A scuola di tedesco

Venerdì, 06 Novembre 2015 12:35
  

 

 

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Il loro modo di essere così fieri e imperturbabili ha generato un proverbiale accostamento per chi come loro si dimostrasse ligio al dovere, incorruttibile, impassibile e privo di qualsiasi forma di compassione dinanzi all’errore altrui. Sono i tedeschi, con la loro nazione al centro dell’Europa, che come una capitale compone e scompone i Paesi vicini e vorrebbe plasmarli a sua immagine e somiglianza. Il motore dell’Europa, come dicono altrove. Un motore truccato, a quanto pare.

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Popolo orgoglioso e unito, caduto durante le due grandi guerre dell’Europa Occidentale e rialzatosi – seppur con qualche sostegno esterno – con la massima collaborazione da parte di tutti, fino a tornare alla vetta del potere politico ed economico nel Vecchio Continente. Di certo con il loro modo di fare hanno dimostrato cosa può ottenere una nazione organizzata e determinata. Questo fino a pochi mesi fa, ovvero fino a quando lo scandalo Volkswagen ha sconvolto gli equilibri in gioco, smascherando un trucco ingegnoso che ha smosso l’ambiente e non ha riguardato solo la casa automobilistica in sé, ma anche la Germania, che ha mostrato anche lei di non essere infallibile, che non sono sempre e solo gli altri a dover fare qualcosa per mettersi al suo passo.

Ma non è tutto: in questi giorni un altro scandalo, forse ancora più grande e vergognoso, ha lasciato vacillare le certezze dei nostri amici mangiatori di würstel: i fondi neri usati per pagare chi di dovere e accaparrarsi la candidatura del mondiali di calcio 2006.

Facciamo un breve riassunto delle puntate precedenti per i meno informati, gli smemorati e quelli che hanno sempre troppo da fare.

1. CASO VOLKSWAGEN

In sé e per sé la messa in opera dell’imbroglio meriterebbe un premio di qualche tipo. Dopo l’inasprimento del regolamento in materia di emissioni nell’atmosfera di sostanza dannose all’uomo e alla natura, particolari restrizioni sono state imposte soprattutto riguardo i composti NOx, responsabili, tra le altre cose, di irritazione alle mucose, danni alla vegetazione e formazione di particolato atmosferico. Le emissioni, a seguito del nuovo regolamento, devono essere pari a zero. E così era per le auto Volkswagen. Eppure, prova su strada, i valori non rientravano. Fai il test, rifai il test e niente, i valori erano diversi da quanto dichiarato. Com’è possibile? E qui interviene il genio, che troppo spesso siede al fianco del diavolo: una centralina opportunamente modificata, nel momento in cui l’auto veniva posizionata su un banco da lavoro per il test e non su strada, modificava i parametri in uscita per farli rientrare nei limiti. E visto che i test di verifica si effettuano sui banchi da lavoro – dove girano solo le ruote di trazione – e non su strada – dove girano tutte e quattro le ruote – è bastato programmare la centralina in modo che se a muoversi erano solo le ruote di trazione poteva partire il programma che faceva registrare zero emissioni. Un test su strada, dunque, ha smascherato la trovata truffaldina.

Martin Winterkorn, amministratore delegato di Volkswagen, ci ha pure provato a far finta di niente e a dare la colpa a qualcun altro fingendosi indignato. Poi si è ricordato di non essere italiano e si è dimesso.

 

2. FONDI NERI MONDIALI 2006

Qui la notizia è un po’ più delicata ed entra a far parte delle illazioni in cui si rischia la diffamazione. Fatto sta che il settimanale tedesco Der Spiegel ha parlato  della creazione di un fondo nero di 6,7 milioni di euro usati per comprare quattro voti decisivi l’assegnazione dei mondiali 2006. L’accusa ha messo in allarme la Federcalcio tedesca che ha avviato un’inchiesta.

Franz Beckenbauer, a capo del comitato organizzatore all’epoca, ha smentito ogni possibilità che siano state pagate tangenti con la stessa disinvoltura con la quale i nostri politici si dichiarano innocenti e vittime della magistratura. Fatto sta che alla luce di queste illazioni, e a guardarsi indietro, fa riflettere che la vittoria fu di 12 voti a 11 contro il Sud Africa, con la sospetta astensione del neozelandese Charles Dempsey.

La faccenda è ancora incerta e si spera che le indagini non arenino in un silenzio forzato dai poteri forti.

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Queste due notizie, venute fuori a stretto giro di boa, hanno costretto la Germania ad abbassare un po’ la cresta, che da allora ha assunto agli occhi del mondo la stessa credibilità del padre che, mentre si accende una sigaretta, dice al figlio di non fumare.

Ad ogni modo i tedeschi hanno stile ed anche in questi casi ci si aspetta da loro un mea culpa che dalle nostre parti possiamo solo sognarci.

Vedremo come si evolverà la situazione. Per il momento, auf wiedersehen.

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