Daniel Pennac: il paradiso ... dei lettori a Napoli

Mercoledì, 11 Novembre 2015 00:00
  

«L'uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun'altra, ma che nessun'altra potrebbe sostituire.»

 

Il più celebre lettore prima che scrittore, lunedì ci ha accolti e ha parlato a noi tutti nella grande sala 1 del cinema Modernissimo. Un incontro quasi improvvisato, un'affluenza di pubblico inaspettata, un pubblico più che disinvolto come ad un incontro tra amici. Lui, il lettore e lo scrittore, Daniel Pennac: un po' bambino, un po' pedagogo, un po' filosofo, ma pur sempre il grande Prof. di lettere, il prof. di generazioni di malcontenti lettori che, grazie a lui, oggi amano ciò che leggono, non limitandosi a guardare le pagine scorrere e i libri chiudersi e aprirsi.

Il pubblico non può non adorarlo, come si adora un vecchio prof. che da tempo non si vede più e che nel tempo si è imparato ad apprezzare, nonostante tutto. Ed è subito uno scambio incessabile di aneddoti, curiosità, domande e risposte reciproche, dialoghi anche lunghi o risposte serrate. Pennac parla di tutto, alterna il suo incontro tra i grandi passi dei suoi successi letterari e piccoli aneddoti familiari raccontati con la stessa straordinaria verve tipica dei suoi grandi racconti. Arriva a raccontarci del suo passato da professore e da studente di collegio, astuto e fuggitivo lettore di Cervantes, Dumas, Dostoevskij ... fino a trattare argomenti più caldi, come la vicenda di Erri De Luca, a suo avviso vittima della "metafora" del sabotaggio, o l'importanza della diversità nelle scuole e nella società.

 

E poi parla di Napoli, città che conserva tutta la sua straordinarietà nella lingua, nel dialetto che è la cosa che più lo stupisce: «ah se si potesse fotografare la luce di Napoli»- così esordisce sulla bella Partenope in un francese quasi recitato, straordinario. La cosa più bella che più di tutte ci colpisce di questo grande scrittore è la semplicità con cui affronta ogni tipo di confronto, e, in alcuni casi, anche rimprovero. Smonta certezze e aspettative con un che di rassicurante: «come diventare scrittori?Basta scrivere!» - ed è tutto ... che fine ha fatto il signor Malaussène? È morto investito da un Bus a Parigi. Perché il cane di Malaussène è epilettico? (Perché no?, ha detto) e spiega: perché possa capire in preda ad una crisi l'essenza vera dell'esistenza (straordinario ... anche questo!).

 

Un uomo che vive ancora nel sogno di quelle notti passate a leggere, alla luce di una torcia, i grandi capolavori della letteratura, ai tempi in cui leggere durante gli studi era proibito, eppure così meravigliosamente bello. Se la porta con sé, negli occhi, la magia di quegli anni.

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