"Tyrant": si poteva fare di più

Martedì, 23 Giugno 2015 13:48
  

E anche Tyrant, dopo dieci episodi è finito. Nel corso delle ultime cinque settimane abbiamo assistito ad abbastanza intrighi e macchinazioni da far sembrare King's Landing un'amena località di vacanza: Bassam "Barry" Al-Fayeed ha infatti rivestito i ruoli di ospite più o meno gradito, figliol prodigo, patriota, diplomatico, consigliere fraudolento e - dulcis in fundo - traditore.

 

Come si spiega una simile parabola? Beh, se un pediatra molto liberal dall'accento ostentatamente yankee (in mezzo a un cast che parla come Apu), decide di "prendersi cura" del fratello maggiore, da lui reputato sanguinario, lunatico e inadatto a governare l'immaginario paese di Abbudin, non può essere che White Man's Burden, il Fardello dell'Uomo Bianco, che "impone" a quest'ultimo di "civilizzare" chi civilizzato non è.

 

L'idea non sarebbe stata nemmeno male.

 

Sfortunatamente Tyrant non riesce a compiere il salto di qualità, rimanendo nel limbo dei prodotti che, per un motivo o l'altro non riescono ad entrare nel gotha delle Serie TV. Se a volte si usa la locuzione:«È un B+!» per indicare qualcosa che per un pelo non arriva allo status di capolavoro, per la serie di Gideon Raff, è opportuno parlare però di un B-.

 

Vediamo perché.

 

In primo luogo la realizzazione tecnica: la regia non è nulla di indimenticabile e/o innovativo, e in taluni frangenti (il flashback del giovane Bassam che spara a un ribelle al posto di Jamal) si poteva raccontare molto meglio. Stesso discorso per la colonna sonora – che raramente riesce a fornire la sottolineatura drammatica che sarebbe lecito attendersi – così come la fotografia, che quasi mai sembra all'altezza. Mi spiego: se penso al Medio Oriente mi viene in mente subito The Hurt Locker o Black Hawk Down (sì, lo so che è in Somalia, ma tant'è) e quelle atmosfere polverose e aride, evocate talmente bene da far seccare la gola solo a vedere un paio di scene. Ecco, Abbudin non ha nulla di questo, non solo in termini di luce, ma anche di mera location: già "AC" Annachiara Giordano aveva notato (trovate le sue riflessioni cliccando qui) che di mediorientale c'è ben poco, beh... Il bar dell'ultima puntata con tanto di cay caldo sembrava più Sultanhamet ad agosto che un paese sull'orlo della Guerra Civile.

 

Questo porta a un altro problema: la poca credibilità. Sì, ci siamo bevuti isole che si muovono, malattie rarissime ogni settimana, ragazzine che guidano orde di barbari e mille altre cose, ma che la nipote del presidente/dittatore possa essere presa per una semplice turista, no. Per non parlare del fatto che il fratello del suddetto presidente/dittatore vada tranquillamente in giro senza scorta e si incontri presso una moschea con un giornalista potenzialmente sovversivo!

 

Tyrant Barry

 

Il che ci porta, infine all'ultima grande pecca di Tyrant, cioè proprio Barry, un uomo con una sola espressione per rabbia, dolore, rassegnazione, stupore, ecc. Se la serie non è decollata, è anche per la prova offerta da Adam Rayner, davvero anonima, e priva di pathos, sia che il suo personaggio faccia jogging, menta alla moglie, incontri un leader tribale o tradisca il fratello.

 

Tutto da buttare? No, c'erano alcune note positive, a cominciare dalla figura di Jamal, un "Tiranno" tutto sommato non così cattivo e con una personalità ricca e interessante, ben interpretato da Ashraf Barhom.

 

Tyrant Jamal

 

Tra le tematiche degne di attenzione (e su cui forse si poteva battere un po' di più) vale la pena ricordare la differenza culturale tra le famiglie dei due fratelli, il tema dell'omosessualità (reato in molti paesi mediorientali) o l'importanza crescente dei social network nelle vicende politiche di quei luoghi. Molto bella in tal senso è la puntata in cui Jamal è ossessionato dal filmato della morte di Gheddafi, e che rappresenta uno dei punti di svolta della Serie.

 

Che dire? l'ultima puntata ci ha comunque lasciati con un bel cliffhangerone di quelli pesanti con Barry condannato a morte per alto tradimento; per questo motivo si può tranquillamente concedere un'altra chance a Tyrant.

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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