Il Bravo Figliolo

Martedì, 27 Ottobre 2015 14:16
  

Non poteva "finire bene".

 

E questo la sapevamo: dopo sette stagioni di delitti, tradimenti e atrocità assortite, non poteva essere altrimenti per Jax Teller. E dire che ci avevamo sperato, nelle stagioni precedenti, mentre il nostro faceva di tutto per riportare il club all'interno della legalità, scontrandosi non solo con le varie bande criminali, ma anche e soprattutto col patrigno Clay.

 

Già, Clay...

 

Per raccontare una buona storia, oltre ad un protagonista carismatico c'è bisogno di un altrettanto degno antagonista, e alzi la mano chi, verso la fine della sesta stagione, viste le intenzioni dell'IRA di puntare proprio su Clay per un nuovo business delle armi, non ha pensato a lui come antagonista della settima e ultima stagione?

 

E invece no, l'ideatore della serie, Kurt Sutter ci ha sorpresi con la morte dell'ultimo dei "First 9",

 

Clays death

 

e prima ancora di farcene rendere conto ha messo una montagna di carne a cuocere con l'assassinio di Tara, per mano di Gemma, in uno dei più bei season finale mai visti.

 

A quel punto la settima stagione non poteva che essere un attesa dello "scontro" finale, non più tra figliastro e patrigno ma tra madre e figlio: le bugie di Gemma (forse il miglior personaggio dell'intera serie, ma su di lei torneremo in un'altra occasione) hanno messo Jax in modalità berserker, trasformandolo ancora di più in «a criminal, and a killer.»

 

«Never hate your enemies: it affects your judgment.» diceva Vito Corleone al figlio Michael nel primo episodio della trilogia. Jax invece commette questo proprio errore, divenendo talmente cieco nella sua furia da non saper più distinguere i nemici dagli amici. In questo senso, il "punto di non ritorno", quello in cui le cose sfuggono ad ogni controllo è l'ottavo epiosdio, in cui uccide Jury. Le parole del vecchio motociclista pesano come macigni:«You had the chance to be somethin' good for this club. Something your old man always wanted, but you turned into everything he hated. You became the poison, the reason why he checked out.»

 

Si dice che un figlio che segua le orme del padre, prima o poi debba superarlo e portare quanto fatto dal genitore al livello successivo: è questo il momento esatto in cui la ricerca di identità di Jax termina. Egli, abbandonata qualunque idea di legalità smette di essere la carne e il sangue di J.T. per diventare quella di Clay, arrivando a toccare impeti di violenza inaspettati, dalle conseguenze inimmaginabili.

 

La conclusione del decimo episodio è, ancora una volta emblematica: ognuno dei protagonisti, abbandonandosi nelle braccia delle rispettive amate, sembra godere di un attimo di pace. Ma non è che la quiete che precede la proverbiale tempesta, dal momento che gli ultimi tre episodi, una vera e propria "miniserie" all'interno dell'ultima stagione, setteranno nuovi standard di follia. Non è tanto il matricidio in sé che colpisce nel dodicesimo episodio, ma il modo in cui si consuma: Gemma insiste sull'inevitabilità di un simile gesto e spinge il figlio ad andare fino in fondo, mentre la regia di Peter Weller insiste sull'apparente distacco di quest'ultimo.

 

Gemmass death

 

Ancora una volta Sutter ci ha spiazzati! Resta un ultimo episodio, un vero e proprio capolavoro, capace, in un prodotto che punta tutto sul realismo, di inserire elementi che realistici non sono (la Homeless Woman, che altri non è che Gesù in persona per ammissione dello stesso autore!) e l'ultimo inseguimento che si dilata quasi all'infinito con la polizia della California incapace di raggiungere la vecchia Knucklehead di JT.

 

Jaxs death

 

E mentre Jax, sereno come non mai, va incontro alla morte, si insinua il dubbio che forse abbia ucciso la madre solo per risparmiarle il dolore di sopravvivergli (sapeva infatti che l'assassinio di Jury non sarebbe passata sotto silenzio) e che gli ultimi, spietati delitti (Barosky e Marks) oltre che un modo per allontanare i figli dalla sua strada, siano anche il mezzo per rendere di nuovo Charming... Charming!

 

D'altronde, lo aveva promesso, no?

Vota questo articolo
(4 Voti)
Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.