Luisa Corcione, una giovane artista tra pittura e teatro

Domenica, 28 Giugno 2015 00:00
  

Giovane artista poliedrica, assorbita tra pittura e teatro, abbiamo intervistato Luisa Corcione.

 

Raccontaci le tue passioni e il modo in cui riesci a trasformarle in lavoro.

Partirei col dire che non si tratta solo di “passioni” ma di vere e proprie “esigenze” espressive vitali.

Sostengo l’idea che l’atto creativo, di qualsiasi matrice sia, abbia un qualcosa a che vedere con l’atto del respirare per un artista. Come nell'atto respiratorio, dove una materia impalpabile, caotica ed informe viene interiorizzata, elaborata, modificata e restituita con un imprinting unico e personale, nell'atto creativo il percepito della realtà viene vissuta, elaborata ed esteriorizzata nell'atto unico ed irripetibile dell'artista, costituito dall'opera d'arte. Nelle mie produzioni mi propongo  di presentare non oggetti "creati", ma il mio percepito della realtà.

L’abbiamo provata tutti questa esperienza, nei campi più diversi. Tutto comincia con un problema da risolvere: improvvisare una cena per otto reinventando un gigantesco piatto unico tra avanzi e misere scorte della credenza; organizzare una caccia al tesoro per il compleanno dei bambini; cimentarsi con l’acquerello o iniziare a suonare il piano a sessant’anni; modificare il setting ambientale perché stiamo diventando sordi; cambiare i colori del giardino; spiegare Dante ai liceali partendo da Bukowsky…L’elenco è assolutamente infinito, ma la sensazione è simile: c’è una tensione, un ostacolo, e le solite vie non funzionano; bisogna battere nuove strade. Può funzionare alla prima (raro), può richiedere anni, ma ciò attiva energie che non pensavamo di avere sulle diverse punte della stella delle funzioni. 

Esiste per tutti un’esperienza esistenziale della creazione: l’energia, invece di diminuire, mano a mano che creiamo, aumenta; spesso abbiamo la sensazione di accedere a zone inesplorate della nostra mente; i nostri confini si allargano. La lampadina si accende, siamo pienamente noi stessi, e questo ci sorprende.

Tuttavia l’arte rientra in un mercato, e bisogna passare il varo di molte cose tra istutizioni pubbliche e private, e sinceramente  non è molto facile trasformare le proprie “passioni” in Lavoro sopratutto in Italia dove spesso non vige la meritocrazia; ma per fortuna non è impossibile! Ci vuole coraggio e molta determinazione anche se a volte non basta. Il segreto, a meno che non siate “figli d’arte” e abbiate amici che, sostenendo la vostra simpatia, vi regalino possibilità lavorative per andare avanti, è che bisogna concentrarsi sul proprio lavoro e farlo al meglio non perdendo mai di vista la frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”.

 

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Molto interessanti gli stati che segnali in diversi punti della tua opera realizzata durante una performance di danza e che rappresenta la stessa. Credi che l'arte possa essere rappresentazione fisica e visiva dell'animo umano?

Io credo che esista un momento in cui si pensa di realizzare un’opera, uno in cui la si immagina nella mente già come se fosse stata realizzata, ed esiste un momento in cui l’opera è realizzata e pronta per essere vista. Io credo che questo è il momento creativo, il momento totale ed eterno, quello - per dirla con Du Champ- della lotta perché se si superano le terrene contingenze umane, l’opera così come è stata pensata viene compiuta; e questo è tanto e tutto; è aver realizzato un opera d’arte. 

Per questo, spesso i miei lavori sono lasciati incompiuti o aperti nel caso di subset, un lavoro lasciato aperto. Nel momento in cui noi lavoriamo ad un’opera qualunque essa sia, abbiamo bisogno di verificarla, confrontarla, farla vivere con noi ed è per questo che molto spesso gli artisti fondono la vita “lavorativa” con la vita sociale ed emotiva. Quando nasce l’idea essa non ha rivali e non esiste altro all’infuori di essa. Nonostante la stanchezza delle ore passate con essa, si sente l’esigenza di ritrascorrere altrettante ore per raccontarla, autoconvincersi e verificarla. Deve crescere nella nostra mente e deve essere riportata fuori per essere vissuta, osservata, amata ed adulata. Alla fine essa morirà lasciandoci  la malinconia ed un vuoto che dobbiamo colmare rimescolando la nostra anima con nuovi colori, nuove forme, nuovi suoni, nuove immagini. In questo senso rispondo che l’arte sia anche rappresentazione visiva e fisica dell’animo umano.

 

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Nei colori e nelle espressioni del viso dei soggetti che ritrai, i tuoi dipinti trasmettono inquietudine e serenità allo stesso tempo. Cosa hai voluto rappresentare con i quadri esposti alla Mostra d'oltremare? È da cosa hai tratto ispirazione?

I quadri sono esposti all’Art Gallery, spazio espositivo curato dalla mia associazione Estudio (Ada Ferrante e Luisa Corcione) assieme a Gianluca Resi, e sostenuto da vari artisti tra cui Anna e Rosaria Corcione, Nicholas Tolosa, e fanno parte di un Progetto chiamato 50+1, progetto Pittorico  composto da 50 tele più una rappresentanti donne e bambine cinesi. Questo lavoro non ha ispirazione ma vuole essere un omaggio alle vittime del disastroso incidente ferroviario avvenuto in Cina nel 2009 dove ha perso la vita una giovane sudentessa napoletana, Assunta Liguori. Un artista contemporaneo  ha il dovere di raccontare il proprio tempo e far conoscere quello che accade cercando di smuovere le coscenze.

 

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Quali sono i tuoi progetti presenti e futuri?

Attualmente sto curando con la mia associazione Estudio e con Gianluca Resi uno spazio all’interno della Mostra d’Oltremare, l’Art Gallery (Soundgarden) si tratta dell’ex padiglione Caboto che ha subito un incendio qualche tempo fa. Il nostro intento è quello di restituire ai giovani uno spazio in disuso attraverso la presentazione di artisti emergenti supportati da artisti già conosciuti, nell’ambito di un “contenitore” di nuove idee, performance, laboratory e meeting.

I progetti per il futuro sono rivolti al Teatro che rimane la mia passione principale. Anche se è ancora in una fase embrionale, sto lavorando ad uno spettacolo che è la rivisitazione dell’Amleto di Shakespeare.  Si tratta di uno spettacolo di cui mi riservo di non parlare.

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Emma Di Lorenzo

I leave to others the conviction of being the best, for me I want the certainty that in life you can always improve.

 Marilyn Monroe

 

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