"Rainbow Six: Siege"

Mercoledì, 07 Ottobre 2015 00:00
  

Come i più appassionati sanno, la closed beta di Rainbow Six, il titolo sviluppato da Ubisoft e creato da Tom Clancy, sta permettendo ad un numero ristretto (ma neanche troppo) di giocatori di provare quello che sarà il titolo del futuro per quanto riguarda il "guardie e ladri" che da un po' sembra aver ripreso piede, anche con titoli come Battlefield Hardline. Va detto che Rainbow Six se n'è sempre occupata, ma questa volta ha deciso di fare cambi sostanziali che non vanno trascurati.

 

5 contro 5, e fin qui nulla di strano, i giocatori devono disinnescare un ordigno o compiere altre missioni (che verranno poi spiegate nel gioco completo). Anche qui nulla di strano. Ma allora dove stanno le innovazioni? Nella strategia: se prima infatti era possibile fare "Rambo" in molti casi, e in altri titoli era addirittura consigliato, in Rainbow Six: Siege senza una tattica non si va avanti. Di più: non esistendo il concetto di "respawn" (i match sono incursioni di durata brevissima, come se si stesse simulando una vera irruzione della polizia in un covo di criminali) le persone percepiscono la propria morte come "definitiva" e ci pensano due volte prima di correre in giro.

 

Insomma, Rainbow Six ha introdotto quello che i giocatori di D&D sapevano da anni essere l'ingrediente di ogni suspense: il roleplay. Per una volta, infatti, è possibile calarsi appieno nei panni di un tutore della legge o di un criminale non solo perché l'accuratezza è ottima e gli operativi a disposizione sono molto realistici (e vari, dato il numero di forze speciali tra cui possiamo selezionarli), ma proprio perché sappiamo che se moriamo dovremo aspettare l'incursione successiva, come lo saprebbe un finanziere che sta per fare irruzione nella casa di un boss mafioso.

 

Rainbow Six 2

 

Detto questo, il gioco presenta alcuni difetti: nonostante le mappe siano distruttibili in ogni singolo briciolo di muro, infatti, sono piuttosto ridotte, e non è raro che i posti che presentano più coperture vengano scelti praticamente sempre, frustrando chiunque provi a cambiare anche solo di una virgola il gioco tramite un sistema "a tartaruga" che obbliga allo sfondamento, rendendo così monotone le partite. Di più: potrà capitarvi di fare autentiche partite "clone" in cui sarete appostati sempre dietro lo stesso riparo, con la stessa arma, aspettando gli stessi nemici. Per fortuna le tecniche con cui è possibile irrompere in una medesima stanza sono elevate, e di conseguenza se il punto di difesa è sempre lo stesso, la difesa in sé per sé è tutt'altro discorso.

 

In definitiva, Rainbow Six ha ancora qualcosa da migliorare ma, se lo farà, diventerà un titolo competitivo online di cui nessun giocatore (soprattutto chi gioca in compagnia) potrà privarsi.

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