Feral Children, il mondo visto attraverso gli occhi dei bambini selvatici

Venerdì, 23 Ottobre 2015 00:00
  

Vi ricordate di Julia Fullerton-Batten? La fotografa tedesca del Purgatorio Cromatico per intenderci, che con la sua mostra Korea aveva dato il via alla rassegna VisionArea all’auditorium della conciliazione nella capitale. Torna adesso con Feral Children, una mostra dedicata interamente alla vita di bambini che hanno vissuto, letteralmente, allo stato brado, alcuni senza mai esser venuti a contatto con altri esseri umani, cresciuti in compagnia di animali, dai più innocui ai più pericolosi.

 

Nella sua mostra, che trae ispirazione da The Girl With no Name (una bambina cresciuta insieme ad un branco di scimmie), Julia Fullerton-Batten racconta scrupolosamente la vicende di 15 bambini ritrovati tra il 1731 fino al 2013. Variegate le storie e le vicende di questi piccoli, che o sono stati abbandonati dai genitori, o si sono persi nella giungla o, ancora, sono fuggiti in seguito ad abusi fisici e psicologici. La maggior parte di loro, dopo esser stati recuperati, non è riuscita a reintegrarsi nella società continuando ad avere atteggiamenti e comportamenti ferini. 

 

 

Osservando le immagini della fotografa tedesca, si scatena, nello spettatore, un turbinio di emozioni partendo dall’angoscia, passando per la pietà e la tenerezza e portando inevitabilmente a riflettere sull’oscurità della società odierna talmente frenetica e odiosa da spingere degli innocenti a trovare conforto e riparo tra le braccia di madre natura, cosi affascinante e talvolta così pericolosa, ma che rappresenta in extremis l’ unica salvezza per le loro vite indifese.

 

Iniziamo con:

Marina Chapman, Colombia, 1959. Rapita a soli 5 anni dal proprio villaggio fu abbandonata nella giungla, dove si unì ad un branco di scimmie cappuccino; era abituata a camminare a quattro zampe e si nutriva di bacche radici e banane. Qualche tempo dopo fu ritrovata da alcuni cacciatori che la riportarono alla civiltà per rivenderla ad un bordello; riuscì a fuggire vivendo per strada fin quando una famiglia "mal vista" la costrinse a fare la serva. Fu salvata, poi, da un vicino di casa che riuscì a farla adottare da sua figlia, a Bogotà. Diventata adulta si trasferì con la sua nuova famiglia in Inghilterra, dove attualmente risiede. Sposata, scrisse la storia della sua vita grazie a sua figlia più piccola, Vanessa, in un libro intitolato, appunto, The Girl With no Name.

 

Img 1 Marina Chapman Colombia 1959

 

Marie Angelique Memmie Le Blanc, Francia, 1731. Vissuta nei boschi francesi cibandosi di rane, uccelli, pesci e radici, quando venne ritrovata non aveva alcuna proprietà di linguaggio, grugniva, urlava, aveva le dita deformi, la pelle scura e lunghi artigli. Si racconta che la regina di Polonia durante una visita in Francia volle portare con se la ragazza ad una battuta di caccia: Marie rincorreva e uccideva le prede alla stessa velocità dei cani. Imparò a leggere e scrivere grazie all’interessamento di un mecenate diventò poi suora. In seguito ad un incidente dovuto alla caduta di una finestra, si ammalò e cadde in disgrazia (il suo mecenate da li a poco tempo morì). Trovò presto riparo sotto l’ala di un altro ricco signore. Madame Hecquet scrisse e pubblicò la storia della sua vita. Memmie morì ricca a Parigi alla veneranda età, per quei tempi, di 63 anni.

 

img 2 Marie Angelique Memmie Le Blanc la ragazza selvaggia di Champagne Francia 1731

 

Victor, Francia, 1797. Ritrovato all’età di 12 anni, non aveva la capacità di parlare. Il corpo era martoriato dalle cicatrici, probabilmente per i combattimenti con gli animali del bosco; aveva una forte resistenza al freddo, tanto che un biologo durante gli esami, cui lo sottoponeva, decise di testare la sua resistenza alle intemperie mandandolo nudo nella neve: Victor non mostrò alcun segno di sofferenza.Vani i tentativi di reinserirlo nella società e insegnargli a parlare; si stima che abbia vissuto nella foresta per almeno sette anni. Morì quarantenne in un istituto di Parigi.

 

img 3 Victor il bambino selvaggio di Aveyron Francia 1797

 

 

Lobo (la bambina lupo), Messico, 1845-1852Si sa molto poco di Lobo in realtà; dalle notizie certe che si hanno, è emerso che nell’1845 fu avvistata mentre, insieme ad un branco di lupi, cacciava un gregge di pecore. Fu catturata, ma la sua “prigionia” durò molto poco. Individuata nuovamente nel 1852 mentre prestava cure parentali a dei cuccioli di lupo, fuggì e di lei non si seppe più nulla.

 

img 4 Lobo la bambina lupo Messico 1845-1852

 

Il bimbo Leopardo, India, 1912. Non si sa come sia arrivato nella giungla, a soli due anni venne adottato da una femmina di leopardo. Circa tre anni dopo, durante una battuta di caccia, un cacciatore uccise la leopardessa trovando tre cuccioli e uno di loro era questo bambino. Riportato al villaggio, continuava a cacciare e a mangiare le prede crude, si esprimeva ringhiando e grugnendo, graffiava e mordeva. Le abitudini animali lo avevano seguito fin dentro la società degli uomini, tanto che correva a quattro zampe alla stessa velocità di un uomo in posizione eretta; le dita dei suoi piedi erano piegate a formare un angolo retto e le ginocchia erano ricoperte da spessi calli.

 

Img 5 Il bambino leopardo India 1912

 

Ma non voglio svelare altro, molte altre storie sono presenti nella galleria fotografica, alcune molto recenti, l’ultimo ritrovamento, infatti, risale al 2013.

Se volete saperne di più vi invito a fare un salto sul sito internet e guardarle tutte, con la speranza che, al di là della potenza di queste immagini, la visione dell’intero lavoro possa servire a far prendere coscienza e riflettere circa il fatto che i bambini andrebbero salvaguardati, che mai dovrebbero essere costretti a cercare una vita serena al di là delle mura domestiche e che mai dovrebbero trovarsi nella condizione di essere rifiutati, abusati, o peggio ancora essere abbandonati a se stessi.

 

http://www.juliafullerton-batten.com/small.htmlhttp://www.juliafullerton-batten.com/small.html

Ultima modifica il Venerdì, 23 Ottobre 2015 07:32
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