovani e nella scelta delle musiche (Ceiling Gazing e Just), molto belle, evocative di antiche suggestioni. 

Youth, la giovinezza appunto, è evocata, nel ricordo dei protagonisti, come la fase della vita ricca di emozioni e possibilità, di speranze e desideri; contrapposta alla vecchiaia, rappresentata dai protagonisti come il periodo dell’inerzia, dell’impossibilità di provare forti passioni e slanci vitali, ove il passato da ricordare è più lungo del futuro da vivere. 

Ed infatti, non a caso, l’ambientazione che fa da sfondo al film, un hotel benessere di alta montagna in cui gli ospiti  trascorrono il tempo tra massaggi, bagni termali, momenti di “statico” relax, cene spartane e passeggiate nel verde circostante (tanto da far pensare più ad un pensionato di lusso che ad un resort vacanziero)  riflette ed amplifica lo status dei protagonisti: disillusi (ma mai troppo),  opacizzati dal passare del tempo ,“fermi al punto di arrivo” ed impauriti dal (possibile?) inizio di un nuovo percorso. 

Di conseguenza, ne risulta un film statico, che non emoziona, che induce ad una (spesso) sterile e banale riflessione sul tema dell’inesauribile scorrere del tempo; un film rarefatto come, del resto, la sua scenografia. 

Un film che “puzza di vecchiaia” in cui Mick, non molto prima di suicidarsi, dice: “le emozioni sono tutto quello che abbiamo”; dove Fred, solo a fatica e con doloroso sacrificio, decide di dirigere nuovamente un’orchestra; e dove unicamente Leda, “giovane quarantenne”, nonostante il recentissimo abbandono del marito che le preferisce una donna più giovane (che coincidenza), riprende, con la naturalezza propria della sua gioventù, a lascarsi andare di nuovo.

Sorrentino fa riflettere i suoi personaggi con distacco, rendendo Youth il più lieve o il più apatico dei suoi film (a seconda che lo si voglia vedere come un pregio o un difetto), un film in cui la cifra stilistica supera il contenuto o forse il contenuto si fa stile: allora belli alcuni dialoghi, molto belle la fotografia, la scenografia, la regia degli attori, le immagini; manca, però, la bellezza del contenuto, la grande bellezza.

 

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