Tra Classica e Jazz: il San carlo per San Gennaro

Lunedì, 12 Ottobre 2015 22:23
  

Si è conclusa venerdì sera, in un Duomo gremito, l'ultima serie di concerti dedicata a San Gennaro, che il Teatro San Carlo aveva inaugurato il 22 Settembre scorso. Che dire, se al San Carlo si è abituati ad assistere a sfilate di moda e imperituri scintillii, assolutamente legittimi, sia chiaro, questo tipo di programmazione ha visto unici protagonisti assoluti la grande musica e i talenti che il Nostro teatro sapientemente forma, oltre ad una straordinaria affluenza di pubblico, misto e caloroso che, per una volta, non brilla di luce propria: una platea forte e instancabile che ha affrontato repertori diversi in luoghi differenti, autori tra loro diametralmente opposti celebrati in sedi straordinarie, alla luce del sole o nell'oscurità della sera, al caldo e al freddo, non cedendo né all'afa di Settembre né al nubifragio che bagnava il Duomo venerdì sera. Si inaugurava il 22 settembre nella splendida Basilica del Museo Diocesano con un programma non particolarmente lontano dai temi già precedentemente affrontati sia da Mehta che da De Simone, un'intuìta e trasfigurata scelta tematica che va dalla sofferenza all'amore, alla vita, in un periodo in cui un teatro simbolo del suo popolo non potrebbe fare diversamente. La scenografia meravigliosa della chiesa del museo Diocesano riconduce l'immaginazione ai tempi martoriati della bellezza e della corruzione dell'arte..uno straordinario fascino quasi mistico generato dagli splendidi interni della basilica.. che mi trascina in un lunghissimo alternarsi di ricordi e di immagini evocate da quello splendore...dai piccoli monaci napoletani ai grandi porporati di un tempo fino al glorioso Te Deum del Barone Scarpia ed un ultimo, sfumato allestimento Scaligero del Rigoletto.. protagonisti di questa prima serata sono il giovane complesso d'archi Rotary Youth Chamber Orchestra e lo straordinario coro formato dalle voci bianche e dai SanCarliniClassic guidati da Stefania Rinaldi, che guida i complessi vocali e strumentali in un'approfondita scelta di musica sacra, introdotta da un intenso Ave Verum Corpus Mozartiano, seguito da un monumentale Gloria, eccelsa pagina sacra di Vivaldi. Il più grande esempio di musica ci è stato dato però da un'impeccabile esecuzione di parte dello Stabat Mater Pergolesiano: l'orchestra si misura con la partitura in modo espressivo, intenso, palpitante. L'emozione tradotta dagli archi è palpabile, e quella che è riconosciuta come una delle più sacre e caste delle partiture arriva a trasmettere un'accennata ma intensa scia di voluttà. Benissimo il coro di voci bianche, che stupisce ancora per la sua straordinaria vitalità artistica e tecnica. D'effetto gli “intermezzi” jazz a cui ormai tutti ci stiamo (per fortuna) abituando, parte integrante delle ordinarie esecuzioni dei Nostri cori, e sintomo di grande evoluzione artistica del San Carlo. A coronare la meravigliosa esecuzione del coro è l'impeccabile Sara Aluthdurage, a cui sono affidati gli assoli jazz, (e io mi auguro, una futura Carmencita al San Carlo). La sua voce stupisce per la setosità e la morbidezza, oltre al fascino timbrico innegabile e la sicura disinvoltura con cui snoda i ruvidi suoni. Ottima nel complesso questa prima parte delle celebrazioni, che vedono protagonisti il giorno seguente assieme ad una programmazione fusion tra grandi classici lirici e jazz, il coro dei Sancarlini guidati dall'energico Carlo Morelli, direttore di un'altra meravigliosa compagine corale del San Carlo. Eseguendo grandi pagine della musica, dagli Abba ad Augustìn Lara, passando per i Queen e Michael Jackson, i Sancarlini stupiscono per la loro sinergia e l'appasionata cura del dettaglio, in ogni passaggio vocale, in ogni gesto, in ogni parola. Il Maestro Pietro Borgonovo chiude al Duomo con il terzo evento questo apparato musicale costruito per celebrare il Santo Patrono di Napoli, dedicando a Pasquale Cafaro l'intero concerto celebrativo dei 300 anni dalla sua nascita; si parte con un Dixit Dominus in prima assoluta, magistralmente eseguito dall'orchestra e dal coro del San Carlo,che introduce una delle pagine musicali più interessanti del compositore pugliese, ovvero la cantata per la traslazione del sangue del glorioso martire San Gennaro, che riporta alla gloria un indiscusso protagonista della scuola settecentesca, assente dalle stagioni del San Carlo da quasi 250 anni. La cantata affascina per la sua duttilità, per la leggerezza con cui si trasforma, attraversando toni drammatici fino a trasformarsi talvolta in una danza. Meravigliosa nel complesso l'esecuzione dell'orchestra Sancarliana, che riporta finalmente al suo pubblico quel suono morbido e godurioso che affascinava le corti d'Europa nel settecento. Così tra una richiesta di bis e l'altra, uscendo dal Duomo assieme al “pubblico che non brilla”, instancabile e combattivo, non posso non godermi le splendide strade della mia città, ricca, d'ora in poi, di un'esperienza in più, di un po' di musica in più di cui poter vivere. 

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