Svetlana Zakharova al San Carlo: riflessioni sulla Carmen onirica

Venerdì, 16 Ottobre 2015 09:38
  

Quando un teatro apre le porte al suo pubblico, è forse consapevole di essere sul punto di trasformarsi. Ogni sua parte inizia a mutare rispetto ai bisogni degli spettatori...ciascuna sera spettatori diversi, con storie ed esperienze differenti e, perché no, gusti tra i più vari. E ogni parte della sala muta.. alcuni palchi diventano piccoli spazi d'intimità.. altri conservano la tradizione, ospitando lunghi ed accesi dibattiti, altri ancora, infine, rimangono vuoti. Mercoledì sera la sala del San Carlo si è trasformata, ancora; i palchi affollati hanno riportato l'antica atmosfera d'agitazione, di fremente irrequietezza caratteristica dei racconti delle vecchie glorie del pubblico Sancarliano, andata poi consumandosi nel tempo. E così, stracolmo di appassionati ed ammiratori della grande Diva del Bolshoi, il San Carlo ha accolto con un po' di nostalgia la seconda ed ultima replica di Carmen suite: protagonista l'ètoile Svetlana Zakharova, stella ormai di casa al San Carlo, dopo un favoloso Don Quixote e un recente bis di Giselle. Sperando ovviamente che vada integrandosi ad altri capolavori, questa trilogia si conclude con una terza protagonista, più affascinante e coinvolgente delle altre, ma anche più moderna , più vicina al pubblico che affolla il San Carlo. Siamo lontani dalla Carmen operistica, più sfrontata e apparentemente superficiale, lontani dalla Carmencita che cerca la libertà nella fuga e nel piacere. Carmen Suite è l'esatto contrario, svanisce l'immagine di goduria pacchiana e pesante che Carmen tende ad evocare. La Carmen moderna del Maestro Alonso è musa, più che zingara, del riscatto. Una Carmen matura e tuttavia tormentata, che danza in un'atmosfera onirica, rarefatta, in cui il popolo incombe come tribunale di una peccatrice che, in fondo, è sola. Sì, Carmen è sola e non si perde tra la gente perché, in fondo, lei non ne fa parte, persa com'è nel suo soliloquio. È una figura nuova, una sagoma che si staglia isolata in un'atmosfera di incubo e di tensione continua. L'orchestrazione va avanti imperterrita deformando la partitura originaria di Bizet, ingigantendo o minimizzando l'intensità dei suoni, in particolare delle percussioni, generando delle vere e proprie “smorfie” musicali. Che dire di questo impianto drammaturgico che si traduce più nell'atmosfera in sé che nella danza; difficile da commentare così come è difficile decifrare l'esecuzione di Svetlana Zakharova, senza cadere ovviamente nella scontatissima standing ovation critica. Che la Zakharova sia tecnicamente impeccabile non credo valga la pena di ricordarlo, la pelle d'oca viene anche solo ricordandola danzare. Tuttavia, conoscendo il suo modo di lavorare, è da chiarire qualche passaggio; infatti è lei stessa ad affermare di non sentirsi a suo agio immedesimandosi nelle grandi eroine della danza, (e ciò non spiega questa sua intramontabile perfezione, scenica prima che tecnica). Il Maestro Alonso modificò questa coreografia sul modello inimitabile proprio della Zakharova, e qui si rivela la chiave di lettura di questa esecuzione: la Zakharova è esecutrice-autrice della Sua opera, e quello che abbiamo visto in scena mercoledì sera rimane un esempio sensazionale non solo della sua artisticità ma anche della sua personalità che ha animato questa Carmen. Che sia inquietante, ammetto che forse nel complesso un po' lo è, ma quanto in confronto alle coreografie di Pina Bausch o della Keersmaeker? Inopportune osservazioni a parte, Carmen Suite è un passo subito dopo quello di Bizet nella comprensione di un personaggio così complicato come Carmen, e la Zakharova è l'unica artista in grado di dimostrarlo, essendone lei l'unica ideale interprete. Guardare Carmen Suite danzato da Svetlana Zakharova è un viaggio onirico, mistico, che conduce lo spettatore alla conoscenza di un universo inconscio, che Carmen stessa scopre scena dopo scena, durante la rappresentazione. È una complessa macchina, che non permette né giudizio né critica, né elogio né contestazione di alcun tipo, ma solo riflessione e meditazione. E così, calato il sipario, il trionfo a cui la Zakharova ci ha abituati da tempo è arrivato, il pubblico era sì, euforico, ma forse più silenzioso del solito, il trionfo era quello velato che si tributa solo alla Carmen onirica.

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