Diario del marito

Sabato, 26 Settembre 2015 00:00
  

 

Martedì 22 settembre 2015

Amore mio, sai che non sono avvezzo alla scrittura di diari, ma le lettere non si usano più e neanche credo che te ne spedirei alcuna; è già difficile per te essere partita di punto in bianco, senza alcun preavviso. Deve essere stato faticoso e stressante viaggiare in treno di notte attraversando l’Italia. Non hai avuto il tempo neanche di posare le valigie: sei andata a scuola, hai chiesto di lasciarle chissà dove e sei corsa in aula. I bambini ti avranno guardata con gli occhi curiosi dei ragazzini delle medie, ti avranno fatto qualche domanda e più di tutto avranno notato il tuo lieve accento napoletano.

Io da qui ho cercato di tranquillizzare Andrea e Marica, che non capivano come mai la loro mamma, il punto di riferimento da quando sono nati, preparasse i bagagli in fretta, con gli occhi spiritati, in un andirivieni tormentato. Oramai sono grandi per capire, ho spiegato loro che ti hanno chiamato per una supplenza ad Alessandria, gli ho mostrato dove si trova quella piccola città e ho fatto vedere loro la distanza da casa nostra all’albergo dove alloggerai stanotte. Andrea ha appiccicato le dita sullo schermo toccando i due punti, come a voler dire che in fondo non siamo così lontani.

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Ti immagino, amore mio, rannicchiata adesso tra le lenzuola estranee, tra quattro mura indifferenti, mentre sfogli le foto di noi che hai sul telefonino.

Sarai già abbastanza frastornata e malinconica, non mi ci metterò anche io con questa lettera a farti venire nostalgia di casa. Perciò la tengo per me, per sfogo, perché le lenzuola del nostro letto diventano ruvide se tu non ci sei.

Quando è arrivata la telefonata mi guardavi come se io fossi in grado di sentire cosa ti stessero dicendo dall’altra parte. Poi hai attaccato e mi hai detto “Domani devo trovarmi ad Alessandria”. “Ma come, così, all’improvviso?”

C’era poco tempo per continuare a fare domande: tu preparavi la valigia ed io mi attaccavo al portatile per trovarti un alloggio. Di rifiutare non se ne parlava neanche: due rifiuti e sei fuori. Fuori dall’insegnamento, il sogno di una vita, che il treno di questi tempi non passa due volte.

Così adesso sono qui, a scrivere affinché tu non possa mai leggere. Domani ci sentiremo ed io farò finta di nulla, proverò a mettere un sorriso nella mia voce, sperando che non mi tradisca un tremito.

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Che strani scherzi fa la vita, amore mio, che sistema sbilanciato ci tiene lontano: proprio oggi hanno chiamato mio cugino Antonio, quelle che vive a Torino. Insegnerà a Latina le tue stesse materie. Per i primi tempi alloggerà da noi, farà il pendolare, come avresti potuto fare tu che invece sei ad Alessandria, lontana chilometri, con i bimbi che chiedono di te ed il meteo che annuncia l’arrivo della neve.

 

Basato su una storia vera. La storia degli insegnanti di oggi, ostaggio della “Buona Scuola”.

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