Professore per un giorno. Jovanotti incontra gli studenti a Napoli

Venerdì, 05 Giugno 2015 00:00
  

Emozione, felicità, stupore: sono queste le sensazioni provate ieri all’incontro degli studenti partenopei con Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Come in una normalissima lezione universitaria, l’artista romano entra in aula, ma non dietro alla cattedra, d’avanti, quasi in mezzo agli studenti per chiacchierare con loro, per raccontare la sua esperienza di vita e gli aneddoti che l’hanno accompagnata.

 

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Avete presente le battaglie freestyle con le quali si sfidano i rapper? Così Jovanotti si è raccontato. Il prof. Savonardo, docente al Dipartimento di Scienze Sociali, “lanciava” una parola e da lì il cantautore iniziava a inventare la sua strofa.

 

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Si è partiti dalla creatività definita dal cantate una parola abusata alla quale preferisce invezione: ≪La creatività ha dentro quest’idea di creazione e mi piace invece pensare che l’universo sia stato già creato, in fondo, e che noi possiamo ri-assemblare le cose in combinazioni infinite [ … ]. La parola creatività è una parola molto semplice, si può associare a Michelangelo oppure ad uno che costruisce una mensola nel soggiorno, essendo una parola sfilacciata e così di uso largo che si fa fatica a dargli un senso. A me piace la parola invenzione, il senso è nell’invenzione. L’inventore non crea nulla, mette insieme due cose e da queste nasce una terna cosa che prima non c’era. In particolare nel mio mondo, nel mondo della musica, nel mondo dell’arte, del mondo del cinema non esiste il concetto di prendere una cosa e crearla da zero. Poi nell’epoca post modernità, quella dentro la quale viviamo, questa è diventata la cifra fondamentale. La post modernità addirittura inizia quando tu prendi una cosa che esiste e non la trasformi nemmeno, gli cambi semplicemente il senso. Per cui quando Duchamp prende il “pisciatoio” e ci mette la firma diventa un opera d’arte. Lui non lo tocca nemmeno, come la ruota della bicicletta, semplicemente gli ribalta il senso≫. 

 

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La battle continua con la parola contaminazione: ≪Bhè la parola contaminazione mi fa pensare subito ad una malattia. Ad un certo punto questa parola ha iniziato a dilagare, qualsiasi cosa si faceva si parlava di contaminazione [ … ]. Contaminazione è una parola strana, non sostituibile. La mia vita è questa cosa qui. Ho un atteggiamento naturale nei confronti della contaminazione: non ho imparato a mischiare le cose, sono nato mischiando le cose. Il primo mestiere verso il quale ho avuto una folgorazione ed ho visto una una specie di prospettiva futura per me è stato  quello il disk jockey; avevo 14 e cos’è il disk jockey se non uno che crea sequenze di senso prendendo cose che già esistono?!? [ … ] A me non interessava suonare uno strumento, ma stare dentro a quel flusso≫.

≪La domanda è: chi è l’autore? Quello che fa la cosa, quello che la trova o quello che la riconosce. E’ una domanda antica. Una domanda di quello che ha coperto che la penicillina, una muffa curava le malattie: chi è l’autore, chi l’ha inventata? Dio che ha fatto la muffa o quello che l’ha riconosciuta?!? E’ una questione spinosa.≫

Pensieri, parole che ad un certo punto ti fanno pensare, ti fanno mettere tutto in discussione e magari da domani affrontare le cose con una prospettiva diversa.

 

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L’incontro è andato avanti così, come un ping pong tra l’artista e il professore fino a coinvolgere gli studenti confrontandosi sull’utilizzo del digitale nella composizione musicale, la differenza tra futuro e memoria, come nascono alcune sue canzoni. 

 

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E non poteva mancare il ricordo di un mito della musica Pino Daniele con il quale è stato protagonista, insieme a Eros Ramazzotti, di un concerto proprio allo Stadio San Paolo, nel 1994. 

 

≪Il suo è stato il primo concerto che ho visto in vita mia, 1981, Palasport di Roma,avevo messo i soldi da parte, avevo quindici anni. Perché Pino Daniele? Perché in quel momento ero completamente esterofilo in quello momento della mia vita, mi piaceva il primo pop che veniva dall’America, il funk, Steve Wonder, la musica inglese, il punk e quando ascoltavo Pino Daniele mi sembrò avere una portata internazionale; aveva dentro qualcosa di misterioso che non assomigliava alla musica italiana del momento. La musica italiana è Pino Daniele, aveva sempre della band pazzesche, un sound strepitoso. Poi ci sono delle benedizioni. E Pino lo è stato per me quando accettò di fare quel trio: Eros propose me. Io conoscevo Eros, Eros conosceva Pino, ma io e Pino non ci conoscevamo. Così è nato tutto: Pino mi ha fatto sentire un suo amico, mi ha accolto a casa sua a presentarmi, abbiamo passato dieci anni di frequentazione assidua, poi lui mi ascoltava e questa cosa qui mi riempiva d’orgoglio≫. 

 

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Roberta Pagano

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