007: Spectre, per Craig un finale mescolato, non agitato a dovere

Sabato, 07 Novembre 2015 00:00
  

La chiusura del ciclo narrativo dello 007 interpretato da Daniel Craig è un evento senza dubbio da ricordare degnamente: dopo titoli eccelsi come Casinò Royale e Skyfall, gestiti da attori talentuosissimi che ci hanno regalato villains impeccabili (Mads Mikkelsen, Javier Bardem), anche Christopher Waltz si aggiunge al cast per regalare delle emozioni che solo un capitolo conclusivo può offrire. Ma non ci riesce.
Non ci riesce per due ordini di motivi: il primo attiene la narrazione, il secondo ha come base direttamente il “concetto di villain”. Faremo qui un’attenta disamina, che si manterrà il più possibile libera da spoiler, cercando di spiegare il fulcro di questi due tipi di problemi.
Dal punto di vista narrativo, non convince una trama basata su collegamenti estremamente labili della vita di Bond, con personaggi che faticano a restare nella mente dello spettatore e che vengono subito travolti da altri, più d’impatto ma automaticamente più insignificanti: uno su tutti Dave Bautista che, dopo un’apparizione iniziale che lo vede serio per circa tre microsecondi, si limiterà a distruggere qualsiasi cosa gli capiti a tiro, sia essa narrativa o fisica. Di più, non convince l’idea di usare due villain al posto di uno (chi ha visto anche solo mezzo frame con Andrew Scott sa che ha stampato in faccia “villain” forse anche più di Waltz), e forse non convince nemmeno il villain principale, Franz Oberhauser (Waltz, appunto). Spiegheremo perché nel prossimo punto: qui limitiamoci a dire che, se c’è stato bisogno di un villain secondario e di appellarsi addirittura a tutti i villain dei film precedenti (tutti, guarda caso, facenti parte di Spectre) allora forse qualcuno ha lavorato male.

Il secondo problema deriva dall’impostazione dei film precedenti: Le Chiffre era un genio calcolatore, che ci teneva a vincere ma riusciva ad essere pacato anche quando commetteva efferate torture, Silva era il male incarnato, il prodotto di una generazione di superagenti che doveva confrontarsi con il suo più feroce incubo ovvero la paura di essere abbandonati a se stessi. Ebbene, posti questi apici tecnici raggiunti nei primi film, cosa ci fa nel 2015 un villain che tortura bond con una macchina che sembra uscita da Star Trek, e così per gradire gli rivela cose assolutamente fuori luogo, non precedute praticamente da nulla nel film, e per di più inizia a fare i tipici giochetti mentali da quattro soldi del cattivo che vuole farti fare “la scelta”? Scelta peraltro scontatissima e resa in maniera del tutto anticlimatica.

Insomma, la figura che incarna Spectre esprime anche i difetti di questo film: non Waltz, intendiamoci, lui è magistrale in quello che fa, il problema è il personaggio che viene chiamato a fare: auto celebrativo, gongolante e ricco di cliché, per nulla al livello di quelli presentati fino a questo momento. Purtroppo, è d’uopo constatare, la chiusura del ciclo di Craig è ineccepibile dal punto di vista tecnico e artistico, ma la più temibile organizzazione di anti-intelligence del mondo non è altro che un giocattolo narrativo in mano ad un personaggio che, personalmente, mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Speriamo bene per il ciclo entrante, con Idris Elba.

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