Lettera da Dante a Feltri: per lo fellon che perduto ha l'ingegno

Giovedì, 20 Agosto 2015 13:46
  

Dante risponde a Stefano Feltri, vicedirettore de "il Fatto Quotidiano", in merito al suo ultimo articolo "Università utili, le obiezioni e il darwinismo sociale". In particolare, il Sommo poeta replica a proposito della presunta disinformazione degli studenti che scelgono materie umanistiche, del considerare queste materie inutili, del continuo giustificare la sua scelta di aver studiato economia per poi fare il giornalista, dell'antagonismo, innescato dallo stesso Feltri, fra materie umanistiche e scientifiche, dell'inutilità del greco antico come del ragionare.

 

 

A lo Maestro Feltri,

 

sempre è bene per l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote per non abbassar lo proprio ingegno a quello de li stolti, ma qui tacer nol posso, se è nel pericolo l'onor de lo sapere umano.

 

Quivi s'udirà la mia voce, ma senza accenti d'ira verso le genti c'hanno perduto il ben de la ragione. Usirei parole gravi, se non fosse per la mestizia che mi piglia a legger non uno soltanto, ma quattro scritti di color che non sanno intender. Rispondo ora a quegli che avea l'intenzion di far una nova Commedìa e che scrivea "è bene discuterne molto" (nell'articolo di S. Feltri, Università utili, le obiezioni e il darwinismo sociale, in «il Fatto Quotidiano», rivista online, 19 agosto 2015, n.d.r.), anche se ne superchia per lo suo "Foglietto quotidiano" e l'hanno sommerso di lusinghe.

 

Primo, sopra l'importanza de la verità de "una scelta informata" sopra li studi "completamente slegati dalle loro prospettive lavorative" (Ibidem, n.d.r.).

La dimanda che mi faci da codesta loquela è: dunque celate sono le sorti post lauream, senza cagion? E quei che intendan dilettar l'ingegno con gli studi medesmi possiedon gente de la familia e fra li amici, spietati per cuore e per senno, che l'inganna, come fece Ulisse co'suoi?

E nemmeno sanno costoro della pièta del mondo? Vivon forse dentro la terra come i mal nati de lo mio racconto, tanto da pensar di studiar le umane littere e diventar maestri e poeti, ma facoltosi al par del re Ugo Capeto?

 

Che codesti sian rei d'esser inetti e "più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche" (Idem, Il conto salato degli studi umanistici, in «il Fatto Quotidiano», rivista online, 13 agosto 2015, n.d.r.), si devon palesar le prove per lo giudizio, prima che vengan decise le pene. Dove si trovan codeste prove? Codesto folio "Ceps" mostra li pericoli del cammin silvestro senza nulla offension, ma in cosa è utile lo Feltri, che tenea sermone senza li amati numeri, ma a parlar solo d'aere senza giudizio?

Forse ch'io capisco, pure co'li studi de le umane littere, cose ove Feltri non giunse co'lo proprio intelletto dopo lungo blaterar, quasi sdegnoso.

 

E pur pare costui difendersi da qualchedun che s'appresta a la punizione per lo suo peccato di cupidigia, ma per ciò che lo tormenta codeste le mie preghiere animose: cotanto solo lo sommo lume può e solo dopo la fine de la vita si sconterà la pena fra li avari e li prodighi.

Alleviate l'animo angoscioso e tenete altro modo de lo ammorbar lo popolo che co li scritti de lo "foglietto".

 

Ma indicherò qual fia l'error: de lo mio tempo alcuno potea dubitar de la importanza de le arti de lo trivio e de lo quadrivio, or dunque solvetemi di come lo Feltri, a viso aperto, può giudicar e porre in guerra codeste arti e arbitrar impunito su la importanza de li studi. Per questa colpa li uomini d'ingegno giudichino e dian la pena a lo profano, pure per lo nome de lo illustre Federigo II, che grande fece la sua terra!

 

Ahi! Vedo che assai più saggiamente vivea la gente de lo mio mondo de la gente futura, che ha colpa di maggior cupidigia di quei che cantai co' Sordello da Mantua.

 

Così finisco: per lo maggior discernimento lo studio de lo greco antico, poiché lo denaro nega di comprar più giudizio, così la speranza non falla, se ben si guarda con la mente sana. Unite sian le scienze e le littere, che sì spiacente è la superbia di chi le volea separar e mettere contro, come spiacente fu la pena di Farinata.

 

Durante

 

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Caro Feltri,
ovviamente, Dante Alighieri non ha scritto davvero una lettera per lei. Sono certa che, se avesse potuto risorgere e scrivere a qualcuno, non avrebbe fatto questa scelta. No, questo pezzo l'ho scritto io per il mio puro e semplice divertimento, immaginando come il Sommo poeta le avrebbe risposto in merito ai suoi articoli. So che c'è poca serietà in questo e che avrei dovuto rispondere ai numeri con altri numeri, ma nei suoi articoli i dati sono solo quelle delle statistiche del Ceps, su cui non ho mai avuto intenzione di obiettare. Tutte le altre sue "teorie" non sono supportate da dati o ricerche scientifiche, ragion per cui, mi pareva logico far ridere con questa idea che mi è venuta, come lei ha così gentilmente fatto ridere me. E la ringrazio, come lei ha ringraziato tutte le persone che hanno commentato i suoi "articoli", con grande vantaggio, non dubito, per il suo quotidiano. Come avrebbe detto Oscar Wilde, "Bene o male, purché se ne parli". Ad ogni modo, sul finire del suo ultimo articolo, sorvolando sul paragone con lo studio del greco antico, che ho trovato piuttosto privo di senso, direi che la sua difficoltà nel rispondere alle obiezioni è quasi disarmante. Le sue argomentazioni hanno spostato le responsabilità sulle spalle di università e piccole imprese: le sue osservazioni a proposito della carente preparazione pratica fornita agli studenti sono assolutamente esatte, ma anche del tutto fuori contesto e appaiono come una banale trovata per concludere il discorso senza dare delle risposte. Non a caso, dopo aver parlato delle mancanze dell'università, conclude auspicando che si trovi il modo di spingere più persone a scegliere le facoltà utili. Ma quale dovrebbe essere, secondo lei, questo modo? Chiudere le facoltà inutili, cioè quelle umanistiche? E chi decide quali sono le facoltà utili o inutili? Lei? E non ricorra ancora al Ceps, sono certa che lo scopo della ricerca non fosse quello di avvalorare le sue tesi, ma solo di fornire dati utili sul piano economico, riguardo gli sbocchi occupazionali. Se ci sono persone che sognano di diventare insegnanti, o psicologi, o archeologi, disposte a vivere in un appartamentino in affitto pur di realizzare quel sogno, chi è lei per giudicarle o per decidere che il loro lavoro non è utile alla società? E chi è lei per alimentare questo antagonismo privo di senso fra studi umanistici e scientifici? Perché queste materie dovrebbero essere distinte piuttosto che complementari?

L'interrogativo che ho tristemente visto ignorare nei suoi articoli è: perché gli studenti non hanno tutti gli strumenti giusti per affrontare il loro futuro lavorativo e non vengono date loro tutte le possibilità di costruire quel futuro?

Forse, una prima soluzione (oltre alle eventuali migliorie da apportare a università e imprese) ai problemi d'occupazione potrebbe essere quella di riservare ogni impiego alle persone che hanno la preparazione appropriata.

Ad esempio, chi ha studiato economia che lavori da commercialista o in un'azienda o in qualsiasi altro settore attinente e chi ha studiato comunicazione o lettere diventi giornalista.

E se quello di diventare giornalista era il suo sogno, beh, direi che anche lei ha sogni assai poco convenienti.


Cordialmente.

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