“Se i graffiti cambiassero qualcosa sarebbero ritenuti illegali” (Banksy)

Sabato, 05 Settembre 2015 00:00
  

È lo street artist più famoso del mondo, provocatore, dissacrante, per molti un genio del marketing, per molti altri un artista dall’acuta e sottile ironia che prende di mira il pensiero dominante a cui la nostra società è continuamente sottoposta - bombardata da pubblicità e mass media - e lo deride apertamente, mostrandoci quanto esso sia in realtà vulnerabile e inconsistente.

Di lui non si sa nulla di certo, non se ne conosce il vero nome né il volto, si sa soltanto che è di Bristol e che ha esordito nei tardi anni ’90 spruzzando sui muri della città il suo nickname con la bomboletta, come le icone del writing statunitense, per poi approdare quasi del tutto alla tecnica dello stencil, poiché era diventato necessario eseguire le opere il più velocemente possibile a causa della rapidità con cui ormai interveniva la polizia.
Di recente ha fatto di nuovo parlare di sé per l’apertura di Dismaland, la sua mostra/parco giochi nell’Inghilterra occidentale ispirata a Disneyland, ma rivisitata quale gigantesca parodia della nostra società dei consumi.

Ma come e perché Banksy ha raggiunto tanta indiscutibile fama e attenzione?

 

Banksy vs Robbo

 

Nel mondo dei graffiti c’è una semplice regola da rispettare: non coprire mai la tag di un altro!
Quella tra Banksy e Robbo è stata definita la sfida all’ultimo sangue tra i graffiti e la street art, il duello tra due leggende che a colpi di stencil e vernice hanno ricoperto i muri di Londra.
Tutto nasce nel 1985, King Robbo era stato uno dei pochissimi a introdurre la cultura dei graffiti a Londra e la sua scritta “Robbo inc” su un muro del Regent’s Canal serviva a ricordare a tutti chi fosse il re indiscusso.

 

Foto 1

 

In effetti fu lasciata lì e rispettata per 25 anni, ma nel 2009 Banksy le dà un ritocchino, aggiungendo un operaio che ricopre la firma originale di Robbo con colla e fogli di carta.


Foto 2


È lo schiaffo col guanto. La dichiarazione di guerra.
La risposta di Robbo non si fa attendere e in modo chiaro riafferma che lui solo è il “King”.

 

Foto 3

 

La sfida è sempre più accesa, a Banksy bastano 3 lettere per dissacrare di nuovo un potere e Robbo e il suo team le cancellano pochi giorni dopo.


Foto 4

 

I riflettori dei media inglesi accendono entusiasti le loro luci sulla rivalità in atto e la fama di entrambi cresce in modo esponenziale.
Per quasi un anno il muro viene ridipinto totalmente di nero finché Banksy non lo riempie di nuovo ricreando un salottino. Ma il triste epilogo è vicino, Robbo ha avuto un incidente e resterà in coma per 2 anni. La sua morte nel 2014 metterà per sempre fine all’annosa sfida e Banksy ripristina a modo suo l’antica tag in omaggio al rispettato rivale, ricreandola in versione povera.


Foto 5

 

Foto 6

 

 

Banksy vs Art

Banksy comincia ad attirare la curiosità dei media internazionali e di un pubblico ancora più vasto con le sue provocazioni al mondo dell’arte: scrive sui gradini della Tate Gallery “Mind the crap” (Attenzione alle cazzate) e si infiltra indisturbato nei musei più prestigiosi per appendere le proprie opere provocatorie tra i dipinti esposti, sfuggendo a inservienti e guardiani.


Rivisitazione di Banksy de Le spigolatrici di Millet
Rivisitazione di Banksy de “Le spigolatrici” di Millet

 

Nel 2007 la Sotheby’s vende all’asta un pezzo di muro firmato da lui e Banksy commenta basito “Non riesco a credere che voi idioti compriate schifezze simili”.
Ciò che cerca di fare è stimolare la riflessione, ricordare al pubblico che l’arte dovrebbe essere democratica, far parte davvero della vita di ognuno, non essere riservata a una ristretta élite di indiscussi competenti che ne decidono le inesorabili sorti attraverso un mercato spesso pilotato, come quello di tanta arte contemporanea.
Quando il famoso critico d’arte Brian Sewell scrive di lui “È un pagliaccio completo e ciò che fa non ha nulla a che vedere con l’arte”, Banksy risponde “Caro Brian, mentre scrivi recensioni artistiche in cambio di somme imprecisate, cerca cortesemente di ricordarti quale elemento di questa equazione è il parassita”.

 

 

Banksy vs War

foto guerra

 

Più di una volta Banksy si è schierato con decisione contro la guerra e la violenza. A febbraio del 2015 pubblica sul suo account Instagram le foto dei graffiti che ha realizzato a Gaza e un video (alla fine dell’articolo) che comincia con un ironico invito a “scoprire una nuova destinazione”. Uno dei graffiti riproduce la foto di un gattino gigante col fiocco rosa. La provocazione è evidente e lo stesso Banksy ne spiega chiaramente il senso “Volevo mostrare la distruzione di Gaza mettendo foto sul mio sito, ma la gente su internet guarda solo foto di gattini”.

 

foto gaza


In un altro graffito l’artista scrive “Se ci laviamo le mani in un conflitto tra potenti e inermi, stiamo dalla parte dei potenti. Non siamo neutrali”.

 

 

Banksy a Napoli

 

Foto Napoli

 

È d’obbligo in un giornale come il nostro ricordare il passaggio di Banksy in Italia. Nel 2010 lo street artist viene a Napoli e in via Benedetto Croce riproduce con lo stencil l’opera scultorea del Bernini con l’estasi della Beata Ludovica Albertoni, aggiungendole accanto un panino, bibita e patatine fritte. Quest’opera è purtroppo stata danneggiata, ma resta in piazza Gerolomini, su via dei Tribunali, lo stencil con una figura in estasi che fissa una pistola.

 

Il video di Banksy a Gaza

Video

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